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C'è un vecchio delitto nel presente del commissario Michele Balistreri

Roberto Costantini rimette in pista il suo collaudato personaggio, alle prese con un cold case che risale ai tempi dei mondiali di calcio del 1990. Facendo nuovamente centro


24/12/2018

di Valentina Zirpoli


Un gradito ritorno. Quello di Roberto Costantini, che per i tipi della Marsilio, il suo editore di riferimento (“Per me - tiene a precisare - un’azienda e una famiglia, l’ideale per lavorare bene”), propone ai lettori Da molto lontano (pagg. 600, euro 19,90), una nuova, intrigante indagine affidata al commissario Michele (detto Mike) Balistreri: il personaggio irrequieto e ribelle che ha contribuito al successo internazionale della “Trilogia del Male” (composta da Tu sei il male, Alle radici del male e Il male non dimentica), già pubblicata negli Stati Uniti e in altri undici Paesi europei. Storie, assieme ad altre due, che gli sono valse un Giorgio Scerbanenco per la miglior opera prima nel 2011, un Azzeccagarbugli al romanzo poliziesco nel 2012, il premio speciale Giorgio Scerbanenco quale migliore opera noir degli anni 2000, un Camaiore e infine un posto fra i finalisti del Bancarella 2016. 
In effetti la scrittura di Costantini è di quelle che lasciano il segno; che graffiano nel profondo senza quasi darlo a vedere; che danno voce a personaggi di spessore e umani al tempo stesso; che si addentrano fra le pieghe di una delinquenza strisciante in un ben definito contesto politico e sociale. E che, per dirla alla Jeffery Deaver, “tengono sulla corda i lettori dalla prima all’ultima pagina”. 
Il tutto visto - repetita iuvant - attraverso gli occhi di Balistreri, un poliziotto cinico e maschilista, incapace di superare la difficile giovinezza vissuta in Libia e di desiderare un futuro migliore. Lui pronto a indagare con occhio minoritario i mali italiani e a ironizzare anche su se stesso: “Tutte le sigarette (Gitanes), il whisky (Lagavulin), le donne di cui ho consumato il corpo e cancellato l’anima, non sono serviti né a seppellire il passato né a farmi desiderare un futuro”
Già, la Libia. La “vecchia casa” di Roberto Costantini, nato a Tripoli il 12 settembre 1952 (“In questa città i miei genitori lavoravano per il Ministero degli Esteri e lì sarei vissuto sino a 18 anni, senza più tornarci. In quanto ritengo sia meglio non sporcare gli ottimi ricordi”). Lui che si sarebbe laureato in Ingegneria in quel di Roma, dandosi a lungo da fare per società italiane e internazionali attive nel campo dell’impiantistica. Lui che avrebbe conseguito un master in Management Science a Stanford (California) per poi accasarsi come dirigente presso la Luiss Guido Carli di Roma, università dove peraltro insegna Business Administration. Un ruolo, quest’ultimo, che gli sta particolarmente a cuore, in quanto a suo dire “confrontarsi con i ragazzi è bellissimo”. 
Una ulteriore nota di merito, questa, per un autore tardivo quanto carismatico che, a dispetto delle sue 66 primavere, ama ancora darsi da fare, moderatamente, con il calcetto, il tennis e la corsa, oltre che con il bridge dove è il cervello più che le gambe a tenere banco. Fermo restando un felice rapporto con la famiglia. “Sono felicemente sposato, da una vita, con la stessa moglie, che mi ha regalato due figli, un maschio e una femmina. Vi sembra poco?”. Lui che vanta antiche letture nell’ambito della narrativa gialla e poliziesca, come ad esempio quelle di Raymond Chandler e Giorgio Scerbanenco, ma poco altro. Forse - viene da pensare - per non lasciarsi troppo influenzare. 
Un lungo quanto meritato preambolo, il nostro, per arrivare ai contenuti del romanzo Da molto lontano, che si avvale di un inaspettato incipit di poche righe che induce alla riflessione: “Il mare, quattrocento metri più sotto, si estende all’infinito, fino a confondersi col cielo nel riflesso abbagliante del sole. Loro due si tengono per mano. La voce: la vita ci aiuterà a dimenticare… Il pensiero: la morte ci aiuterà a dimenticare… Sono entrambi sinceri, la voce e il pensiero. Sinceri, ma inconciliabili”. 
Di fatto la storia proposta da Costantini si rifà a una nuova avventura del suo commissario Balistreri, il quale - dopo quarant’anni di onorata carriera e il meritato pensionamento - sa che è giusto occuparsi di un’ultima indagine, che si rifà a un caso irrisolto del suo passato. Un caso che risale all’estate del 1990 - mentre in Italia si giocavano i mondiali di calcio e facevano la loro comparsa i primi telefonini - quando il figlio di un ricco imprenditore romano e una ragazza sottomessa a un boss della camorra, sentimentalmente legati, fanno una brutta fine. 
A indagare viene chiamato uno svogliato commissario Balistreri, stretto fra affaristi e malavitosi, donne determinate o assetate di potere, un magistrato nordista e un collaboratore meridionale che litigano su tutto, pure sulle colpe dei napoletani nell’eliminazione degli azzurri da parte di Maradona. Di fatto sarà difficile trovare il bandolo della matassa di una storiaccia che si trasforma in un intrigo che sembra impossibile risolvere. Poi tutto precipita e alla fine un uomo viene arrestato e condannato. Ma sarà davvero lui il colpevole? 
Un salto in avanti nel tempo e arriviamo ai giorni nostri, quando il passato, a quasi trent’anni di distanza, si ripresenta con violenza: vengono infatti ritrovati, nella casa del padre del ragazzo orrendamente assassinato nel ‘90, due manichini che riproducono la scena del crimine di quella lontana notte. Non ci sono santi che tengano: Balistreri deve aiutare il suo storico vice Graziano Corvu, ora commissario in carica (supportato peraltro dalla giornalista Linda Nardi), a fare luce sull’accaduto. Anche perché il presunto colpevole di quel duplice omicidio è uscito di galera e minaccia vendetta, in quanto ritiene di essere stato ingiustamente condannato. 
Di fatto Balestrieri - segnato dalle cicatrici di una vita intensa quanto dolorosa - si troverà a dover rinverdire il caso, seppure a fronte di tanti omissis e non ricordo, mentre intorno a lui si scatena una lotta all’ultimo sangue fra donne e uomini del potere. Il tutto a fronte di un finale drammatico quanto inaspettato.

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