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Che fine ha fatto il leggendario Stradivari Conte de Fontana del 1702?

A tenere la scena nell’ultimo romanzo di Marco Ghizzoni la scomparsa di un violino di inestimabile valore in quel di Cremona, la città dei liutai


02/09/2019

di Lucio Malresta


È uno dei pochi autori di gialli, Marco Ghizzoni, che cerca di evitare il sangue. E per poterlo fare bisogna essere bravi nel saper raccontare, in quanto i morti ammazzati rappresentano il sale della narrativa di settore. Sta di fatto che, dopo aver dato voce alle storie e ai personaggi che hanno animato il trittico legato a Boscobasso - il borgo in provincia di Cremona che ha fatto da sfondo alle intriganti vicende cominciate con Il cappello del maresciallo e proseguite con I peccati della bocciofila e L’eredità del Fantini, una trilogia peraltro “morta e sepolta con il cambio di editore” - è tornato sugli scaffali con Gli accordi di Stradivari (Tea, pagg. 288, euro 14,00). 
Un lavoro, come il titolo lascia intendere, incentrato sul furto di un violino di inestimabile valore, che era stato preso dalla sua teca nel Museo del Violino per essere suonato al teatro Ponchielli. Ma tornato “a casa” non sarebbe stato rimesso al suo posto, visto che il custode, noto scansafatiche, aveva preferito farsi una bella dormita prima che arrivassero i visitatori del mattino. Convinto che, in ogni caso, uno strumento così sarebbero stati in pochissimi a riconoscerlo. Invece…  
Ed è appunto questa tematica, per la verità non del tutto nuova, che Ghizzoni ha saputo mettere al centro di un racconto che cattura e intriga, dove la verità non è forse quella che potrebbe sembrare, dove i colpi di scena si susseguono in maniera divertente quanto inaspettata. Una storia giocata, come da sua consuetudine, sulla semplicità narrativa caratterizzata da frasi brevi, chiare e accessibili. Puntando su bordate di ironia (vedi ad esempio l’incipit che lascia intendere lucciole per lanterne), ma anche dando voce a un contesto che non mancherà di conquistare il lettore. In altre parole puntando ancora una volta sulle meschinità, vere o presunte, della provincia italiana. Peraltro regalando garbata inventiva al fruscio dei fatti e delle chiacchiere che si dipanano nella quotidianità. Con strane ombre proiettate non solo sui cattivi, ma pure sui buoni. O presunti tali. 
Magari nel ricordo di quando, pur essendo nato a Cremona il 23 settembre 1983, era cresciuto in un piccolo paese a ridosso della città dove sua madre per quasi vent’anni aveva gestito, insieme a una zia, un bar. Ovvero “Bosco ex Parmigiano, un migliaio di anime in frazione di Gerre de’ Caprioli, località che raggiungevo tutti i pomeriggi prima in bici e poi, diventato più grande, in motorino. E quelle mie presenze quotidiane si sarebbero rapportate con le variegate storie dei tanti avventori, storie sulle quali mi piace ancora fantasticare nei miei romanzi”. 
Ma torniamo al dunque. Ovvero alla vicenda che tiene banco ne Gli accordi di Stradivari, un lavoro che si nutre dell’inventiva e della bravura dei liutai che hanno reso celebre Cremona nel mondo. Ed è proprio in questa tranquilla città, dove tutti si conoscono, che Marco Ghizzoni mette in scena un’insolita commedia tinta di giallo, dando vita - anche in questo caso - a personaggi fuori dal coro, in ogni caso ben tratteggiati. 
A tenere la scena è la scomparsa dello Stradivari Conte De Fontana del 1702, violino di inestimabile valore realmente esistente. Un gran brutto affare per il commissario Valentina Raffa, poliziotta giovane e sexy in preda all’ennesima delusione amorosa e in perenne lotta contro i goffi tentativi di abbordaggio del suo superiore, il questore De Paoli Ambrosis. Come se non bastasse, ci si mette di mezzo pure uno svampito liutaio olandese, Peter van Basten, che prima la seduce con la sua aria esotica e poi l’abbandona nel bel mezzo del primo appuntamento, sparendo misteriosamente. 
