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Calo della produzione industriale: l'Europa potrebbe salvarsi grazie all'Italia

Mentre l’industria tedesca fa segnare un -21%, a sorpresa il nostro Paese - secondo Bloomberg - si candiderebbe a locomotiva dell’Eurozona


15/04/2019

di Damiano Pignalosa


L’Italia, Paese di poeti, santi, navigatori e produttori industriali, sta riscrivendo la storia che vuole la Germania come traino dell’economia dell’eurozona forte di una capacità produttiva che tutti gli altri non riescono, o meglio, non riuscivano ad ottenere.
L’inversione del trend nasce dallo studio del quadro macro-economico complessivo dei primi mesi del 2019 che evidenzia un rallentamento molto serio in atto. A fronte di consumi stabili o in lieve crescita, il problema riguarda principalmente la caduta dell'export dell'Eurozona verso il resto del mondo. Questo dato ha forti ripercussioni in economie come quella tedesca, dove il 47% del Pil è ottenuto proprio dalle esportazioni e la diminuzione di questo fattore incide significativamente sulla produzione industriale. La flessione dell’export dell'Eurozona negli ultimi 15 mesi è considerevole, soprattutto se si paragona al picco positivo di fine 2017, mentre ad oggi il valore in Euro delle esportazioni è sceso di oltre l'8%, un calo mai più registrato dai tempi della crisi del 2008-2009.
Questa ferita si sta allargando su tutti i fronti e se da una parte l'impatto maggiore è dato dalla riduzione delle importazioni di Usa, Canada e Messico, bisogna far notare come il calo si è avvertito anche nelle nazioni appartenerti all’Unione Europea  ma che non utilizzano l’euro come moneta nazionale (Bulgaria, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Ungheria) ai quali si aggiunge il declino osservato nei Paesi europei al di fuori dell'UE (Svizzera, Russia, Turchia, Ucraina e Norvegia). Una vera e propria ecatombe, con l’ultimo baluardo individuato proprio nella Cina che continua ad essere uno dei partner più attivi sul fronte importazioni Made in Ue.
In questo bagno di sangue, il Paese più attivo che sta cercando di invertire questo trend è proprio l’Italia. L’industria italiana si candiderebbe a sorpresa a fare da locomotiva che traina l’aumento della produzione industriale dell’Eurozona nel primo trimestre del 2019. A calcolarlo è l’agenzia Bloomberg, che ha rielaborato i dati Eurostat sui primi due mesi dell’anno tenendo conto del peso di ogni Paese sulla produzione totale dell’area e ipotizzando un trascinamento anche su marzo. La Penisola risulta prima con un contributo del 35,7%, seguita da Francia (32,2%) e Spagna (18%). Maglia nera la Germania, con un meno 21%. Parliamoci chiaro, questo è un primo segnale di ripresa che indica la strada giusta, ma il terreno da recuperare è ancora tanto, infatti nonostante la recente ripresa, la produzione industriale italiana rimane inferiore del 17% rispetto al picco pre-crisi del 2007, mentre la Germania è sopra del 7%. Questo calo europeo accende non pochi campanelli di allarme. Senza alcun dubbio si riporta sul tavolo delle discussioni uno dei principali problemi che finora è stato largamente ignorato: la ripresa dei consumi interni. Sono decenni ormai che l’unico obiettivo europeo è stato quello di incrementare a dismisura le esportazioni, trascurando allo stesso tempo i consumi di ogni nazione, cosa che ha portato inevitabilmente ad un impoverimento generalizzato di tutti i cittadini dell’eurozona. Se il popolo non può spendere non compra e in una società basata sul consumismo, se i consumi interni sono ai minimi storici, un calo delle esportazioni può avere degli effetti catastrofici, proprio perché la flessione non viene controbilanciata dalla richiesta dei propri cittadini. L’aumento incontrollato delle tassazioni e una stagnazione dei salari, ha portato ad un blocco che può essere abbattuto solo tramite una vera riforma fiscale improntata a dare al popolo europeo quel potere d’acquisto che nella maggioranza delle nazioni si è perso.
Europa non vuol dire soltanto sottostare ai dettami imposti dalla BCE, ma dovrebbe rappresentare un unione di intenti utili a raggiungere degli obiettivi comuni come quello del risanamento economico di tutta l’eurozona. Dalle prossime elezioni europea ci aspettiamo tutti un’inversione di tendenza che porti al centro del dibattito il cittadino e non gli affari di quart’ordine che hanno riempito senza limiti i nostri istituti di credito di strumenti finanziari deteriorati improntati al guadagno di pochi a discapito di molti. In questa ipotetica rinascita, l’Italia deve assumere un ruolo da protagonista riprendendosi il palcoscenico che si merita e dando in cambio tutto il supporto e la conoscenza possibile per ristabilire un equilibrio smarrito che ci sta portando senza alcun dubbio in un punto di non ritorno. Guardiamo avanti, il futuro è nostro…

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