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Come cambia il mondo: storie di ragazzi con la valigia e di genitori a distanza

Assunta Sarlo, con garbo e attenzione, si addentra in una nuova problematica. Che sta diventando quotidianità per tante famiglie


03/04/2018

di Catone Assori


Soltanto alcuni decenni fa risultava quasi impensabile che i figli se ne andassero all’estero per imparare una lingua, per cercare un lavoro, per diventare - complice anche l’Erasmus - cittadini del mondo. Oggi questa migrazione continua è diventata quotidianità. E appunto di questa problematica nuova, che in realtà si propone in termini di opportunità, si è fatta carico Assunta Sarlo nel suo gradevole Ciao amore ciao. Storie di ragazzi con la valigia e di genitori a distanza (Cairo, pagg.142, euro 13,00). 
Di cosa si tratta? Di un garbato ritratto del tempo che stiamo vivendo e che si rifà a “numeri, dati, ricerche. Perché dentro e dietro i titoli dei giornali ci sono, semplicemente, le vite e le scelte dei nostri figli e, di rimando, le nostre”. E questo andare dei ragazzi ha molte conseguenze, in quanto “lascia uno strascico di domande personali, se non collettive, che riguardano il gioco delle generazioni e il futuro del Paese. E non solo quello dell’Italia”. Perché metà Europa sta regalando i propri figli all’altra metà e al resto del mondo. 
Con l’autrice pronta ad addentrandosi anche sul personale: “Cosa ho imparato in questi anni in cui sono diventata una mamma a distanza?”. Che si tratta di “una scelta in bilico fra privilegio e perdita nelle sue diverse declinazioni. A fronte di molte pieghe da scoprire legate a sentimenti che appaiono sfumati, ma che si dilatano e, talvolta, si confondono”. Ma anche “rendendomi conto di come sia stata fortunata a far parte di una generazione del contratto a tempo indeterminato e del lavoro che c’era; la generazione che ha sperimentato e in molti casi ottenuto un tenore di vita migliore rispetto a quella che ci ha preceduto, ma anche quella che ha pensato possibile un altro mondo e un altro modo di stare al mondo. Oggi accompagniamo i figli all’aeroporto e li salutiamo al di qua del vetro, e forse ci chiediamo quanto merito e quanta colpa possiamo ascriverci”. 
Insomma, partendo dalla propria esperienza di mamma, Assunta Sarlo ha indagato “il flusso dell’emigrazione giovanile attraverso le opinioni e il vissuto di altri genitori di expat (i ragazzi appunto che partono per andare a studiare all’estero), sismografi attenti e sostenitori attivi della sfida dei propri figli”. A fronte di considerazioni che si mescolano “a guadagni e perdite, disillusioni e speranze; che si intrecciano ai dati, alle ricerche, alle opinioni del demografo Alessandro Rosina”. Insomma, “una fotografia in presa diretta dell’Italia di oggi, Paese che poco pensa al proprio futuro e non sembra essere all’altezza delle domande urgenti e delle scommesse dei giovani. Di quelli che vanno, di quelli che restano, di altri che arrivano o potrebbero arrivare”. Fermo restando che “ogni ragazzo ha il suo percorso, e per uno che ci guadagna a espatriare ce n’è un altro per il quale non si tratta della scelta migliore. Il mio consiglio è quindi quello - annota al riguardo l’autrice - di valutare bene i tempi e i termini della decisione che si intende prendere”. 
Per la cronaca Assunta Sarlo da una vita fa la giornalista: dal suo debutto all’Ansa agli anni del Manifesto, dal lungo tempo passato al Diario della settimana a E, il mensile di Emergency diretto da Gianni Mura. E in mezzo, durante e dopo - come da note editoriali - diverse collaborazioni e un saggio sul voto e la partecipazione politica dell’altra metà del cielo (Dove Batte il cuore delle donne?, scritto con Francesca Zajczyk e pubblicato da  Laterza), un bel po’ di attivismo femminista e il lavoro per Cultweek.com, magazine culturale intergenerazionale. Lei che vive a Milano, dopo aver lasciato quarant’anni fa la sua Calabria, e accompagna in aeroporto i suoi due figli, Costanza e Giacomo, destinazione Londra. Città che anche per lei è diventata “una specie di seconda casa”.      

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