Per sua fortuna Valentina è troppo impegnata sul lavoro per mettersi sulle sue tracce: c’è infatti in gioco un simbolo della città e, soprattutto, la sua reputazione. Sta di fatto che, nonostante il paziente aiuto di un collega (l’ispettore Davide Tranquillo, peraltro segretamente innamorato di lei), per la Raffa il caso si farà sempre più complicato. Tra ricatti, foto compromettenti, pedinamenti e vendette... In quanto la storia si nutre “di diverse sottotrame e risulta costruita sul ribaltamento dei cliché”. Il tutto supportato da intriganti personaggi, come quello di un rigattiere che vive alla giornata ma che cade sempre in piedi in quanto, conoscendo tutto di tutti, ha in pugno la situazione. In altre parole può utilizzare a piacimento l’arma del ricatto. Perché in questa storia, che per certi versi si rifà a una “satira del potere”, tutti sono ricattabili, eccezion fatta - tiene a precisare l’interessato - per le figure femminili. 
Detto del libro, ridiamo voce al privato dell’autore. Come abbiamo già avuto di annotare, Marco Ghizzoni si propone all’insegna di un carattere socievole e solare, sia pure supportato da qualche angolatura polemica perché quando ci vuole ci vuole. Lui che ama la lettura (con un debole dichiarato per Andrea Vitali, Marco Malvaldi, Francesco Recami, Aldo Busi e Giovanni Guareschi, mentre fra i classici le preferenze vanno a Flaubert, Kafka e Dostoevskij); lui con la passione incorporata per la batteria e, ci mancherebbe, per lo sport (“Mi porto ancora dietro il vizio del basket, dopo aver giocato a calcio come portiere, la qual cosa mi assicurava un posto in squadra visto che nessuno voleva quel ruolo. Ma sono più bravo a guardare che a far girare la palla. Ferma restando una intrigante passione, in questo caso solo come spettatore, per il baseball”). 
E ancora: lui che dopo aver frequentato il liceo linguistico a Cremona aveva optato per il servizio civile in quanto obiettore; lui che si era messo a darsi da fare come agente di commercio, sposandosi ancora giovane con Sara, che gli ha regalato Nicole, una bella ragazzina che oggi ha quattordici anni; lui che, stanco di sentire le storie dagli avventori del bar della madre, fra la seconda e la terza superiore aveva deciso di mettersi a raccontarle in proprio; lui infine che scrive nei ritagli di tempo, puntando sul “ritmo e la levità”; lui con i piedi per terra, ben sapendo che risulta quanto meno complicato vivere con i diritti d’autore. Ragion per cui continua a darsi da fare “per una multinazionale tedesca, con sede a Bolzano, nel ruolo di responsabile vendite per le province di Cremona e di Parma”. 
Che altro? Una penna dalla scrittura “ironica, briosa, icastica, leggera e divertente”, che si nutre d’orgoglio quando qualcuno coglie la seconda chiave di lettura dei suoi romanzi definendolo “un attento osservatore del genere umano”. 
Lui che nel suo prossimo lavoro, provvisoriamente intitolato Il verde di Parigi e consegnato proprio in questi giorni alla Tea, rimette in pista i protagonisti principali de Gli accordi di Stradivari (ad esempio “proseguirà la love story fra la Raffa e il liutaio van Basten”) con l’aggiunta di alcune nuove figure. Fra le quali quella di un medico legale. Sì, perché - a dispetto di quanto dicevamo all’inizio - questa volta ci scapperà un morto ammazzato, che viene ritrovato nelle prime battute del romanzo nelle acque del Po… L’uscita? “Presumibilmente a primavera. Editore permettendo”.

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