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Buendias Books, un "nuovo-vecchio modo" per fare libri

Ad esempio proponendo una serie di mini-opere firmate da Anau, Castaldi, Monticone e Nero & Milla, oltre a un propositivo saggio di Massimo Tallone


12/11/2018

di Valentina Zirpoli


“Il nostro simbolo è una farfalla gialla, il primo insetto che si mostra non appena il gelo cala e le giornate si allungano”. È questo l’intrigante biglietto da visita con il quale si propone Buendia Books, una casa editrice indipendente che si dedica a un “nuovo-vecchio modo” di fare libri. Una realtà che è anche raffinato artigianato, manualità, creatività e labor limae; un marchio che si prende cura di ciascuna opera, dalla selezione allo sviluppo dell’idea-progetto fino alla sua realizzazione e alla relativa promozione. 
Buendia - aprendiamo dalle note editoriali - come “il colonnello Aureliano di Cent’anni di solitudine, ardito e dallo sguardo acceso e intenso, capace di guidare rivoluzioni, sopravvivere ad attentati e imboscate e, allo stesso tempo, di incantarsi al cospetto delle piccole cose e allo splendore di un pesciolino d’oro”. 
Una realtà radicata sul territorio piemontese, che punta alla valorizzazione degli autori che risiedono in zona, per seguirli da vicino e prendersi cura - con passione e rispetto - dei loro lavori. Ma anche una realtà capace di diversificare. Ad esempio puntando sui libretti mignon, all’insegna di tre giocosi riferimenti: la Fiaschetta (un formato snello per racconti da leggere in un sorso), il Vermouth (una storia forte e oscura) e il Novello (un testo inedito e contemporaneo). 
In tale ambito, offerti a un prezzo simbolico e nel formato 10,5x15, sono stati editi quattro lavori bonsai: Sotto l’ala di Lilith (pagg. 48) di Roberta Anau; Chiaro di luna (pagg. 24) di Andrea Castaldi, Drew (pagg. 32) di Andrea Monticone e L’ultima notte di Dragut (pagg. 52) di Nero & Milla, una coppia di autori interessati a recuperare personaggi storici e antiche tradizioni. 
Nella veste tradizionale è invece arrivato sugli scaffali Bartleby mi ha salvato la vita (pagg. 180, euro 14,00), un curioso saggio firmato da Massimo Tallone che si propone “alla stregua di un lungo, piacevolissimo bugiardino”. Un’opera nella quale l’autore consiglia di “leggere i classici della letteratura come istruzioni per l’uso utili alla propria vita, come rimedi per fronteggiare i disagi e i malesseri di nuova e antica data, come sollievo nel ritrovare in testi lontani esperienze comuni e soprattutto le soluzioni a molti problemi di oggi”. D’altra parte, secondo l’autore, la “lettura fornisce strumenti indispensabili alla vita quotidiana: perché, allora, farsi cogliere alla sprovvista da una emozione d’amore o da un furto in casa, quando si può arrivare già perfettamente preparati, grazie alle prescrizioni contenute in Madame Bovary e Nudi e crudi
Fermo restando che Bartleby mi ha salvato la vita non è solo un saggio. L’autore fornisce infatti diversi esempi pratici, mostrando come nella sua vita abbia risolto problemi, superato dolori e affrontato imprevisti. Chiedendo soccorso, di volta in volta, a un personaggio letterario, magari protagonista di un classico. D’altra parte come non ricordare che Bartleby era lo scrivano di Melville, uno dei tanti personaggi capaci di darci una mano nel nostro quotidiano? 
In che modo? Aiutandoci a ragionare meglio dal punto di vista pratico; ad affrontare le situazioni dalle loro angolature più interessanti. Ma anche a “sfuggire alle trappole che il destino ci mette sotto i piedi o a individuare il modo più saggio per far fronte ai problemi”. 
Il tutto a fronte di un’idea che ha radici antiche. Come ha tenuto a precisare lo stesso Tallone (nato a Fossano, nel Cuneese, anche se da chissà quanto tempo vive e lavora a Torino), l’aggancio di questo saggio risale al 1996, “quando suggerii a una amica di regalare al suo gelosissimo marito, al quale ovviamente teneva molto e non voleva quindi lasciarlo, La sonata a Kreutzer di Tolstoj. Lui lo lesse e cambiò atteggiamento”. 
Consigli che si sarebbero infoltiti nel tempo, sino ad accasarsi in una serie di corsi incentrati sulla lettura dei classici in termini di istruzioni di vita. E “gli appunti di quei corsi, organizzati e suddivisi per argomenti, sarebbero diventati il libro” del quale stiano parlando. Esempi pratici per fronteggiare i problemi attraverso spunti, pensieri ed esperienze vissute in amore, in famiglia, sul lavoro e nei rapporti con i figli adolescenti. “Perché la letteratura ci cura, ci tiene d’occhio, ci prende a braccetto, ci insegna qualcosa, ci indica una via, ci offre una risposta”. A patto che… 
Ricordiamo infine che la penna di Massimo Tallone non si è nutrita solo di saggi, ma anche di diversi romanzi. Fra i quali ricordiamo Il fantasma di Piazza Statuto, Il diavolo ai giardini Cavour, Piombo a Stupinigi, Veleni al Lingotto, Doppio inganno al Valentino nonché la fortunata serie dedicata al personaggio di Lola, scritta a quattro mani con il criminologo Biagio Fabrizio Carillo. Senza trascurare, ce ne stavamo dimenticando, il Dizionario ironico della cultura italiana edito dalla Utet. 
Collaboratore di Repubblica (sulle cui pagine ha ad esempio pubblicato Cardo e i Mille e Genius Loci, racconti composti rispettivamente da otto e nove puntate), è stato attivo cofondatore del collettivo ToriNoir. Inoltre - repetita iuvant - ha dato vita, in collaborazione con Desy Icardi, alla scuola di scrittura e comunicazione Facciamo la Lingua, scuola nella quale “confluiscono iniziative legate a corsi di scrittura umoristica, di giallo, di book therapy, di autobiografia, di ars oratoria, di public speaking, ma anche di ozio, di menzogna e di risata”. 
Corsi che, andando sul concreto, offrono le basi per affrontare la correzione di bozze e l’editing di opere letterarie, di saggi o di testi tecnici, mirando nel contempo a far sì “che i partecipanti siano in grado di individuare non soltanto eventuali refusi ed errori grammaticali e sintattici, ma anche le peculiarità che fanno la cifra stilistica di un testo”.

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