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Capalbio: una "piccola Atene" ricca di suggestioni


28/05/2018

di Valentina Zirpoli


A pochi chilometri dal Mar Tirreno e dal Monte Argentario, al confine tra Toscana e Lazio, sorge la cittadina medioevale di Capalbio (GR), conosciuta anche come la piccola Atene per l'importanza storico-artistica assunta in epoca rinascimentale e per il contesto ambientale in cui si trova, racchiusa quasi completamente da una cinta muraria da dove si può ammirare un panorama spettacolare che abbraccia la Maremma intera, scendendo fino alla pianura, oltre alle meravigliose pinete e il mare.

Il Castello  

La storia di Capalbio è strettamente collegata alla storia del suo Castello, appartenente alla donazione all'Abbazia dei Santi Anastasio e Vincenzo alle tre fontane già nell’805 da parte di Carlo Magno. Vive un periodo fiorente fino a quando, dopo il 1555, le condizioni economiche subiscono una stasi a causa di diversi fattori tra cui l’insalubrità delle zone paludose. Dopo la seconda guerra d’indipendenza, Capalbio passerà al Regno d’Italia. 
Il castello di Capalbio viene costruito dal XII secolo per conto degli Aldobrandeschi, posizionata su un’altura sulla città fino all’Argentario. Possiede due cinte di mura; la prima, più antica e datata al 100 d.C. circa, la seconda, che ha reso il castello ancora più impenetrabile, è successiva. All’interno, tuttora visitabile, vi sono ampi saloni da visitare. Inoltre, è possibile accedere anche alla torre, che caratterizza il panorama di Capalbio. 
L’interno risulta abbastanza spoglio ma alcune sale sono finemente decorate; il pezzo pregiato è indubbiamente il pianoforte che suonava Giacomo Puccini durante i suoi soggiorni a Capalbio. Si può salire fin sulla terrazza della torre, da cui si ammira un panorama meraviglioso che spazia a 360° sulle colline circostanti fino al mare. È sede di eventi e mostre.


Pieve di San Nicola  

Uno dei monumenti simbolo di Capalbio è rappresentato dalla chiesa, o meglio, dalla Pieve di San Nicola, ubicata in una delle piazze principali alla quale si accede attraverso la Porta Senese. 
La Pieve di San Nicola sorge nella piazza principale di Capalbio, nell’area più antica del paese. 
La chiesa, costruita in stile romanico, risale al XII secolo ed ha nel campanile la parte più antica dell’edificio. 
La Pieve deve molto della sua bellezza agli affreschi quattrocenteschi di scuola umbra e senese perfettamente conservati al suo interno.

Lago di Burano 

Il Lago di Burano sorge all'interno della Riserva, istituita nel 1967 dal WWF per dar riposo agli uccelli migratori. Il lago ospita numerose di pesci ed uccelli acquatici ed è circondato da una folta macchia mediterranea. 
La Riserva copre una superficie di 410 ettari di cui 140 occupati dal lago. Si tratta di un lago salmastro costiero, lungo circa 3 km e separato dal mare da un doppio cordone di dune sabbiose. 
Sul lago "vigila" la Torre di Buranaccio, una fortificazione realizzata al tempo dello Stato dei Presidi (metà del XVI sec.). La struttura della fortificazione è simile alla fortezza di Porto Santo Stefano: tozza, quadrata con coronamento di mensoloni. Rientrante nel progetto di fortificazione dello Stato dei Presidi, fu realizzata dagli spagnoli intorno al 1600. La torre è visitabile in rare occasioni come ad esempio la festa delle Oasi, quando i proprietari concedono i permessi alle escursioni del WWF.


