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Con l’apporto di 27 penne “under 35” ha debuttato, con una collana di poesie, una nuova casa editrice: la milanese Taut

Titolo del primo libro Planetaria, un’antologia che ha il merito di cambiare le logiche generazionali, passando da un principio biografico (la classe di appartenenza) a uno bibliografico (l’anno di pubblicazione dell’opera prima)


30/01/2020

di Valentina Zirpoli


Sono 27, sono tutti giovani e bravi, alcuni già di collaudata esperienza, tutti sulla pista di lancio per cercare di fare breccia, almeno si spera, nell’Olimpo della poesia. Arrivano soprattutto dall’Italia, ma anche dall’estero. Magari strizzando l’occhio a quanto sosteneva Marcel Proust: “Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso”. 
Tenetelo quindi presente, cari lettori, e assecondate le aspirazioni di quelle penne che amano ancora incantare in un mondo che sta pericolosamente perdendo valori. Penne capaci di giocare a rimpiattino fra sussurri e angosce, battiti del cuore e fuochi che non bruciano, baci e carezze, chiusure e aperture, sentimenti e gratitudine, ombre e sprazzi di luce…  
Ma chi sono i nuovi cultori della parola cui ha dato fiducia la nuova casa editrice milanese Taut, dando alle stampe una preziosa raccolta di poesie intitolata Planetaria. 27 poeti del mondo nati dopo il 1985 (pagg. 232, euro 13,00)? Giovani sotto i 35 anni provenienti da sei diversi Paesi, ai quali Massimo Dagnino e Alberto Pellegatta hanno dedicato una dotta prefazione, anche se avara di capoversi. Quegli stessi che, la poesia insegna, consentono al lettore di regalarsi pause corroboranti e di riflessione. 
Fra le voci proposte anche quella del bergamasco Luca Minola, che abbiamo saputo apprezzare in alcune approfondite recensioni “poetiche” pubblicate sulla nostra testata. Uno spirito libero che ha superato il confine di promettente promessa in quanto, forte di una laurea in Scienze umanistiche a indirizzo letterario, ha già dato voce ad apprezzate incursioni in libreria, regalando lampi di apprezzata creatività in diverse occasioni. Come nel caso di Pressioni, un volume di indubbio peso introdotto da Maurizio Cucchi. 
Sul quale poeta fionda la critica favorevole di Alberto Pellegatta: “Minola si accanisce su una materialità residuale, senza contorni o segni, ricondotta alle combinazioni cromatiche, alle luci. Così le sue stanze sono foreste di ragioni perché uniscono una concretezza prensile ai concetti raffreddati”. 
Ma veniamo al modo in cui, in una “introduzione fuori dall’amalgama”, vengono valutati e caratterizzati i lavori degli altri ventisei giocolieri della parola che tengono banco in Planetaria. Un’antologia che ha il merito di cambiare le logiche generazionali, passando da un principio biografico (la classe di appartenenza) a uno bibliografico (l’anno di pubblicazione dell’opera prima). E dove i protagonisti si propongono in ordine alfabetico per non fare torto ad alcuno (anche se per noi di Economia Italiana.it l’eccezione, quella che conferma la regola, era doverosa). 
Detto questo spazio alle annotazioni regalate ai nostri giovani poeti da Dagnino e Pellegatta. “In queste pagine passerete dai malagueños Cristian Alcaraz e David Leo (che però vive a Barcellona) alla poetessa siciliana Dina Basso, il cui dialetto non è etnografico ma elemento vitale. All’ironia anfibia di Alessandro Biddau (1995) e Manuel Micaletto (1990) risponde quella scoperta e iperbolica nei confronti del tono tipico della poesia di Augusto Ficele (1992). A sua volta l’inglese Ella Frears riesce a neutralizzare la finta combinazione dei ruoli nelle dinamiche emotive, eludendo scenari da commedia triste”. 
A seguire “troverete autori che si sono affacciati recentemente per mezzo di convincenti opere prime, come l’umbro Simone Burratti o il fiorentino Lorenzo Cianchi, la cui attività di ceramista sposta sulla parola ciò che la scultura non può offrire: la leggerezza dello humour e la visione grandangolare; come anche Davide Cortese che opera invece con il disegno o Diego Marcon, il giovane artista recentemente premiato con il Maxxi Bvlgari Prize. Inoltre è presente un gruppo romano cui appartengono Gabriele Galloni e Antonio Merola, entrambi attivi nella prosa: il primo è ideatore di brevi racconti e il secondo, sul versante critico, è autore di uno studio su Fitzgerald”. 
Il volume spazia poi “dal giovanissimo Mario Gennatiempo, che vive a Salerno ed è addirittura del 2000, a Federica Gullotta di Faenza e Michele Lazazzera, nato a Matera ma cresciuto a Roma e ora architetto in Belgio. E non manca il russo Aleksandr Malinin che, nelle traduzioni di Paolo Galvagni, indaga l’inquietudine ottusa, meccanica, del corpo dentro al sentimento. Unici milanesi sono Iacopo Pesenti (1990), pittore già noto agli addetti ai lavori, diplomato a Brera (con Jaco Caputo, l’artista che ha realizzato la copertina di questo volume) e amico di Nanni Cagnone, Gerardo Masuccio - nome tutt’altro che ignoto nell’editoria italiana, per la sua partecipazione alla resurrezione di un marchio storico come Bompiani - e l’outsider Riccardo Zippo”. 
Tra le conferme degli anni Ottanta troviamo per contro “il bergamasco Luca Minola e il nocerese Francesco Maria Tipaldi, che portano avanti due itinerari diversi, registrati già dai tempi dell’apprezzato Il sentimento dei vitelli (Edb 2012). E mentre Minola si accanisce su una materialità residuale, Tipaldi innova il linguaggio riproponendo con intelligente sartoria il patrimonio classico, immaginativo ma anche metrico, aggiornando e intensificando l’eroticità materiale”. 
Incontriamo poi il venezuelano Adalber Salas Hernández, newyorchese d’adozione, che “attraverso una personalissima forma di epica, si dirige a una comunità: Ereditare la terra è uno dei suoi titoli e richiama un senso di responsabilità condivisa. Chiudono poi la rassegna la poetessa cambogiano-statunitense Monica Sok - cresciuta tra i campi di granoturco e le carrozze amish di Lancaster, in Pennsylvania come ricorda David Keplinger nella scheda introduttiva - e il portoghese Tomás Sottomayor (1994), nella traduzione di Roberto Maggiani nonché la poetessa asturiana Sara Torres”. 
Anche il tema dello sradicamento è presente: in Sok, ad esempio, “diventa eco del paesaggio abbandonato dai genitori per fuggire ai khmer. Scopriamo così nella sua poesia - nelle sue improvvise virate dal freddo silenzio alle deflagrazioni del terrore - che il trauma del forzato sradicamento della sua famiglia influenzerà profondamente l’immaginazione. Un trauma ereditario che altera peraltro la percezione del mondo”.

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