Share |

Chi è Frederica? Un’attraente signorina intenzionata a lanciare la sorella nella buona società londinese…

L’intrigante storia, raccontata con il garbo che le è congeniale dall’inglese Georgette Heyer, è ambientata ai tempi della Reggenza


27/07/2020

di CATONE ASSORI


L’avevamo imparata a conoscere nel 2013, quando Astoria aveva dato alle stampe, recuperandolo dalla polvere del tempo, Il dandy della Reggenza, un lavoro pubblicato nel 1935 sotto il titolo di Regency Buck e scritto da quella penna raffinata e ironica di Georgette Heyer, nata nella londinese Wimbledon il 16 agosto 1902, città dove avrebbe lasciato questo mondo il 4 luglio 1974. Salvo tornarla a “incontrare” con L’anello nel 2017, anche se questa casa editrice milanese, che oggi fa parte del gruppo Guanda, avrebbe pure pubblicato, strada facendo, Sophy la Grande, La pedina scambiata, Una donna di classe, Il tavolo del faraone e L’imprevedibile Venetia
Briciole di narrativa se si pensa alla sua robusta produzione - a lei si devono infatti oltre cinquanta romanzi - a due diverse connotazioni: quelli storici, per la maggioranza ambientati nel diciottesimo secolo, e quelli gialli, che trovano il loro nutrimento soprattutto fra la Prima e la Seconda guerra mondiale. 
Di fatto un penna fertile quanto brillante, che aveva debuttato per gioco nella narrativa ancora giovanissima (c’è chi dice avesse meno di 18 anni, altri 19), scrivendo La falena nera - una serie di racconti ispirati alla Primula rossa della baronessa Orczy - unicamente per divertire il fratellino convalescente. Un libro che in buona sostanza le avrebbe spalancato le porte di una carriera lunga quanto importante, visto che scrivere le riusciva bene. Così avrebbe trasformato la scrittura nel modo più intelligente per aiutare la famiglia alla morte del padre e, successivamente, per dare una mano anche al marito. E lo fece guadagnandosi larghi consensi e sfornando bestseller a ripetizione. 
Sta di fatto che, in una Inghilterra ancora alle prese con la stretta morale vittoriana, la Heyer (sposata con l’ingegnere minerario Ronald Rougier, che aveva seguito in Tanganica e in Macedonia e dal quale, nel 1932, aveva avuto Richard), per svicolare, avrebbe ambientato molti dei suoi lavori nel periodo della Reggenza, quello compreso fra il 1811 e il 1820, periodo che si era proposto, in buona sostanza, di più liberi costumi da parte dell’aristocrazia. 
Peraltro guadagnandosi il rispetto dei critici, che l’avrebbero nel tempo benedetta alla stregua di un fenomeno nella letteratura inglese del XX secolo. Assimilandola addirittura a Charles Dickens per la precisione maniacale nella ricostruzione di ambienti e atmosfere, oltre a venire ammirata da numeri uno del calibro di A. S. Byatt, Margaret Drabble, Anthony Burgess e India Knight. Ma sarebbe anche stata presa di mira dagli invidiosi di turno, che l’accusavano di dedicarsi con una certa superficialità alla narrativa rosa. Rivelandosi per contro - il tempo spesso è giudice imparziale - un’autrice intelligente, capace di costruire trame suggestive, personaggi credibili e storie accattivanti. 
Lei che ora torna a farci compagnia - sempre per i tipi dell’Astoria - con Frederica (pagg. 408, euro 19,00), un romanzo da anni introvabile sui nostri scaffali che si avvale di una nuova traduzione, quella di Cecilia Vallardi. Un lavoro capace di regalare al lettore l’affascinante affresco di un’epoca che non c’è più, a fronte di una garbata ricostruzione storica, supportata dalle atmosfere del tempo della Reggenza e da personaggi talmente ben tratteggiati da sembrare di conoscerli. Un lavoro del 1965 che, all’insegna dell’ironia, riesce a catturare il lettore, furbescamente condendo la storia di beghe familiari e intrighi amorosi. Giocando peraltro a rimpiattino con lo stile leggero di Jane Austen, della quale la nostra autrice si professava “grande ammiratrice”. 
A tenere la scena in questo divertente romanzo è, come da titolo, Frederica, o meglio, Frederica Merriville, una ragazza di 24 anni (quindi non più da marito, una specie di zitella secondo i canoni dell’epoca: non a caso era già stata delegata alla cura dei fratelli minori Felix e Jessamy) che lascia la sua casa di campagna per venire a Londra e far debuttare in società la sua giovane, bella quanto di scarso spessore, sorella Charis. E sarà lei a presentarsi al marchese di Alverstoke, un uomo di 37 anni annoiato quanto ambito dalle donne, ma poco interessato alla sua famiglia sempre pronta a chiedere soltanto soldi o favori. Un elegantone - definito arrogante, egoista e solitario - che veste pantaloni di camoscio di squisita fattura, stivali sino al ginocchio, un solo ciondolo al collo e un grosso anello d’oro al dito. 
Come andrà a finire è immaginabile. Sarà infatti lei, la nostra Frederica (una ragazza autoritaria, decisa, ironica, reticente nel seguire le norme della società londinese, ma anche capace di proporsi vincente negli ambienti che contano) a conquistare, sia pure in modo inconsapevole e nell’ambito di una lunga serie di equivoci e schermaglie, il fascinoso marchese, oltre che libertino ricco e annoiato. Il quale alla fine si lascerà ingabbiare dall’intelligente allegria di Frederica. E così l’amore finirà per trionfare. Insomma, come volevasi dimostrare.

(riproduzione riservata)