Il Giardino dei Tarocchi

 Il Giardino dei Tarocchi è un parco esoterico situato sulla collina di Garavicchio, realizzato da Niki de Saint Phalle. 
Nel Giardino dei Tarocchi sono collocate ciclopiche sculture alte dai 12 ai 15 metri dedicate ai simboli dei tarocchi, un mondo tra sogno e realtà in cui sono raffigurati i 22 arcani maggiori. 
Il giardino è un vero e proprio museo a cielo aperto, perfettamente inserito nel paesaggio collinare della Maremma, un parco di eccezionale fascino, unico al mondo, uno degli esempi d'arte ambientale più importanti d'Italia. 
Niki de Saint Phalle ha lavorato alla realizzazione del giardino dal 1979 e l'apertura al pubblico è avvenuta il 15 maggio 1998. 
Per volontà dell'artista, nel Giardino dei Tarocchi non si eseguono visite guidate per lasciare all'interpretazione dei visitatori. 
Seguendo l'ispirazione avuta durante la visita al Parque Guell di Antoni Gaudí a Barcellona, poi rafforzata dalla visita al giardino di Bomarzo, Niki de Saint Phalle iniziò la costruzione del Giardino dei Tarocchi nel 1979. 
Identificando nel Giardino il sogno magico e spirituale della sua vita, Niki de Saint Phalle si è dedicata alla costruzione delle ventidue imponenti figure in acciaio e cemento ricoperte di vetri, specchi e ceramiche colorate, per più di diciassette anni, affiancata, oltre che da diversi operai specializzati, da un'équipe di nomi famosi dell'arte contemporanea come Rico Weber, Sepp Imhof, Paul Wiedmer, Dok van Winsen, Pierre Marie ed Isabelle Le Jeune, Alan Davie, Marina Karella e soprattutto dal marito Jean Tinguely, scomparso nel 1991, che ha creato le strutture metalliche delle enormi sculture e ne ha integrate alcune con le sue mécaniques, assemblaggi semoventi di elementi meccanici in ferro. 
All'opera hanno collaborato anche Ricardo Menon, amico ed assistente personale di Niki de Saint Phalle, e Venera Finocchiaro, ceramista romana; le sculture più piccole del Giardino (la Temperanza, gli Innamorati, Il Mondo, l'Eremita, l'Oracolo, la Morte e l'Appeso), realizzate a Parigi con l'aiuto di Marco Zitelli, sono state poi prodotte in poliestere da Robert, Gerard e Olivier Haligon. L'architetto ticinese Mario Botta, in collaborazione con l'architetto grossetano Roberto Aureli, ha disegnato il padiglione di ingresso, uno spesso muro di recinzione con una sola grande apertura circolare al centro, pensato come una soglia che divida nettamente il Giardino dalla realtà quotidiana. 
Terminato solo nell'estate del 1996, la realizzazione del Giardino ha comportato, oltre ad un enorme lavoro di impianto, una spesa di circa 10 miliardi di lire interamente autofinanziati dall'autrice. Nel 1997 Niki de Saint Phalle ha costituito la Fondazione Il Giardino dei Tarocchi il cui scopo è quello di preservare e mantenere l'opera realizzata dalla scultrice. Il 15 maggio 1998 il Giardino dei Tarocchi è stato aperto al pubblico. Visitando il parco si nota che non sono stati terminati alcuni interventi e che una statua è incompiuta, a causa della malattia respiratoria che uccise l'artista nel 2002 e il cui volere era quello di non completare le parti che lei stessa non aveva realizzato.


Tomba del Brigante Tiburzi  

Nel piccolo cimitero di Capalbio si trova la tomba del più famoso brigante maremmano: Domenico Tiburzi morto nel 1896 e sulla sepoltura del quale si narra una leggenda. Per dettagli: il brigante Tiburzi. 
Il Brigante Tiburzi era amato dalla popolazione poiché intendeva difendere la giustizia dai soprusi dei grandi proprietari terrieri. Morì durante uno scontro a fuoco con i carabinieri, avvenuto nella notte tra il 23 ed il 24 ottobre del 1896. La sua tomba si trova nel cimitero di Capalbio ma la sepoltura del brigante è avvolta dalla leggenda. Pare infatti che l'allora parroco di Capalbio, si rifiutasse di far seppellire il brigante nel cimitero, poiché lo riteneva un criminale senza Dio. Di diverso parere tuttavia era la popolazione di Capalbio, che aveva visto nel brigante Tiburzi un paladino della povera gente, un brigante che rubava ai ricchi per donare ai poveri. La disputa si risolse con un compromesso: il corpo di Tiburzi venne seppellito dove c'era il cancello d'entrata e quindi al confine del cimitero, per metà dentro e per metà fuori e senza nessuna croce ne lapide. 
Oggi si sono perse le tracce del cancello originario, ma il cimitero di Capalbio con il trascorrere degli anni si è ingrandito ed il corpo del Tiburzi, oggi, si trova totalmente in terra consacrata, così dopo aver ricevuto l’assoluzione dal popolo è stato il tempo a decretarne l’assoluzione completa. La targa in legno che ne ricorda la data di nascita e di morte, è posta sull'antica colonna romana dove, dopo la sua morte, il brigante venne legato e fotografato. Sono tantissimi i ristoranti della Maremma che espongono questa foto.


Fonti: 
www.paesionline.it 
www.tuttomaremma.com 
http://www.capalbio.it/ 
http://www.comune.capalbio.gr.it/

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