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Chi ha ucciso un agente immobiliare nella stanza rossa di un palazzo disabitato di Matera?

A indagare Imma Tataranni, la piemme in tacco 12 assurta agli onori del piccolo schermo, proposta per la quarta volta da Mariolina Venezia


21/10/2019

di Valentina Zirpoli


Una penna che avvince e convince quella di Mariolina Venezia, approdata in questi ultimi tempi sul piccolo schermo con una serie, coprodotta da Rai Fiction e Itv Movie, dedicata a Imma Tataranni, un sostituto procuratore (interpretato da Vanessa Scalera) dalla memoria prodigiosa, abituata a risolvere i casi che le vengono affidati con metodi poco ortodossi. Ad accompagnarla nelle sue indagini attraverso la Basilicata è il maresciallo Ippazio Calogiuri, personaggio timido e insicuro con cui si instaura un rapporto di robusta complicità. Ma Imma è anche moglie e mamma e a casa la aspettano suo marito Pietro, che è il suo esatto opposto, e sua figlia Valentina, alle prese con un’adolescenza ribelle. 
Per la cronaca questa piemme in tacco 12 aveva debuttato una decina di anni fa, quando l’autrice aveva puntato sulla narrativa gialla arrivando sugli scaffali con il romanzo Come piante tra i sassi. In realtà doveva trattarsi “soltanto di una parentesi”, ma l’apprezzamento dei lettori per questo personaggio l’avrebbe gratificata della serialità. 
“In effetti - annota Mariolina Venezia - Imma, una donna fuori dalle righe, aveva via via iniziato a influenzarmi tanto da farmela rimettere in pista altre tre volte (in Da dove viene il vento, Maltempo e Rione Serra Venerdì. Imma Tataranni e le trappole del passato)”. Per poi regalarle ulteriore spazio nella sua quarta indagine, fresca di stampa, dal titolo Via del riscatto. Imma Tatarani e le incognite del futuro (Einaudi, pagg. 246, euro 17,50). 
Nemmeno a dirlo, è risultato facile innamorarsi di questa donna brontolona alla quale non va mai bene nulla, caparbia e cocciuta, che “inizialmente aveva rappresentato - per l’autrice - la scusa per poter tornare a parlare della sua Regione, “alle prese con una modernità arrivata troppo in fretta”. Sì, perché l’autrice è nata a Matera nel 1961, ha trascorso l’infanzia fra la Basilicata e la Puglia, quindi ha soggiornato a lungo in Francia per poi approdare a Roma, dove attualmente vive e lavora per il teatro, il cinema e la televisione. 
Lei che si è proposta sceneggiatrice per fiction di successo (come La squadra e Don Matteo) e per due film (Stiamo bene insieme e Sara Mey); lei che, dopo aver pubblicato tre libri di poesie Oltralpe, nel 1998 era arrivata in libreria con l’antologia di racconti Altri miracoli per i tipi dell’editrice Theoria, poi riproposta da Einaudi nel 2009. 
Un’autrice che, nel 2007, si era aggiudicata addirittura il Premio Campiello con Mille anni che sto qui, storia incentrata su una saga familiare ambientata a Grottole, piccolo comune della Basilicata, nella quale narrava le vicende umane di cinque generazioni a partire dall’Unità d’Italia sino ad arrivare alla caduta del muro di Berlino. Romanzo peraltro tradotto in diverse lingue. 
Ma veniamo alla sinossi di Via del riscatto, dove ritroviamo una Imma Tataranni sempre più croce e delizia della procura di Matera, alle prese con l’omicidio dell’agente immobiliare Antonello Ribba, trovato morto stecchito tra le mura di palazzo Sinagra, un edificio disabitato dalle parti di via del Riscatto. E più precisamente nell’inquietante stanza rossa decorata con i vizi capitali. Ma chi l’ha ucciso, e perché? Difficile essere sicuri di qualcosa, in un luogo popolato di antichi fantasmi come i Sassi di Matera, fra vecchi monasteri, madonne bizantine, grotte e mura seicentesche. Qui tutto sembra inafferrabile, e persino la speculazione edilizia assume contorni quasi kafkiani. 
Quel che è certo è che ci sono in ballo sentimenti estremi, nei quali la nostra piemme si identifica pericolosamente. “Ma se il suo tribunale interno la dichiara colpevole, e lei si sente per un attimo un’Anna Karenina in salsa materana, non ha alcuna intenzione di gettarsi sotto un treno”. 
In scena troviamo ovviamente una Imma Tataranni più insofferente e peggio vestita che mai; un sostituto procuratore che non si arrende facilmente e che se inciampa è subito pronta a rialzarsi. E insieme a lei ritroviamo la colorata tribù che da sempre l’accompagna: la suocera, che giocherà un ruolo nell’indagine, sperando di conquistare terreno nella Matera bene; la cognata, che sente i fantasmi, e il marito Pietro, che ha tanta pazienza, ma prima o poi la potrebbe perdere. In più a giocare carte significative sono una donna conturbante, due strani fratelli e una simpatica canaglia. 
In buona sostanza, come in una partita a poker, la nostra piemme, “una Calamity Jane armata di codice penale”, dovrà capire, fra i tanti sospettati, chi è che bluffa. Ma dovrà anche tenere a bada il bel maresciallo Calogiuri, che sentendosi trattato come un toy boy le fa imbarazzanti scenate di gelosia. Per non parlare di sua figlia Valentina, che abbraccia ideologie estreme, e potrebbe mettere nei guai anche lei. 
Sta di fatto che, “in una Matera sospesa fra riscatto e speculazione edilizia, c’è chi si abbandona all’autocelebrazione e chi sviluppa per la stessa un’antipatia tale da poter indurre all’omicidio...”.

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