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Campagna elettorale, il gioco dei partiti che vogliono abolire e non costruire

Di fatto è una rincorsa a chi la spara più grossa. Lo scopo? Acchiappare gli indecisi, l'ago della bilancia


15/01/2018

di Artemisia


Un tempo la politica prometteva di costruire un futuro migliore e la campagna elettorale era centrata sulle proposte di riforma. Ora a poco più di un mese dal voto, la parola d’ordine è “abolire”. I partito fanno a gara a enunciare le misure che vorrebbero eliminare. C’è chi (La Lega) vuole cancellare il jobs act e l’obbligatorietà dei vaccini e la legge Fornero sulle pensioni e chi come i 5Stelle non si limitano ad annunciare di voler abolire spesometro, split payment e redditometro ma rincarano la dose lanciando un progetto di abolizione di 400 leggi. Matteo Renzi, vorrebbe addirittura fare a meno del canone Rai mentre LeU di Grasso propone di eliminare le tasse universitarie. 
Non finisce qui. C’è chi, è il caso di Berlusconi, prima tira il sasso è poi ritrae la mano; dopo aver detto di voler abolire il jobs act poi nega di averlo mai annunciato. Di Maio, candidato premier dei 5Stelle, a Porta a Porta ha fatto una rapida marcia indietro sull’uscita dall’Euro. La moneta unica va bene, ha detto, al massimo, come ultima istanza, ma proprio come ultima spiaggia, si può considerare un referendum. 
È una rincorsa a chi la spara più grossa, non solo senza alcuna considerazione della copertura finanziaria che questi colpi di spugna necessiterebbero, ma anche senza avanzare alternative. 
Gli elettori, stanchi di questa giostra, hanno creato un hashtag su Twitter #AbolisceQualcosa, una parodia sulle bufale dei politici. 
Nella gara elettorale ad acchiappare gli indecisi, vero ago della bilancia di questo voto, i partiti non si curano di pesare le loro esternazioni. 
La cancellazione del job act, ad esempio, comporterebbe la fine degli incentivi alle aziende per le assunzioni. L’abolizione della legge Fornero andrebbe a creare un buco nelle bilancio pubblico di un punto di pil, pari a 17 miliardi di euro l’anno nel prossimo decennio, con un picco nel 2020 di 23 miliardi. Mancato gettito che in qualche modo bisognerebbe colmare me nessuno dice ancora come. 
Il leader della Lega, Matteo Salvini, si limita a urlare che gli “ipotetici 20 miliardi di costo, significano consumi, acquisti, spese e tasse che i pensionati mettono in circolo”. E poi in pieno delirio demagogico sottolinea a Berlusconi che lo ha invitato alla ragionevolezza che “se ci sono altri Berlusconi che vogliono lavorare fino a 91 anni, va bene, ma tu dopo 41 anni di lavoro hai maturato il sacrosanto diritto di riavere i tuoi soldi. A chi dice non ci sono le coperture, rispondo che sono soldi dagli italiani”. 
Quanto alla obbligatorietà dei vaccini sancita per legge come condizione per iscriversi a asilo, elementari, medie e biennio delle superiori, Salvini rilancia che “la maggioranza dei Paesi europei non ha vaccini obbligatori, siamo l'unico Paese che ne ha dieci. Io sono a favore di una scelta ragionata e responsabile". In proposito cita ad esempio il Veneto, Salvini, "dove la persuasione dà un risultato più alto che nelle regioni dove sussiste un obbligo formale". 
Tutti però si guardano bene dal dire che a prescindere da chi governerà, già prima dell’estate si aprirà il confronto con Bruxelles per circa 4 miliardi di correzione e che nella prossima legge di Bilancio una decina di miliardi dovranno essere recuperati per impedire l’aumento dell’Iva previsto dalle clausole di salvaguardia.

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