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Chi ha ucciso Lucinda Hayes, la quindicenne benvoluta da tutti?

Un esordio graffiante per Danya Kukafka, assistente editoriale, che giocando sui dettagli approda all’introspezione psicologica


20/11/2017

di Valentina Zirpoli


Una esordiente baciata dal successo e benedetta da due numeri uno come quel geniaccio di Lee Child (“Personaggi eccezionali, un mistero dietro l’altro, un passo da voltapagina. Consigliatissimo”) e da Paula Hawkins, l’autrice de La ragazza del treno (“Dalla sorpresa della prima riga fino alla sconvolgente conclusione, un thriller dal passo perfetto”). Di chi e di cosa stiamo parlando? Dell’ancor giovane Danya Kukafka, assistente editoriale da Riverhead Books, divisione del Gruppo statunitense Penguin, e di Girl in Snow (Bompiani, pagg. 328, euro 18,00, traduzione di Bérénice Capatti), un inquietante romanzo che si rifà a sentimenti contrapposti: quelli dell’amore e quelli della perdita. 
Un lavoro “dal passo classico, serrato e sconvolgente, che esplora le vite della porta accanto”, a fronte di un canovaccio che trascina il lettore - sorretto da una prosa che graffia e ferisce - in una terra di nessuno, dove niente è quel che sembra. 
Detto questo spazio a briciole di trama, partendo da alcuni interrogativi: 
chi ha ucciso la quindicenne Lucinda Hayes in un parco giochi di una cittadina del Colorado? Chi poteva avercela con una ragazzina perfetta, bella e amata da tutti? Cosa poteva aver fatto per meritarsi che qualcuno le spezzasse il collo in una giornata ovattata dalla neve caduta durante la notte? Un maniaco, uno stalker o chi altro? 
Di fatto a Broomsville, in quel brutto giorno di febbraio del 2005, tutti erano rimasti toccati dalla orripilante scoperta del giovane cadavere dai fianchi ancora da bambina. “Soprattutto i tre (che si raccontano a voci alternate) che sapevano o si accingevano a sapere tutto di lei: Cameron, il ragazzo sensibile e disturbato per cui Lucinda era diventata un’incantevole ossessione; Jade, una coetanea che era forse più di una campagna di scuola e alla quale Lucinda, forse senza rendersene conto, aveva portato via tutto; e l’ispettore Russ, l’investigatore che indaga sul caso e che era legato a Cameron in un modo che forse non lo può rendere veramente obiettivo”. Lui peraltro uomo infelice come può esserlo soltanto chi ha avuto a che fare con un passato difficile che ha lasciato il segno. 
In altre parole “tre punti di vista per ricostruire la vita breve di un’adolescente che aveva il mondo in pugno, una soluzione da giocare tra chi guarda e chi spia, tra chi ama e chi perseguita, tra chi cerca con onestà e chi ha la vista offuscata dai ricordi”. Insomma, ciascuno ha le sue ragioni per voler scoprire la verità. Che non può essere una sola. Tanto più che sotto la superficie immacolata di questa piccola comunità “si nasconde un brulicare di segreti e di bugie destinati a venire alla luce”. 
Che dire: un giallo giocato sui dettagli, dove l’indagine scientifica cede il passo all’introspezione psicologica. Un giallo che si rifà alle miserie della provincia americana (tutto il mondo è paese), fra le cui pieghe si nascondono miserie inconfessabili e misteriose motivazioni. Il tutto segnato da una scrittura tagliente che cattura e intriga, peraltro non abusando di colpi di scena; un modo di narrare che si addentra, senza darlo a vedere, in un groviglio di inquietanti emozioni e stati d’animo. Tanto da lasciar supporre che l’omicidio di Lucinda sia solo un espediente per raccontare altro.

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