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Con Joe Biden gli Usa voltano pagina: meno dazi e minacce e più collaborazione con l’Ue

La sua elezione alla Casa Bianca, sostiene il giornalista Alan Friedman, porterà gli Stati Uniti a voltare pagina e tornare a essere un Paese equilibrato e affidabile. I primi passi? Fronteggiare la pandemia e risollevare l’economia, ma senza il controllo del Senato sarà problematico. E in politica estera? Spazio alla diplomazia e alla cooperazione con i tradizionali alleati


09/11/2020

di Giambattista Pepi


Alan Friedman

Joe Biden è il 46° presidente eletto degli Stati Uniti. Assieme a Kamala Harris (la senatrice di origine indiana e giamaicana, diventata la prima donna vicepresidente nella storia del Paese) ha ottenuto oltre 74 milioni di voti e conquistato 279 Grandi elettori in 23 Stati, tra cui alcune roccaforti repubblicane come Georgia e Pennsylvania. Il suo rivale, il presidente uscente Donald Trump, non ci sta (“Stiamo verificando una serie di dichiarazioni giurate che denunciano brogli elettorali”) e conferma di non accettare la sconfitta. 
Nato Scranton in Pennsylvania, ma residente nel Delaware da quando aveva dieci anni, il democratico Biden (per otto anni vicepresidente di Barack Obama), 77 anni, ha scelto il Chase Center di Wilmington per il discorso della vittoria: “La gente di questo Paese ha parlato, abbiamo ottenuto una vittoria convincente. Non ci sono stati blu o stati rossi, ci sono solo gli Stati Uniti. Sarò un presidente che unisce e non un presidente che divide”. Un messaggio di riconciliazione nazionale, il suo, che così prosegue: “Il nostro lavoro inizia con il mettere sotto controllo il Covid-19. E non risparmierò alcuno sforzo contro questa pandemia”. Infine: “Il mondo ci guarda, e noi torneremo a essere un Paese rispettato”. 
Con Biden alla casa Bianca gli Stati Uniti volteranno quindi pagina e si lasceranno alle spalle un’America incattivita da Trump. Un presidente che si troverà ad affrontare la doppia sfida dell’emergenza sanitaria ed economica con un robusto piano di sussidi e di investimenti, anche se non sarà facile il suo cammino non avendo al Senato la maggioranza che ha invece al Congresso. 
Ne è convinto Alan Friedman, che in questa intervista a Economia Italiana.it analizza, con la consueta lucidità e profondità, le motivazioni alla base dell’elezione del nuovo inquilino della Casa Bianca. “Con Biden - spiega - l’America avrà nuovamente un approccio multilaterale e torneranno a essere buoni e distesi i rapporti con gli alleati della Nato in Europa”. E l’Italia? La conferma di un’amicizia solida e profonda è ormai scritta nella storia delle relazioni tra questi due Paesi e prescinde da chi sia il presidente Usa. 
Giornalista, scrittore e conduttore televisivo di successo, Friedman, che ormai vive da molti anni nel nostro Paese, ha lavorato per alcune tra le più prestigiose testate anglo-americane, come l’International Herald Tribune, il Financial Times (grazie alla cui collaborazione è stato insignito per quattro volte del British Press Award), il New York Times e il Wall Street Journal.


Quali ragioni hanno pesato di più nell’elezione di JoeBiden? 
I fattori più importanti sono stati l’economia e la pandemia. La maggioranza degli americani era stanca di quattro anni di instabilità e caos in un Paese che Trump ha soltanto diviso e incattivito. Va sottolineato, tuttavia, che 70 milioni di americani hanno votato per lui. Proprio per questo penso che Trump non sparirà dalla scena, ma continuerà ad influenzare il suo partito. 

Biden è riuscito dove avevano fallito altri candidati democratici: ha vinto anche in Georgia e Pennsilvanya, roccaforti del Partito repubblicano. È un’ulteriore conferma del sentimento di insoddisfazione e di rigetto nei confronti del tycoon anche da parte di elettori repubblicani? 
È un fatto notevole che Biden sia riuscito a vincere in Pennsilvanya, Michigan, Wisconsin e in altri States dove tengono banco i cosiddetti colletti blu, come in Georgia. La capacità di conquistare la maggioranza in questi Stati dimostra, almeno nei capoluoghi urbani, che c’era grande voglia di cambiamento.

