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Con il Covid-19 recessione alle porte e la Ue sta a guardare


24/02/2020

di Artemisia


La crisi sanitaria legata al Coronavirus rischia di avere un impatto drammatico sull’economia mondiale. A farne le spese sarebbero non solo i Paesi con l’interscambio maggiore con la Cina ma soprattutto quelli più deboli. L’Italia è uno di questi. Noi affrontiamo l’emergenza del virus in una condizione di grave crisi economica in cui mancano i segnali di una prospettica di ripresa. Basta leggere l’ultimo Bollettino dell’estate per rendersene conto. A dicembre la produzione industriale è calata del 2,7% rispetto a novembre e del 4,3% rispetto a un anno prima. Il Pil dovrebbe attestarsi per il 2020 a non oltre il +0,2%. L’Italia non è sola nel dare segni di una forte frenata del sistema produttivo: la settimana scorsa è emerso che in dicembre è arretrata più del previsto anche l’industria in Germania e in Francia, con segni anche più negativi in quel mese di quelli dell’Italia. Ma il nostro Paese ha una fragilità strutturale, zavorrato com’è dall’alto debito pubblico. 
La crisi in Cina legata al Coronavirus sta indebolendo settori imprenditoriali tradizionalmente forti ma con un alto export nel Paese del Dragone. Moda e turismo, hanno già subito danni molto difficilmente rimediabili per quest’anno. Altri settori, inclusa l’auto, la meccanica e l’elettronica, iniziano a soffrire per l’interruzione della catena di fornitura dall’Asia orientale di beni intermedi necessari alle loro produzioni. Gli impianti rischiano di rallentare o lo stanno già facendo. Bastano alcuni numeri per capire il rischio che corre il nostro Paese. 
Le imprese italiane residenti nel Paese del Dragone, spiega l'Ice, sono 1.700, con oltre 150.000 addetti, e generano un fatturato di circa 22 miliardi di euro. Nel 2018 l'interscambio commerciale tra Italia e Cina ha sfiorato i 45 miliardi di euro a 43,9 miliardi. In base ai dati Eurostat, l'Italia si conferma il quarto fornitore della Cina tra i Paesi europei, con esportazioni pari a 13,2 miliardi (-2,4%). L'Italia (30,7 miliardi +8,1%) si posiziona al quarto posto anche tra i clienti europei della Cina. L'incremento delle importazioni ha avuto un impatto determinante sull'aumento sia dell'interscambio che del deficit commerciale. La crescita delle importazioni italiane (+2,3 miliardi) riguarda principalmente il settore materiali e apparecchiature elettriche (+1,2 miliardi) e, più nello specifico, l'importazione di apparecchiature telefoniche. L’export italiano verso la Cina si attesta invece intorno ai 9 miliardi di euro. I settori di principale interesse riguardano non solo le tradizionali eccellenze del Made in Italy come la moda, l'agroalimentare e la meccanica strumentale, ma anche l'ambiente e l'energia sostenibile, l'urbanizzazione sostenibile e le smartcities, le infrastrutture e i trasporti e le tecnologie spaziali. 
Il Pil cinese cresce a ritmi del 6,6-6,8%. Se questa locomotiva dovesse frenare a rischio sarebbero i paesi che hanno più legami commerciali. 
L’impatto sul turismo in Italia rischia di essere importante. Il 2020 avrebbe dovuto essere l’Anno del turismo dalla Cina al Bel Paese. Gli ultimi dati disponibili diffusi dall’Enit indicano che, nel 2018, le presenze di turisti cinesi in Italia sono state di 5 milioni, con oltre 3 milioni di arrivi. Le città più visitate dai cinesi, afferma l’Enit, sono Milano, Roma, Firenze e Venezia. Cancellazioni di prenotazioni per la stagione primaverile ci sono già state e quella estiva rischia di registrare un calo pesante. 
Di fronte a questa crisi l’Unione europea sta a guardare. Ancora una volta manca una strategia comune. Inoltre la Banca centrale europea che non ha più molte munizioni a propria disposizione per reagire a un rallentamento.

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