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Calcio: l'Italia dà i numeri. Milionari

L’arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juventus, mentre il Paese boccheggia, accolto con discutibili trionfalismi


11/07/2018

di Catone Assori


Siamo forse l’unica voce fuori dal coro. Ma non ci va di supportare la grancassa mediatica che ha accompagnato l’arrivo del calciatore portoghese Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro, meglio noto come Cristiano Ronaldo, alla corte della Juventus. Un grande atleta, certo, con cinque “palloni d’oro” al seguito, peraltro meritati e condivisi soltanto con un altro numero uno, l’argentino Lionel Messi. Ma anche, essendo nato il 5 febbraio 1985, con oltre 33 anni sulle spalle: che per un attaccante pesano come macigni. Eppure il club bianconero ha deciso di firmargli un contratto da favola, versando complessivamente 113 milioni di euro nelle casse del Real Madrid e riservandone all’atleta 31 netti (sì, avete capito bene, 31) per ognuna delle prossime quattro stagioni. 
Si è parlato dell’affare del secolo: i giornali hanno sproloquiato a destra e sinistra sull’arrivo di questa specie di salvatore della patria, mentre gli italiani del pallone (cioè quasi tutti) hanno dato i numeri per la gioia. Nemmeno fosse stato rimpolpato il loro conto in banca. Perché, se è vero come è vero che il Paese arranca, che la disoccupazione veleggia attorno all’undici per cento, che insomma bene e spesso non ci sono euro per sbarcare il lunario (si parla di quasi cinque milioni di poveri), è altrettanto vero che quando si tratta di calcio i quattrini - a furor di popolo - saltano sempre fuori. E nessuno a scandalizzarsi. 
Ma è allora morale una operazione di questo genere? Ha un senso buttare dalla finestra simili cifre? E cosa succederà quando il grande campione bianconero, e su questo la scommessa è aperta, se la dovrà vedere con i primi passi falsi, perché - statene certi - anche per lui le troppe stagioni finiranno per pesare? Insomma, è logico avallare un simile esborso di denaro? Riteniamo di no, in quanto l’esempio dovrebbe venire dall’alto. 
In altre parole sarebbe ora di finirla di pagare cifre da capogiro a dei ragazzotti viziati, troppo spesso senza arte né parte, oltretutto non sempre imparentati con il buon esempio. E che i mondiali russi, nel nostro caso, li hanno visti soltanto attraverso gli schermi dei loro televisori… 

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