Trump parla di brogli elettorali e preannuncia raffiche di ricorsi. Ha prove? Cosa spera di ottenere? 
Trump ha cominciato a mettere le mani avanti già sei mesi fa dicendo, anche se è falso, che ci sarebbero stati brogli ai suoi danni attraverso l’utilizzo del voto per posta che è una cosa normale negli Stati Uniti. E poi ha preannunciato prima delle elezioni che, se perdeva, avrebbe presentato dei ricorsi. Trump è un uomo che non accetta la realtà, che nega la sconfitta. Ogni giorno inventa sempre nuove teorie complottistiche inesistenti. Il fatto che Trump rimarrà presidente degli Stati Uniti fino al 6 gennaio 2021con pieni poteri (le tappe del processo elettorale sono riassunte nell’infografica dell’Ansa), rifiuta di accettare la sua sconfitta e molto probabilmente non si presenterà per il giuramento di JoeBiden (all’Inauguration Day a Capitol Hill, sede del Congresso degli Stati Uniti tra dicembre e gennaio, che segna il trasferimento dei poteri dal presidente uscente al presidente eletto - ndr). 
Tutto questo è frutto del suo narcisismo e della sua disperazione. Ma voglio sottolineare che Trump è ancora perfettamente capace di continuare ad alimentare teorie improbabili di complotto e segnalazioni false su brogli elettorali inesistenti. Questa è la prima volta nella storia degli Stati Uniti d’America che un presidente, evidentemente sconfitto, rifiuti di accettare un risultato e di confermare la vittoria di Biden e la transizione dei poteri in modo pacifico che contraddistingue la nostra democrazia.

Tensioni, proteste, incidenti, arresti nel dopo voto non sono mancati tra i supporter di Trump e di suoi oppositori. È frutto di una contesa tirata allo spasimo tra i due contendenti o riflette una polarizzazione della società americana accentuatasi con la presidenza del Tycoon? 
Mi aspettavo di peggio. Direi anzi che in fondo gli incidenti sono stati molti di meno di quanti se ne prevedevano. Trump ha mobilitato la sua base per stoppare il conteggio dei voti e calcare la mano sulle proteste. Questo è l’esempio di come Trump ispiri azioni antidemocratiche. La verità è che è un presidente anti-americano, che va contro la nostra democrazia, contro la nostra Costituzione e non rispetta lo Stato di diritto. Penso per questa ragione che Trump finirà nella “pattumiera” della storia.

Trump è stato un presidente autoritario? 
Sì. Ha mostrato le sue tendenze autoritarie in molte occasioni. Lui ama i dittatori. È riuscito ad avere un ottimo rapporto con Vladimir Putin, ha dialogato con il dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-un e con altri, ha blandito e poi minacciato il presidente Cinese, Xi Jin ping. Con Joe Biden non avremo più un presidente che attacca l’Europa, ma che ritorna alle nostre tradizioni atlantiste e al suo impegno nel sistema multilaterale delle regole.

All’insegna del “The Winner Takes it All” (chi vince prende tutto), i democratici scommettevano sull’onda blu per avere la maggioranza al Congresso e al Senato. Ma non ci sono riusciti. Un’amministrazione bipartisan rappresenterà un freno all’attuazione del programma di Biden? Occorrerà fare compromessi per far approvare i vari provvedimenti? 
Anzitutto va detto che non sapremo se il Senato resta nelle mani dei Repubblicani o se passerà in quelle dei democratici fino al 5 gennaio 2021 quando ci saranno i ballottaggi in Georgia per i due seggi del Senato ancora da assegnare. Quindi è teoricamente ancora possibile che Biden possa avere la maggioranza al Senato, oltreché al Congresso. Nel caso in cui i Democratici si aggiudicassero questi due seggi con la maggioranza al Senato Biden potrebbe “guarire” le ferite dell’America provocate dalla presidenza Trump. Nel caso, invece, in cui i repubblicani conservassero la maggioranza al Senato si rischia la paralisi. 
Joe Biden sicuramente cercherà di lavorare anche con i repubblicani, ma il Partito repubblicano che, una volta, era un partito di centro-destra, moderato, liberista, non estremista, oggi è diverso: Trump è riuscito a riplasmarlo ad estremizzarlo a fargli coltivare il culto della personalità, la sua. Trump sarà sempre lì a fare rumore e ad istigare il Partito contro la nuova presidenza. Se i democratici non riuscissero ad assicurarsi il controllo del Senato, la vita di Biden sarà molto dura. E quindi presuntuosamente credo che visto il danno quasi strutturale al tessuto sociale dell’America provocato da Trump che ha seminato rabbia e odio, a Biden non basteranno quattro anni per riportare gli Usa sul binario della tolleranza, della stabilità e del benessere.

