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Casa, dolce casa: la rinascita italiana passa dall’immobiliare

Il fatturato delle attività dei servizi collegati al settore è arrivato a quota 41 miliardi nel 2018, con le compravendite che si sono attestate sulle 560.000 unità, per un valore di circa 120 miliardi di euro


04/11/2019

di Damiano Pignalosa


Casa dolce casa, croce e delizia degli investimenti italiani. Nonostante siano in aumento teorie sempre più contrastanti tra l’acquisto di un immobile prevalentemente attraverso un mutuo a venti o trent’anni e l’uso dello stesso passando una vita in affitto, quest’oggi ci soffermeremo su tutta la filiera immobiliare che, ancora una volta, traina miliardi di euro sulla locomotiva del manifatturiero.
Nei cinque principali Paesi europei il fatturato di questo settore è stimato in circa 380 miliardi, con la Germania che si conferma il mercato più importante. Le aree coinvolte sono molteplici: dalla progettazione alla costruzione, senza dimenticare ovviamente la vendita. Un circuito che dà lavoro a circa mezzo miliardo di persone che, nonostante la crisi, ha superato parte dell’appannamento avuto post 2008 ed è tornato a crescere anche se in modo non omogeneo.
Come si è detto, è la Germania il primo Paese in termini di fatturato; seguono Francia e, solo in terza posizione, l’Italia, che dal canto suo ha limitato la forte espansione a livello costruttivo iniziando a dar voce alla parte dedicata alle ristrutturazioni, soprattutto alla luce dello stock abitativo italiano, che risulta essere obsoleto e bisognoso di interventi utili a preservare la sicurezza e l’ammodernamento richiesto dall’avanzamento dei tempi.
Il fatturato delle attività dei servizi immobiliari in Italia è arrivato a quota 41 miliardi di euro nel 2018, con le compravendite che si attestano circa sulle 560.000 unità, per un valore totale pari a 120 miliardi di euro. Nonostante si parli di cifre veramente importanti, un grido di aiuto viene lanciato proprio dagli addetti ai lavori. Sempre di più architetti, imprese edili e agenzie immobiliari non riescono a creare quei margini che permettono di raggiungere una giusta e fruttuosa longevità lavorativa e se da una parte le nuove tecnologie come rendering fotografico e visori VR per la realtà aumentata hanno dato una mano a ridurre i costi incrementando la qualità dell’offerta al pubblico, dall’altra il ritorno economico si è ulteriormente abbassato con tassazione che soprattutto per le partite iva e le imprese non accenna a scendere soffocando il settore principe del mercato italiano.
Il primo aspetto da sottolineare riguarda la valenza stessa di un immobile. All’interno di esso ritroviamo sia tutti i servizi come la progettazione, la costruzione e la vendita, sia l’intero comparto manifatturiero di cui l’Italia è tanto ricca. Dalle cucine ai bagni, dai pavimenti al mobilio, senza dimenticare infissi, impianti e oggetti di ogni tipo. In quelle quattro mura ritroviamo una ricchezza enorme che se ben veicolata potrebbe far ripartire l’intero Paese. Ancora una volta sono gli immobili a dettare la strada giusta per la ripresa abbracciando l’economia reale e distanziandosi sempre più dai più subdoli giochini finanziari.
In un Paese fatto di professionalità e passione per il lavoro, con il supporto incredibile che può fornire l’intera industria manifatturiera del Made in Italy, è incredibile pensare di non puntare a piè pari verso questa direzione. Per far questo, senza dubbio devono aumentare le prospettive di lavoro e di guadagno dell’intera popolazione, con gli istituti bancari chiamati a esprimere il loro meglio nei confronti dei cittadini e delle imprese.
Nascondersi dietro tassi di interesse troppo bassi non può essere una scusante, perché se da un lato per le banche non è più conveniente prestar denaro, dall’altro non possono pretendere che chi crea veramente ricchezza nel Paese come l’economia reale possa sopperire da sola a delle mancanze acuite in gran parte proprio dalle decisioni scellerate di buona parte degli istituti di credito. Una riflessione e delle azioni correttive devono essere intraprese il prima possibile, perché dalla rinascita immobiliare passa la rinascita dell’Italia intera…   

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