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Come curare la “cicatrici” lasciate dalla pandemia

Beth Kempton ci invita a riflettere sul presente e a riappropriarci del nostro tempo regalando spazio alla riflessione e alla speranza


25/05/2020

di Giambattista Pepi


Abbiamo vissuto in una situazione surreale. La pandemia ha progressivamente ridotto fino all’essenziale le attività produttive, eccetto il lavoro che è stato necessario continuare a svolgere nella maniera tradizionale (nell’agricoltura, nella zootecnica, nella logistica, nei trasporti, nel settore agro-alimentare, nella sanità, nella farmaceutica), cui si è aggiunto quello in modalità smart working. Ferme restando, giocoforza, le limitazioni alla libertà di movimento, di culto, di viaggio, di incontro, di socializzazione. 
Da qualche settimana, per fortuna, le autorità hanno iniziato ad allentare le misure restrittive: di conseguenza stiamo poco per volta tornando a una vita quasi “normale” recuperando le abitudini, le frequentazioni e il nostro quotidiano, personale e di comunità. 
Tra timori per la circolazione del virus che può ancora infettare, far ammalare e morire le persone - o addirittura nell’angoscia di una seconda ondata nel prossimo autunno, senza alcuna certezza di poter disporre di un vaccino o di farmaci antivirali, e i dubbi che angosciano molti operatori economici e lavoratori sul loro futuro - abbiamo superato la fase acuta dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Ma le “cicatrici” di quanto abbiamo vissuto resteranno a lungo nella nostra memoria, nella nostra psiche, nella nostra carne, nella società e nell’economia. Un giorno le racconteremo a figli e nipoti che verranno, ma intanto il mondo esteriore e interiore sono e resteranno sconvolti da una crisi umanitaria, prima ancora che socio-economica, dalle dimensioni immani. 
Nella nostra condizione di testimoni viventi di una tragedia immensa può essere d’ausilio il libro Insieme ce la faremo, nessuno escluso (Corbaccio, pagg. 90, euro 4,99) di BethKempton, scrittrice inglese autrice di Fai quello che ami e Wabi sabi
Il volume (We Are in ThisTogether è il titolo originale dell’opera tradotta a cura di Gabriella Pandolfo ed Elisabetta Ciancio) è una bussola per navigare in questi tempi tempestosi, per aiutare le persone a passare dalla “resistenza” alla “resilienza”, per riflettere su come prenderci cura di noi stessi e della nostra famiglia in una fase così caotica dell’esistenza; che inoltre ci aiuterà a rimanere calmi, a comprendere le vere priorità, a semplificare la vita di tutti i giorni e a porre le basi per un autentico cambiamento. E, soprattutto, l’autrice spera che il suo libro possa aiutare a risvegliare la speranza e la comprensione delle potenzialità che questa situazione offre a tutti. 
L’umanità ha bisogno di trovare un ritmo più tranquillo: questo libro esplora pertanto i modi per adottare uno stile di vita più lento, come dare conforto e ricordare al tempo stesso con garbo tutte le cose per cui dobbiamo sentirci grati. È un invito a prendersi una pausa, a respirare e, semplicemente, a fare del nostro meglio nei giorni che stiamo vivendo. In tal modo, abbracciando il presente e immaginando come vorremmo vivere, potremo aprire uno spazio alla riflessione, al rinnovamento e alla speranza. Un appello a dare il meglio di noi stessi, per tornare a vivere e forse in un modo diverso e magari migliore di quello in cui abbiamo vissuto prima della pandemia.

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