Cosa affronterà la pandemia per altro in accelerazione e l’economia caduta in una recessione senza precedenti? 
Sul fronte del virus come si sta vedendo nelle ultime settimane i contagi stanno aumentando vistosamente. Questo è un lascito di Trump, un uomo che non crede nella scienza, un negazionista del Covid-19 così come lo era stato del surriscaldamento globale e dunque della questione climatica. E’ un bugiardo che cerca di promuovere una propaganda falsa e purtroppo molti americani ci sono caduti e si sono lasciati influenza negativamente. Trump addirittura ha trasformato il portare o meno la mascherina in un atto politico. Se sei un repubblicano non indossi la mascherina, se metti la mascherina sei della sinistra. Questa è stata la sua narrativa ed è stata molto dannosa perché è costata migliaia di ammalati e di morti in più che si sarebbero verosimilmente potuti evitare se fossero state adottate misure come la mascherina ed il distanziamento sociale.

E Biden? 
Biden crede nella scienza. Egli ascolterà Anthony Fauci (immunologo statunitense che ha fornito contributi fondamentali nel campo della ricerca sull’AIDS e altre immunodeficienze, sia come scienziato che come capo dell’istituto statunitense National Institute of Allergy and Infectious Diseases - ndr), mentre Trump ha sempre manifestato fastidio, irritazione, contrarietà ogni qualvolta questo medico suggeriva il da farsi per fronteggiare l’espandersi della pandemia. Tanto che nei giorni scorsi ha perfino minacciato di licenziarlo. Biden, invece, sarà un presidente molto simile alla cancelliera tedesca Angela Merkel, che procederà in modo razionale cercando di seguire la scienza. E se questo vuol dire misure più stringenti non bisogna avere dubbi.

Ma Biden non ha ancora assunto i poteri di presidente e intanto il virus Sars-CoV-2 sta correndo… 
Certamente. Da oggi al 20 gennaio, quando Biden arriverà alla Casa Bianca, altri 100-150mila americani potrebbero morire. È una sfida enorme avere una non gestione della crisi Covid-19 fino a gennaio 2021 in America.

E sull’economia? 
Per quanto riguarda l’economia, Biden non è al seguito della sinistra, ma è un uomo moderato. Anche la borsa di Wall Street ha cominciato a “tifare” per lui perché in America stiamo imparando, come in Italia, che ai mercati finanziari piace la stabilità politica e la prevedibilità. Con Biden ci sarà stabilità e prevedibilità. Con Trump purtroppo c’è stata incertezza. Il presidente democratico cercherà di portare avanti un programma massiccio di investimenti pubblici sulle infrastrutture, cercherà di portare avanti un piano di aiuto da 2mila miliardi di dollari: fondi per l’emergenza di imprese e famiglie. 
Però la capacità di avviare politiche economiche mirate ad aiutare il Paese dipendono dalle sorti del Senato, cioè da chi ne avrà il controllo. Se ne avranno il controllo i repubblicani, questi hanno già dimostrato che non sono affatto interessati al piano di stimoli per le famiglie, interessa di più aiutare la destra sociale, come ha fatto Trump nominando Amy Coney Barrett, giudice della Corte Suprema, una militante antiabortista. In questo caso Biden cercherà di avviare una politica bipartisan per aiutare l’economia e forse può riuscirci solo a metà.

Il focus è rivolto alla futura politica fiscale. La vittoria democratica implicherebbe modifiche sostanziali. La spesa pubblica continuerebbe ad aumentare in modo massiccio, portando più in alto la traiettoria complessiva del deficit e del debito. Fino a dove può spingersi e quali rischi corre un’Amministrazione che continua a indebitarsi? 
Con Donald Trump gli Stati Uniti hanno imitato l’Italia nel rapporto debito-Pil. Quando venne eletto Trump questo rapporto era al 95 per cento, alla fine di quest’anno sarà al 130 per cento, mentre in Italia sarà al 160. Però c’è una differenza con l’Italia: gli Stati Uniti possono permettersi di avere un grande debito perché possono stampare miliardi e miliardi di dollari per aiutare famiglie e imprese, mentre gli italiani non se lo possono permettere. Inoltre c’è molta più fiducia nel dollaro e nei titoli di Stato, i Treasury, emessi in dollari, rispetto all’euro e ai titoli di Stato della zona euro. È un problema se peggiora il rapporto tra debito pubblico e Pil negli Stati Uniti? Sì, ma siamo in emergenza, dobbiamo convivere con il virus, l’economia sarà sull’ottovolante finché non avremo vinto la battaglia contro Covid-19. Non sono preoccupato del debito quanto della necessità di riportare un poco più di lucidità e pragmatismo nella gestione della pandemia. 

Gli Stati Uniti saranno aiutati nella fase della ripresa post-pandemia da una politica monetaria estremamente accomodante quella della Federal Reserve, in un contesto caratterizzato da bassa inflazione? 
Sì. La Fed ha già annunciato che proseguirà la politica monetaria espansiva per qualche anno e quindi su quel fronte andremo bene. E’ importante la politica monetaria, ma non può bastare: ci sono dei limiti, ci vuole anche una politica fiscale espansiva, prima, per tamponare l’emergenza e, dopo, per stimolare la crescita.

