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Con la crisi del Covid-19 l’Italia rischia di essere svenduta a... prezzi da saldo


16/03/2020

di Artemisia


Raffaele Volpi

Niente sarà come prima. L’impatto sull’economia dalla pandemia del Coronavirus è ancor difficile da quantificare e delineare ma di sicuro ne usciremo tutti più poveri. Soprattutto i Paesi con criticità come l’Italia. Berlino ha varato un piano di sostegno alle imprese mai visto nella sua storia. Ben 550 miliardi come garanzie della KFW, ovvero la Cassa Depositi e Prestiti tedesca, per crediti al sistema imprenditoriale da parte delle banche. Una iniziazione di liquidità che non ha precedenti che si vale delle decisioni di Bruxelles di sospendere il Patto di Stabilità, il pareggio di bilancio e il divieto agli aiuti di Stato. La macchina economica tedesca è pronta non solo a mettere un paracadute all’economia contro gli effetti recessivi del virus ma anche a fare un balzo in avanti approfittando delle difficoltà dei Paesi, partner europei, ma concorrenti. Non deve sfuggire l’esitazione di Berlino ad affrontare con energia il virus quando era chiara la diffusione dalla Cina, con l’obiettivo, (a pensar male ci si azzecca sempre) di tenere un filo aperto con Pechino. Ma soprattutto è sospetta l’uscita improvvida della presidente della Bce Christine Lagarde che nel momento più difficile e mentre i mercati si aspettavano un taglio dei tassi, ha dichiarato di voler marcare la differenza con la strategia del “whatever it takes” di Mario Draghi, facendo spronare Piazza Affari nella peggiore seduta della storia. Certo poi ha corretto il tiro, ma il bagno di sangue era stato fatto. Risultato perdite consistenti di tutte le nostre blue, da Eni, Enel, Leonardo, Telecom Italia. Il rimbalzo dei giorni successivi non è stato sufficiente a metterle al riparo. Altre turbolenze si annunciano in un periodo caratterizzato da estrema volatilità. Facile pensare che l’andamento sulle montagne russe renda i gioielli italiani facilmente scalabili e contendibili. Tant’è che è sceso in campo il Copasir e il presidente Raffaele Volpi ha espresso la sua preoccupazione: “Alcune dichiarazioni, vorrei credere solo a errori di comunicazione, hanno portato a un indebolimento importante repentino di assetti quatti anche strategici. Il divieto temporaneo deciso dalla Consob di vendite allo scoperto è stato deciso dalle borse inglesi e spagnole ma non da Francoforte e Parigi. E’ inderogabile difendere le risorse strategiche finanziarie e industriali del nostro Paese”. 
Poi Volti ha ricordato che il Copasir aveva già avviato un’indagine conoscitiva sul rischio di scalate dall’estero. E ha confermato che in questo momento ci sono azioni speculative e aggressive nei settori bancario-assicurativo, telecomunicazioni, energia e difesa. “Vanno salvaguardate le nostre società, devono rimanere nell’alveo dell’interesse nazionale”. 
Ma senza arrivare alle blue chip, l’assalto può essere fatto cominciando dalle piccole e medie imprese che rappresentano importanti anelli di finire produttive altrettanto strategiche. La concorrenza estera sta puntando proprio su questo tessuto industriale ad alta tecnologia ma che in un momento così difficile sono facilmente acquistabili. Sono i campioni del made in Italy, della moda e dell’high tech, sono quelle imprese che sono fornitori di grandi società del sistema della sicurezza nazionale. Sono società di filiera dell’aerospazio, delle infrastrutture, delle Tlc. Penetrare in una di queste vorrebbe dire mettere un piede nel sistema nevralgico del nostro Paese. La Germania ora, con il piano di mega sostegno alle sue aziende, dispone di una potenza di fuoco potente. Risolto il problema del sostegno all’economia colpita dal virus, può concentrarsi in uno shopping mai visto sulle imprese estere. Il made in Italy è il primo bersaglio.

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