Share |

Come entrare nella mente di un serial killer e riuscire a catturarlo

John Douglas, coadiuvato da Mark Olshaker, racconta la sua storia e quella dell’Unità investigativa di supporto dell’FBI da lui fondata


10/04/2017

di Maddalena Dalli


John Douglas? «Un punto di riferimento per un’intera generazione di scrittori di thriller, autori televisivi e sceneggiatori cinematografici. Un agente che ha di fatto inventato o perfezionato un linguaggio e un approccio - il Profiling - che oggi tutti i lettori e gli spettatori conoscono. La sua intuizione è stata dirompente: per capire come funziona la mente di un serial killer in attività bisogna parlare con quelli che sono già dietro alle sbarre. Mettendosi al loro livello…». Così quel geniaccio di Donato Carrisi nella prefazione di Mindhunter. La storia vera del primo cacciatore di serial killer americano (Longanesi, pagg. 380, euro 18,60, traduzione di Maria Barbara Piccioli), un lavoro scritto da John Douglas con la collaborazione di Mark Olshaker, il produttore cinematografico cui si deve il programma Mind of a Serial Killer, nominato agli Emmy (un premio che si è peraltro portato a casa per Roman City, uno dei suoi numerosi documentari). E a dare manforte al giudizio di Carrisi ci si è messa anche una certa Patricia Cornwell: «Grazie alla cronaca della sua incredibile e agghiacciante carriera, John Douglas ha consentito a tutti noi di accompagnarlo in luoghi impensabilmente oscuri e di esplorare le ragioni dell’esistenza dei mostri».
Non a caso, per anni John Douglas «ha interrogato in carcere assassini e stupratori seriali, indagandone le ossessioni e le perversioni, fronteggiando in prima persona l’orrore e l’orgoglio di questi spaventosi delinquenti per poter dare la caccia ad altri. Conversazioni che hanno spaziato da Charles Manson, il più famigerato serial killer della storia, a John Wayne Gacy, il mostro che, vestito da clown, uccideva senza pietà, fino a James Earl Ray, il sicario di Martin Luther King». E fu proprio questo particolare modus operandi di Douglas ad ispirare il personaggio di Jack Crawford, il protagonista del romanzo Il silenzio degli innocenti di Thomas Harris, e a fargli raggiungere indirettamente la notorietà.
Ma chi è John Douglas? Iniziò a lavorare per il Federal Bureau of Investigation nel 1970, per poi entrare a far parte, sette anni dopo, del Dipartimento delegato alle analisi comportamentali, la sezione coinvolta nella soluzione dei casi più intricati. Nel 1980, poi, fondò l’Unità investigativa di supporto dell’FBI, riuscendo nel tempo a creare un autentico programma di Criminal Profiling. Dopo 25 anni di servizio, decise infine di ritirarsi a vita privata e di dedicarsi alla scrittura dando voce, oltre a numerosi saggi, anche a due romanzi con protagonista il profiler Jake Donovan, ovvero Broken Wings e Man Down.
Ma torniamo a Mindhunter (pubblicato per la prima volta nel 1996 per i tipi della Rizzoli, ma da anni introvabile), un lavoro in cui Douglas racconta come la caccia ai serial killer (trascurando il suo privato e spendendo più energie di quante se ne potesse permettere, portatrici di pericolose cicatrice interiori) per poco non gli fosse costata la vita per via di una vasta emorragia nel lato destro del cervello, che lo costrinse a combattere con quarantuno di febbre, duecentoventi battiti cardiaci e il lato sinistro del corpo paralizzato. Per poi dover imparare di nuovo, dopo una settimana di coma, a camminare e doversi confrontare con problemi di memoria. In cinque mesi si rimise però in pista e tornò a lavorare nei ranghi del Bureau. Questa, però, è solo una delle esperienze che in Mindhunter Douglas ha voluto condividere con i lettori: a fronte di un intrigante garbo e senza incensarsi, l’autore parla infatti di sé come profiler ma anche e soprattutto come uomo, raccontando del suo girovagare attraverso gli States a caccia di criminali, descrivendo il suo lavoro dalle diverse angolature, confidando la sua speranza di avere illuminazioni notturne per risolvere i casi sui quali stava indagando, esprimendo il compiacimento per aver messo la parola fine a una serie di efferati omicidi e avere salvato delle vittime innocenti. Ma anche annotando, amaramente, che per una che se ne salva ce ne sono altre dieci a rischiare la vita.
Infine, una piccola anticipazione. A partire da ottobre prossimo Mindhunter sarà sul piccolo schermo, in dieci episodi iniziali interpretati da Jonathan Groff e distribuiti da Netflix.

(riproduzione riservata)