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Che fine ha fatto Vivienne Godin, una signora di venticinque anni - in attesa di un bambino - sparita nel bel mezzo di una tempesta?

A indagare il commissario della Sûreté du Québec, Armand Gamache, protagonista dei diciassette romanzi scritti dalla canadese Louise Penny. Serie peraltro pubblicata in 26 Paesi a fronte di un venduto di alcuni milioni di copie


09/11/2020

di Massimo Mistero


Dopo aver dato alle stampe Case di Vetro nel 2019 e Il regno delle ombre all’inizio di quest’anno, la Einaudi fa tornare sui nostri scaffali la geniale canadese Louise Penny - tradotta in 26 Paesi a fronte di un commercializzato di alcuni milione di copie - con Un uomo migliore  (pagg. 570, euro 15,00, traduzione di Letizia Sacchini), il penultimo dei diciassette romanzi, profondi e al tempo stesso intriganti, che hanno per protagonista il commissario Armand Gamache della Sûreté du Québec (l’ultimo lavoro dei quali, dato alle stampe alcuni mesi fa, si intitola All the Devils are Here). 
Tornando a Gamache ricordiamo che questo personaggio aveva debuttato nel ruolo di ispettore capo in Still Life nel 2005, guadagnandosi via via gli apprezzamenti internazionali sia da parte del pubblico che della critica (non a caso viene considerato da molti come uno dei detective più interessanti della narrativa poliziesca). Una figura vera, intrigante quanto motivata, che strada facendo ha consentito all’autrice di portarsi a casa la bellezza di sette Agatha Award per il miglior crime dell’anno e di sei Anthony Award, oltre a incassare altri due importanti riconoscimenti: il The Order of Canada nel 2014 e l’Ordre National du Québec nel 2017. 
Insomma, un’accoppiata vincente quella composta dalla Penny e dal suo commissario, che in Italia non aveva però trovato terreno fertile, vai a capire perché, quando nel 2013 la Piemme le aveva dato alle stampe L’inganno della luce. Successivamente, tre anni fa, la stessa casa editrice ci aveva riprovato con La via di casa per poi mollare la presa. 
Ma veniamo al dunque. Nel bel mezzo di una delle peggiori alluvioni della storia del Québec, una giovane donna scompare di casa. Con le piogge che infuriano le ricerche andrebbero interrotte, ma Armand Gamache si ritrova attanagliato da una domanda: cosa faresti se l’assassino di tua figlia girasse a piede libero? 
In effetti, mentre Three Pines (una piccola cittadina del Québec, dove è difficile accada qualcosa) è travolta da piogge e inondazioni senza precedenti, Armand Gamache, in procinto di tornare a capo della Sûreté du Québec dopo essere stato sospeso (ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al suo lavoro né di dare soddisfazione a chi è intenzionato a fargli le scarpe), deve gestire una duplice emergenza: quella meteorologica, con fiumi in piena e dighe che rischiano di cedere in tutta la zona, nonché quella legata all’improvvisa sparizione da casa di una ragazza, Vivienne Godin. 
Vivienne ha venticinque anni, è incinta e tra i sospettati della sua scomparsa c’è il marito, un uomo violento e alcolizzato (una dipendenza dall’alcol che la stessa Penny conosce bene, superata peraltro grazie al fortuito incontro con quello che sarebbe diventato il suo compagno di vita). Ma con i media che attaccano Gamache per la gestione della calamità e lo stato di allerta nella provincia, le indagini procedono a rilento. Eppure il nostro commissario, che ha una figlia della stessa età di Vivienne, non può fare a meno di immedesimarsi nel padre, soprattutto perché qualcosa lo porta a credere che si tratti di omicidio. 
Louise Penny, si diceva, un’autrice dalle raffinate qualità narrative che, è stato detto, seguendo le strade imboccate in passato da Agata Christie e Dorothy L. Sayers e, più recentemente, da Elizabeth George, Anne Perry e P. D. James, regala ai suoi lettori “gialli deduttivi in puro stile inglese: case di campagna con giardino, piccoli villaggi dove tutti si conoscono e il colpevole che si nasconde in una ristretta cerchia di sospettati”. 
Romanzi sorretti da frasi brevi (che agevolano la lettura) e da storie che si fondono sul senso di comunità e di appartenenza, nonché sul grande dono dell’amicizia e dell’amore. Ma a fronte di una capacità narrativa che blandisce, graffia (anche le parolacce non mancano) e al tempo stesso intriga. Giocando a rimpiattino fra dubbi, ipotesi, confronti, ma anche tratteggiando protagonisti di spessore, che lasciano il segno. Lei che, onestamente, ammette di “essere stata influenzata da opere come Cuore di tenebra di Joseph Conrad, l’Odissea di Omero e Gilead di Marilynne Robinson”. Ferma restando l’ispirazione legata ai paesaggi, alla storia e alla geografia del Québec, nonché alle persone che abitano questi luoghi. “Persone che mi hanno chiesto pochissimo e mi hanno dato tantissimo”. 
Per la cronaca Louise Penny è nata a Toronto, nell’Ontario, il primo luglio 1958. Dopo essersi laureata giovanissima in Arti applicate (radio e televisione) presso la Ryerson University di Toronto avrebbe lavorato diciotto anni per la Canadian Broadcast Company come conduttrice radiofonica e giornalista prima di proporsi come autrice a tempo pieno. Lei che da lungo tempo vive in un villaggio a sud di Montréal, vicino al confine americano del Vermont. 
Località condivisa sino al 18 settembre 2016 con il marito Michael Whitgehead (morto a 83 anni dopo aver sofferto “di una grave forma di demenza”), già responsabile del settore ematologia al Monreal Children’s Hospital. “Un uomo premuroso e generoso, che mi aveva ispirato la figura di Armand Gamache. E al quale devo riconoscenza per avermi permesso di lasciare il lavoro e potermi così dedicare alla scrittura”. 
E di Michael, Louise, tesse le sue tante virtù: “Un uomo per certi versi unico, che mi aveva sorretto e spalleggiato nei momenti difficili, oltre a trasmettermi la sua passione per i cani: tutti golden retrivier, ovvero Bonnie (il primo, adottato al ritorno della nostra luna di miele), Maggie, Seamus, Trudy e Bishop. Al quale Bishop, che mi ha lasciato mentre scrivevo Un uomo migliore, ho dedicato questo libro. Si tratta di una dedica che estendo non solo a tutti i nostri cani, ma anche a tutti i gatti, cavalli, uccelli, criceti, pesci e animali che rendono più belle le nostre vite. E che rinunciano per noi alle loro libertà”.

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