Joe Biden è considerata una persona dalla comprovata capacità nella cooperazione transatlantica e potrebbe riportare alla Casa Bianca uno stile politico improntato alla collaborazione. Questo può servire a ristabilire relazioni distese e proficue con i “vecchi” alleati europei? 
La buona notizia per l’Europa è che, a differenza di Trump che odia l’idea dell’Unione Europea, e soffiava sul fuoco della Brexit dando supporto al Primo ministro inglese, Boris Johnson, Joe Biden vuole riportare l’America dentro il sistema multilaterale delle regole. Trump ha creato una crisi esistenziale all’interno della Nato, ma il nuovo presidente cercherà di superare questo stato di cose riaffermando gli impegni di Washington sia nella Nato, sia verso le sue radici atlantiste. Anche l’incubo di guerre commerciali evocate e minacciate di continuo in questi quattro anni dal presidente Trump finirà a gennaio 2021. È improbabile che Biden minacci l’imposizione di dazi sull’importazione di beni europei tra cui pasta, vino, parmigiano e prosciutto. Quindi sia gli esportatori italiani, sia quelli europei dovrebbero poter respirare più facilmente una volta che Biden si insedierà alla Casa Bianca.

Stati Uniti e Italia hanno sempre avuto eccellenti relazioni e rapporti, cambierà qualcosa o tutto andrà secondo le tradizioni? 
Tutto continuerà ad andare secondo tradizione. L’amicizia tra gli Stati Uniti e l’Italia non è legata al “colore” del presidente degli Usa. L’Italia è amica degli americani, certo è meno importante del Regno Unito, della Germania e della Francia, ma è importante lo stesso. L’Italia è più importante da un punto di vista strategico e militare: non dimentichiamo che nel Paese ci sono basi Nato con missili nucleari. Credo che Biden continuerà le sue relazioni di amicizia con l’Italia.

Le relazioni cino-americane sono arrivate sotto Trump ai minimi termini. Con Biden cambierà qualcosa? 
Prima di tutto cambierà il tono. A differenza di Trump, Biden crede nella diplomazia, crede che le situazioni più difficili vadano discusse in privato, non attraverso insulti pubblici. Questo è produttivo. Biden inoltre crede molto più di Trump ai diritti umani e su questo versante potrebbe essere più aggressivo nei confronti della Cina. Sicuramente si batterà per la difesa del suo Paese contro la Cina, ma il tono cambierà. Speriamo che un atteggiamento diverso possa servire a calmare la situazione anche se la sostanza tra America e Cina non cambia: gli Usa sono una super potenza in declino, mentre la Cina è in una fase di inarrestabile ascesa e, tra qualche anno, sarà la super potenza economica del XXI secolo.

È normale allora che gli Stati Uniti cerchino di ostacolare il cammino della Cina verso la leadership mondiale? 
Non ho detto ostacolare, ma gli Stati Uniti cercheranno di tutelare i loro interessi contro l’ascesa della Cina nei prossimi anni. Neanche Biden può impedire lo spostamento della “placche tettoniche”, è un cambiamento epocale storico in corso da decenni e continuerà per decenni. Il XXI secolo è il secolo della Cina. Gli Stati Uniti tra 20 o 30 anni non saranno più la prima economia del mondo, ma la seconda o la terza. Verranno dopo la Cina e forse l’India. Quindi ci sono alcune cose inevitabile e altre che possono essere gestite. Sicuramente Biden sarà più capace di cercare di gestire questo rispetto a Trump che non saprebbe gestire nemmeno un casinò: Trump anche nelle relazioni con la Cina si è rivelato un fallito, un narcisista, senza nessuna capacità. 

Questione Medio Oriente. Il processo di pace riprenderà su nuove basi dopo il rifiuto da parte palestinese del piano messo a punto da Trump? 
Ricordiamo che Trump ha abdicato alla posizione di leadership americana in Medio Oriente. Grazie a lui Putin ed Erdogan (presidente della Turchia) sono stati capaci di riscrivere la mappa geo-politica del Medio Oriente in quattro anni: abbiamo la Russia e la Turchia in Libia, quindi all’interno del Mediterraneo. Questo è avvenuto perché Trump ha mollato la presa. Adesso Biden cercherà di essere di nuovo un presidente più ragionevole, ma non sarà facile tornare indietro dopo i guasti di Trump: una volta che russi e turchi hanno messo tutti e due i piedi in Medio oriente sarà difficile rimettere il genio nella bottiglia. Una cosa che Biden potrebbe fare è riportare l’America verso un rapporto più stabile con l’Iran, ma penso che neanche questo sarà facile.

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