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Ciak si gira: dopo oltre due mesi andrà (forse) in scena il nuovo Governo

Ribaltando tutte le attese sta per prendere vita l’accordo tra Movimento Cinque Stelle e Lega


14/05/2018

di Damiano Pignalosa


Sembra incredibile, quasi impossibile, ma forse, dopo un lungo periodo di attesa, l’Italia potrebbe avere un governo in grado di svolgere i suoi compiti, abbandonando le liti da oratorio che hanno preso piede negli ultimi sessanta giorni post-voto per concentrarsi sui bisogni del Paese. Dopo la prima trattativa al Pirellone, sembra infatti essere più vicina l'intesa tra Lega e Movimento 5 Stelle sul patto, suddiviso per punti, che dovrebbe essere alla base del governo sostenuto dalla nuova maggioranza giallo verde. «Stiamo lavorando, su molti punti c'è accordo, su altri c'è ancora da lavorare e se la compatibilità arriverà all'80% si parte. Altrimenti ci abbiamo provato – dichiara il leader leghista, Matteo Salvini –. Comunque, sui punti caldi come tasse, pensioni e immigrazione c'è ottimismo. L'idea è di mettere nero su bianco il progetto per il futuro dell'Italia. E questo ovviamente passa attraverso la rinegoziazione dei trattati Ue, altrimenti l'Italia soffoca. Anche su questo mi sembra ci sia una volontà comune».
Più pacato il leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, che tramite una diretta Facebook dichiara: «Ci sono ampi punti di convergenza, sono ottimista e non solo sulla discussione al tavolo, ma per quelli che la temono e ci stanno attaccando: vuol dire che siamo sulla buona strada».
Sono tanti i punti in discussione da entrambe le fazioni e tra i temi su cui l’accordo sarebbe già raggiunto ci sono anche le nuove regole sul conflitto d’interessi, ma sotto forma di principio generale, l’aumento delle pene per i reati corruttivi contro la Pa, le assunzioni nelle forze dell'ordine, gli obiettivi ambientali su rinnovabili e l’identificazione e il rimpatrio dei migranti clandestini.
Ma la questione che ha tenuto davvero banco e su cui si lavora notte e giorno è la manovra legata al fisco. L’ipotesi di riforma giallo-verde punterà a cancellare gli studi di settore, i loro eredi rappresentati dagli «indici di affidabilità», e lo spesometro: una super-semplificazione che smonterebbe una parte della strategia antievasione portata avanti negli ultimi anni, ma ridurrebbe di molto costi e obblighi a carico di professionisti e Pmi. Confermata la riforma fiscale a due aliquote, con un sistema di deduzioni concentrate su redditi bassi e ceto medio e una maxi-rottamazione delle cartelle arretrate per finanziare l’avvio del nuovo sistema. Nel contratto non sarà indicato né il valore delle due aliquote né la soglia dei debiti fiscali da rottamare: ma l’assenza di numeri si deve alla natura esclusivamente “politica” del documento, e serve nelle intenzioni dei due partiti a evitare che si incendi il dibattito sui calcoli. Sui debiti arretrati, è da ricordare la proposta di maxi-condono fiscale del Carroccio che punta a una gestione super-agevolata delle vecchie cartelle accumulate da Equitalia, considerate ora difficili da incassare dalla stessa amministrazione finanziaria.
Un governo alla tedesca, con accordi tra due fazioni che non si sono mai amate più di tanto, ma che negli ultimi mesi hanno provato a flirtare in un valzer di intese che sono sfociate in una serie di rinunce e ripensamenti che vanno contro anche ai principi di parte dell’elettorato giallo verde, ma che infine potrebbero sugellare il nuovo patto per l’Italia.
In tutta questa attesa governativa prova ad inserirsi Silvio Berlusconi, vista la sua imminente riabilitazione in parlamento. L’ex premier non ha infatti bisogno di elezioni anticipate per riprendersi la sua cara poltrona romana, dopo la decisione del tribunale di Milano di sospendere gli effetti della legge Severino e dunque restituirgli la candidabilità. Grazie al Rosatellum, è sufficiente infatti che si liberi un seggio attualmente occupato da uno dei parlamentari di Forza Italia eletti nei collegi uninominali. In questo caso scattano elezioni suppletive per sostituire il deputato o il senatore e ridare al collegio il proprio rappresentante.
Berlusconi potrebbe dunque usufruire della rinuncia volontaria di uno dei suoi parlamentari. Magari uno al quale potrebbe essere garantito un posto di sottogoverno o un’altra compensazione.
Il nuovo che avanza con i 5 Stelle e Lega, contrapposto a tutto quello che rappresenta la vecchia politica che fa capo al Cavaliere che non accenna minimamente a smettere di scendere in campo, non capendo che il tempo degli allori e del potere è fin troppo lontano, e sembrano vane le sue iniziative volte a vendicare il tradimento effettuato da Salvini, che ha preso la palla al balzo per guidare il Paese con Di Maio.
In questo tsunami di proclami e rivendicazioni chi ancora è lì alla finestra aspettando di veder applicato il proprio parere elettorale è proprio il popolo italiano che, abituato all’assenza di un governo vero ed eletto dai cittadini, non ha detto beo al protrarsi delle trattative volte a costituire il nuovo esecutivo. C’è chi parla di inesperienza o chi scommette su un imminente fallimento della nuova coalizione. La verità è che l’accordo è tra i due partiti che hanno ricevuto più voti, quindi ci si avvicina sempre di più al vero volere del popolo italiano. Ma se, al contrario, l’intesa bipartitica si dimostrasse efficace, potrebbe essere un vero segnale dato dall’Italia al mondo intero, in primis all’Europa, facendo capire che, dopo averli strozzati per anni, i cittadini del Belpaese si sono ribellati e lo hanno fatto con le loro forze, ribaltando tutti gli schemi che li hanno obbligati a vivere in questo baratro che sembra senza uscita. Il tempo dirà chi ha avuto ragione, dopo il primo atto siamo all’intervallo, ma mai come questa volta aleggia nell’aria la voglia di capire come andrà a finire.   

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