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C'è ancora vita nella terza età: non bisogna smettere di cercare la felicità

Costanza, la protagonista dell’ultimo romanzo di Lidia Ravera, ha un sogno: quello di rivivere l’età delle illusioni. Così decide di riunire gli amici di un tempo in un ex convento...


10/09/2018

di Tancredi Re


Costanza non è vecchia, ma presto lo sarà. Convinta che il terzo tempo sia da vivere pienamente, senza mai smettere di cercare la felicità, ne scrive con spirito battagliero in una rubrica. “Insegno malinconia positiva. Soffrire da vecchi è la regola. Soltanto i vecchi speciali ce la fanno. E i vecchi speciali sono quelli che stanno bene”. Quando eredita dal padre un austero ex convento a Civita di Bagnoregio (la frazione del centro in provincia di Viterbo nel Lazio, uno dei borghi più belli d’Italia, famosa per essere denominata la Città che muore) si lascia prendere da un progetto vagamente sconsiderato: radunare in quella casa bella e nuda, incastonata in un luogo simbolico che si sfalda lentamente, i compagni con cui giovanissima ha condiviso a Milano la vita e l’impegno politico, per ricreare una comune, una famiglia larga in cui spartire gli affanni e discutere del futuro perché un futuro c’è sempre, fino alla fine dei giochi. 
È un tentativo di tornare all’età delle illusioni, “la leggenda d’aver ragione che ha nutrito la nostra seconda infanzia”? Energica, accentratrice, un po’ egoista, Costanza è il magnete da cui tutti finiscono per essere catturati: gli amici di un tempo, con i loro dolori, le rivalse, i fallimenti; il compagno di una vita, Dom, che lei ha scelto di allontanare ma che la sorveglia con la tenacia di un’affettuosa sentinella; il figlio Matteo, che cova da grande distanza un suo carico di pena. Mentre tutti convergono su di lei, Costanza si sente soffocata dall’enormità del suo disegno. Riuscirà a portarlo a compimento? È proprio sicura di volerlo? E che cosa succederà? 
Dopo Piangi pure e Gli scaduti (anch’essi nel catalogo Bompiani), Lidia Ravera, dà alle stampe un altro romanzo, Il terzo tempo (Bompiani, pagg. 496, euro 19,00), un romanzo di pensiero e d’azione. L’autrice ci pone davanti a uno dei temi dell’età contemporanea: la longevità, ovvero l’aspettativa di vita che è andata crescendo nelle società sviluppate e ci permette di prolungare il tempo dalla nostra vita. 
“Oggi, rispetto alle generazioni precedenti, abbiamo davanti più tempo da vivere: a 65 anni se ne hanno in media altri 25” spiega l’autrice in una nota che accompagna la presentazione della sua ultima fatica letteraria. “La nostra aspettativa di vita è aumentata grazie alla scienza, all’attenzione per il fitness e l’alimentazione, inoltre la mia generazione è la prima a non aver provato sulla propria pelle nessuna guerra. Siamo cresciuti - osserva - negli anni del benessere, del boom economico. I decenni che abbiamo davanti sono un’intera vita in cui è possibile ridisegnare tutto”. 
Già, proprio come vuol fare la protagonista del romanzo. Combattiva, determinata, vogliosa di vivere pienamente e completamente la terza stagione della sua vita. Ma prima di farlo bisogna contrastare i pregiudizi e gli stereotipi presenti nella nostra società. “Gli stereotipi - spiega Ravera - sono il motivo per cui invecchiare fa paura. Ad esempio la presunta morte del potere di sedurre, inteso come capacità di creare relazioni, fare conoscenze. Sembra che i vecchi siano destinati a essere soli, depressi, tirchi, malati, vigliacchi… Invece è una stagione della vita che più o meno tutti si trovano ad affrontare”. 
E allora perché indietreggiare? Perché averne paura? “Non vedo perché si debba vivere la vecchiaia diversamente da ogni altro periodo dell’esistenza” riflette Ravera. “Io stesso vivo come trent’anni fa: esco la sera, vado a correre alla mattina tanto quanto facevo allora. Bisogna cambiare gli aggettivi che accompagnano la parola vecchio”. 
Nata a Torino, Lidia Ravera è una scrittrice prolifica e molto apprezzata. Ha raggiunto la notorietà nel 1976 con il romanzo d’esordio Porci con le ali, scritto a quattro mani con l’educatore e medico Marco Lombardo Radice (con lo pseudonimo di Antonia), il manifesto della generazione del Sessantotto. Con due milioni e mezzo di copie vendute nell’arco di trent’anni, Porci con le ali è stato uno dei best-seller italiani del Secondo dopoguerra. Lei che ha scritto complessivamente trentuno romanzi e due racconti, lavorando anche per il cinema, il teatro e la televisione. Ricordiamo infine che da Piangi pure è stato tratto lo spettacolo teatrale Nuda proprietà, per la regia di Emanuela Giordano.

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