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Ci sono imperatori che muoiono con i loro imperi e altri che sopravvivono alla leggenda. Come Marco Ulpio Traiano

Lo spagnolo Santiago Posteguillo torna a far rivivere, da maestro, un nuovo spaccato di storia romana. Mettendo a nudo anche le contraddizioni di un periodo non certo facile per la Capitale


27/05/2019

di Valentina Zirpoli


Raccontare la Storia non è impresa facile. Intanto perché bisogna sapere di cosa si sta parlando (da qui la necessità di un lavoro approfondito di documentazione e ricerca), poi perché la materia deve essere trattata in punta di penna per instaurare un feeling stretto con il lettore, infine perché gli avvenimenti vanno miscelati con una equilibrata dose di fantasia, che non deve essere né poca né troppa, in quanto ad andarci di mezzo è la credibilità dell’autore. 
In Italia a tenere la scena, come si sa, è Valerio Massimo Manfredi, capace di ricostruire in modo coinvolgente battaglie, congiure, corruzione, false accuse e, ci mancherebbe, anche problemi di cuore del passato. Una mano calda che, avendo giocato vincente, a più riprese, dal piccolo scherno si è creato un personaggio conquistando una platea allargata di lettori con milioni di copie vendute al seguito. 
Ma anche lo spagnolo Santiago Posteguillo dimostra di saperci fare, e le traduzioni in chissà quanti Paesi lo stanno a dimostrare, grazie all’attenzione quasi maniacale per i luoghi e i personaggi che hanno tenuto banco nel periodo d’oro dell’Impero romano. Lui che - un ripasso non guasta - è nato a nato a Valencia nel 1967, che è sposato con Lisa e che ha una figlia di nome Elsa, che si propone come filologo e linguista, nonché docente di Letteratura inglese presso l’università Jaume I di Castellón de la Plana, centro all’avanguardia nelle tecnologie dell’informazione. 
Lui che ha studiato scrittura creativa presso l’ateneo di Denison, a Granville nell’Ohio, nonché linguistica e traduzione in Gran Bretagna. Lui che durante l’adolescenza ha coltivato un certo interesse per la narrativa thriller, salvo rimanere folgorato dalla storia dell’antica Roma dopo aver visitato in gioventù la capitale italiana. 
Posteguillo, si diceva, che nel suo ormai lungo carnet narrativo è riuscito a dare voce a personaggi indimenticabili, proiettandoli nel bel mezzo di coinvolgenti battaglie, di congiure e retroscena politici, facendo peraltro leva su corruzione, false accuse, comportamenti vili e spesso eroici nonché, ci mancherebbe, anche storie amorose. Insomma, veri e propri romanzi da leggere come storie di guerra, di avventura e, perché no, anche di sentimenti. 
Lui che anche in Italia, sempre per i tipi della Piemme, si è fatto una lunga schiera di fan grazie ai suoi romanzi dedicati a Scipione l’Africano, il generale romano che sconfisse Annibale nella battaglia di Zama (L’Africano, Invicta Legio, Il tradimento di Roma e La fine di Scipione), nonché con i lavori della saga dedicata a Traiano - L’Ispanico, Circo Massimo e L’ira di Traiano - ai quali ora si aggiunge La legione è perduta (pagg. 568, euro 22,00, traduzione di Claudia Acher Marinelli e Adele Ricciotti), prima parte de La legión perdida, la cui seconda parte, intitolata L’ultima vittoria, approderà sui nostri scaffali entro la fine dell’anno. Un lavoraccio (nel senso di duro impegno) che, secondo l’autore, ha rappresentato la sua “più grande sfida, sia per il contesto narrativo richiesto sia per la documentazione necessaria alla preparazione”. 
Detto questo spazio alla sinossi di questo lavoro, narrato su due piani temporali: il primo legato alla seconda metà del primo secolo a.C. e al disdicevole comportamento del console Crasso, mentre il secondo si rifà alla figura di Traiano e alla sua campagna eroica contro i Parti 150 anni dopo. Un lavoro peraltro anticipato da una condivisibile precisazione: “Ci sono imperatori che muoiono con i loro imperi quando altri sopravvivono invece nella leggenda” e che racconta anche “la storia dei rapporti tra quattro diverse forme di governo e di interpretazione del mondo”. 
La vicenda iniziale si rifà al 53 avanti Cristo, periodo in cui “Roma guarda la terra non più da dominatrice incontrastata, ma da uno soltanto dei luoghi di potere: altri imperi, in lande lontane, sono sorti, e ormai si estendono quanto e più di lei. Ma l’Oriente, così vicino, è una tentazione troppo ghiotta per chi è assetato di potere. È così che il console Crasso decide di attraversare l’Eufrate, per portare ancora una volta il nome della Capitale oltre i confini e rinnovarne la grandezza. In realtà a tenere banco è il personale tornaconto di Crasso: come molti uomini di potere, la sua ambizione è quella di entrare nella storia. Ma la battaglia di Carre, sanguinosa e violenta, porrà fine a ogni sogno di espansione”. Crasso, sconfitto, fuggirà da vigliacco mentre del suo esercito non se ne saprà più nulla. 
Un secolo e mezzo dopo questa batosta, e l’incredibile vicenda della legione perduta, a tenere le redini di Roma è un uomo di tutt’altra pasta: Marco Ulpio Traiano. E anche per lui la conquista dell'Oriente rappresenta un sogno. Sarà così che darà inizio alla più grande campagna militare che Roma abbia mai intrapreso. E che non potrà che passare alla storia…”.…
Come da note editoriali, il nuovo capitolo della grande saga di Traiano è un lungo, incredibile viaggio attraverso un passato che, nonostante l’immensa lontananza, ci è molto più vicino di quanto possiamo immaginare.

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