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Come difendersi da una "vedova nera" dalla mente geniale e velenosa?

Torna in scena l’ispettore Roy Grace, frutto della geniale fantasia dell’inglese Peter James, un autore tradotto in 37 Paesi dove ha venduto oltre 20 milioni di copie


26/08/2019

di Catone Assori


Un personaggio fuori dalle righe, eclettico quanto stravagante, l’inglese Peter James, tradotto in 37 Paesi a fronte di ben venti milioni di copie vendute. Complice un personaggio riuscitissimo, credibile quanto convincente, ovvero l’ispettore Roy Grace, che per le sue caratteristiche riesce subito a entrare in sintonia con il lettore. 
Di fatto James si propone come un collezionista di riconoscimenti a livello internazionale (nel 2015 è stato eletto dai lettori migliore crime writer di tutti i tempi), allargati anche alle sue attività per così dire collaterali. Ad esempio ha ricevuto una nomination ai Bafta (la storica The British Academy of Film and Television Arts fondata a Londra nel 1947) come produttore esecutivo della pellicola The Merchant of Venice, interpretata nel 2004 da Al Pacino e Jeremy Irons. Fermo restando l’adattamento di molti suoi romanzi sia per il palcoscenico che per il piccolo e grande schermo. 
Lui nato il 22 agosto 1948 a Brighton, figlio di Cornelia James, la guantaia (peraltro lo stesso mestiere esercitato dal padre di William Shakespeare) che in un piccolo laboratorio lavorava per la regina Elisabetta II. “Una donna - non manca mai di ricordarla con orgoglio - che si era inventata nel 1946 i guanti colorati, suscitando la curiosità della rivista Vogue e attirando l’attenzione di Buckingham Palace, che se la sarebbe ben presto accaparrata”. Lui sposato con Lara, consigliera dalle “idee incredibilmente creative” nonché “instancabile compagna nell’attività promozionale” dei suoi libri in giro per il mondo. 
Lui portatore di una passione per la criminologia allargata al paranormale (sostiene di aver vissuto per anni in una casa infestata da fantasmi e non vede l’ora che gli risucceda); lui che ha segnato una svolta nella storia dell’editoria, diventando il primo scrittore a pubblicare un testo elettronico, complice il floppy disk di un suo romanzo intitolato Host; lui che in passato è stato produttore e sceneggiatore cinematografico e televisivo; lui innamorato delle auto veloci (strada facendo ha posseduto, ad esempio, Aston Martins, Mercedes, Bentley, Jaguar e persino una Fiat Abarth Evocation del 1958); lui che ancora oggi si diverte a correre al volante di auto storiche di sua proprietà. 
Che altro? Uno scrittore disposto ad apprezzare con riserva autori come Arthur Conan Doyle e Agatha Christie, due maestri insuperabili che a partire dall’Ottocento hanno fatto scuola. “Impossibile non apprezzarli - ha tenuto a precisare alcuni anni fa - perché Sherlock Holmes e Poirot sono figure uniche, benché sempre uguali a se stesse. Per questo le mie preferenze vanno alla narrativa hard-boiled americana, quella supportata da pezzi da novanta come Raymond Chandler, Dashiell Hammett ed Ed McBain, anche se i loro detective sono oggi improponibili per essersi persi per strada a causa dei progressi compiuti dalla tecnologia”. 
E per quanto riguarda il suo ruolo di scrittore? Una innata predisposizione a documentarsi. Non a caso è l’unico autore ad aver partecipato di persona alle azioni della polizia di diversi Paesi, come quella inglese, statunitense, francese e russa. La qual cosa lo ha portato - ispirandosi peraltro a un vero ispettore - a dare voce al citato Roy Grace, un detective che sta lontano dall’alcol e risulta innamorato pazzo della sua seconda moglie. La prima è infatti scomparsa diversi anni prima e non si sa che fine abbia fatto... 
Grace che torna in scena in Una morte da amare (pagg. 500, euro 22,00, traduzione di Federica Garlaschelli), romanzo ancora una volta edito da Longanesi, che a partire dal 2015 aveva già dato alle stampe Voglio la tua morte, Una morte semplice, Il segno della morte e Una morte in diretta
Come tiene a precisare lo stesso James, l’idea di Una morte da amare è nata da un incontro casuale con l’agente investigativo Andy Gibbs mentre trascorreva una giornata presso il Professional Standars Office della Metropolitan Police di Londra. “Andy mi rivelò infatti che le due scatole di latta di Quality Street sulla sua scrivania non contenevano cioccolatini, bensì cibi per le sue rane dal dardo velenoso”. Da qui la lampadina accesa per una ricerca allargata, divertente quanto affascinante, ma anche con qualche brivido al seguito. Come quando “mi trovai con uno scorpione delle rocce nel palmo della mano”. Un’esperienza che mi diede il la per raccontare di una Vedova Nera dotata di una mente geniale e velenosa. 
Detto questo spiccioli di sinossi, partendo dalla protagonista. Una donna che da piccola si era sempre sentita un “brutto anatroccolo”. Forse è per questo che oggi Jodie Bentley ha due sogni: essere bella e molto, molto ricca. Il primo obiettivo è facilmente raggiungibile grazie all’aiuto di un bravo chirurgo plastico, ma il secondo richiede un maggiore impegno. Perché, quando si tratta di soldi, la filosofia di vita di Jodie è semplice: o guadagni tanto, oppure sposi qualcuno che guadagna tanto. Trovare un marito ricco è facile: il difficile è però sbarazzarsene subito dopo il matrimonio. Perché per farlo ci vuole abilità, e soprattutto esperienza. 
In questo contesto incontriamo l’ispettore Roy Grace, per diversi motivi sotto pressione. In particolare l’ultimo caso che ha dovuto affrontare tormenta ancora le sue notti riempiendole di incubi. Sembra invece ci siano sviluppi positivi sull’enigma legato alla scomparsa della prima moglie. Per contro un suo vecchio nemico è tornato in campo. Ma c’è qualcosa di ancor più inquietante: Roy Grace ha infatti il sospetto che, nella sua città, si stia dando da fare una serial killer. E quando inizia a indagare, si accorge ben presto che sottovalutarla potrebbe risultargli fatale...

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