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Cessione di alcune testate del Gruppo Gedi: per i sindacati libera imprenditoria sì, ma non sulle spalle dei giornalisti

Intanto John Elcan sembrerebbe mirare all’acquisto del Sole 24 Ore


02/10/2020

La Federazione nazionale della Stampa italiana e le Associazioni regionali della Stampa di Emilia Romagna e Toscana esprimono preoccupazione per le voci insistenti di cessione da parte del Gruppo Gedi delle Gazzette di Modena e Reggio Emilia, della Nuova Ferrara e del Tirreno di Livorno. Ferme restando la libertà d’impresa e le regole del libero mercato, la vendita di testate giornalistiche richiede sempre una particolare accortezza nella valutazione dei progetti industriali, della solidità imprenditoriale e dell’affidabilità dei compratori. Oltre ai posti di lavoro, sono infatti in gioco l’informazione, bene pubblico essenziale e costituzionalmente garantito, e il ruolo fondamentale dei giornali per la crescita dell’opinione pubblica e delle comunità di cittadini. 
Per queste ragioni, il sindacato dei giornalisti, in tutte le sue articolazioni, seguirà da vicino l’evolversi della trattativa, assicurando ai colleghi l’assistenza necessaria. L’auspicio è che il Gruppo Gedi valuti tutti gli aspetti - a cominciare dalla serietà degli interlocutori - e le ricadute di un’eventuale cessione, evitando che un’operazione di questa portata si traduca in un ridimensionamento delle testate interessate e in tagli indiscriminati all’occupazione. 
Confidando in un ripensamento, anche alla luce del radicamento delle testate sui territori di riferimento e del patrimonio di professionalità di cui sono dotate, l’augurio è che il Gruppo Gedi eviti ai giornalisti e ai lavoratori dei giornali al centro della trattativa il destino tragico toccato alla Città di Salerno, la cui cessione è stata la premessa - peraltro prevedibile - per l’umiliazione di solide professionalità e la distruzione di occupazione. 
Intanto - riprendiamo da Professione Reporter - John Elkann avrebbe in testa una fisionomia ben precisa per il gruppo Gedi di cui è presidente. In altre parole starebbe provvedendo alla sistemazione di alcuni dei quotidiani locali che aveva acquisito assieme a Repubblica. Ma questa sistemazione sarebbe funzionale a una preda più ambita, Il Sole 24 ore, quotidiano della Confindustria, che alla Confindustria, negli ultimi tempi, ha riservato più grane che soddisfazioni. 
Ma andiamo con ordine. Subito dopo il perfezionamento da parte di Elkann dell’acquisto di Gedi con Repubblica, Espresso, Stampa, Secolo XIX e 13 testate locali, vennero alla luce alcuni potenziali acquirenti proprio di alcune di queste testate locali, ex Finegil. Elkann e i suoi manager si sono prima dedicati ai pezzi grossi, Repubblica e Stampa, con le nuove direzioni, Molinari e Giannini, che stanno procedendo a cambiare volto ai due grandi giornali. 
Poi, prima dell’estate scorsa, sono passati al dossier testate locali. Hanno cominciato a fare distinzioni. Da una parte quelli “buoni” del Nord Est, il Messaggero Veneto di Udine, che ha ottime performance di vendite, il prestigioso Piccolo di Trieste, la città delle Generali, la Gazzetta di Mantova, che è in Lombardia, ma con la testa (gli affari) girata verso Veneto e Friuli. Dall’altra parte quelli meno buoni, perchè meno strategici e in difficoltà economiche, come il corposo Tirreno, che fino al 2014 ha reso moltissimo ai suoi proprietari e ha dopo cominciato a perdere colpi. Oggi conta una redazione di 77 giornalisti, più 40 poligrafici. Poi, Gazzetta di Modena (16 giornalisti), Gazzetta di Reggio (15), Nuova Ferrara (15). 
Nè buoni né meno buoni tutti gli altri, Mattino di Padova, Tribuna di Treviso, Nuova di Venezia e Mestre, Provincia Pavese, Corriere delle Alpi, Sentinella del Canavese. I veneti non sono in vendita, gli altri -in particolare la Provincia Pavese- chissà. 
Non si tratta di liberarsi di pesi, bensì di tirature. Perché Elkann ha un oggetto del desiderio per perfezionare la sua idea di gruppo editoriale di livello europeo e atlantico, giornali dallo stile anglosassone, concentrati su economia, finanza, politica internazionale. Con differenti modulazioni. Questo oggetto è il Sole 24 ore, per il quale sta facendo la corte al presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. 
Il Sole, con il processo all’ex direttore Napoletano, all’ex amministratore delegato Treu e all’ex presidente Benedini per irregolarità nei conti dell’azienda, è costato denaro e reputazione all’associazione degli industriali. Comprare il Sole significherebbe avvicinarsi al limite del 20 per cento di copie vendute che un solo soggetto può detenere e significa quindi dover lasciare al loro destino altre testate. 
A chi vendere dunque? Si era fatto per il Tirreno il nome di Riffeser, editore del Giorno, del Resto del Carlino e della Nazione, ma il presidente della Fieg è presto uscito di scena (anche se i giornali interessati sono tutti suoi concorrenti). Per lasciare spazio a figure meno note, come quella di Alberto Leonardis, che già fu l’acquirente da Finegil del Centro di Pescara nel 2016 (e lasciato nel 2018). Leonardis comprò il Centro quando Gedi si fuse con Itedi (Stampa e Secolo XIX) e c’era anche lì un problema di tirature da abbandonare per rientrare nei limiti previsti dall’Antitrust. Una delle società di Leonardis è Portobello srl, che gestisce piccoli giornali e una concessionaria di pubblicità. Per i quotidiani del nord c’è anche una cordata di imprenditori di Parma. 
I redattori delle Gazzette e della Nuova Ferrara il 30 settembre sono riuniti in assemblea. Dai responsabili del gruppo hanno ottenuto deboli smentite, solo verbali, sulle operazioni in corso. Nessun comunicato ufficiale. 
Sia il Tirreno sia i giornali emiliani possono essere interessanti per operazioni politiche che mirano a spostare a destra la tradizione “rossa” di quelle zone.

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