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Continua ad arricchirsi la biblioteca dei "gialli da salvare" di casa Polillo

Le ultime proposte? Quelle legate alle raffinate penne di Christopher St. John Sprigg, Clifford Orr e Alfred Meyers


04/12/2017

di Massimo Mistero


La “Mystery Collector’s Edition” di casa Polillo, proposta sotto l’etichetta “I bassotti”, si arricchisce di ulteriori lavori, arrivando a toccare il ragguardevole traguardo di quota 186. Questi gli ultimi titoli e i relativi autori: Omicidio a Kensington (pagg. 256, euro 16,40) di Christopher St. John Sprigg; La casa sulla scogliera (pagg. 206, euro 15,40) di Clifford Orr e Aria mortale (pagg. 286, euro 16,40) di Alfred Meyers. Tre chicche (le ultime due inedite in Italia) che si rapportano alla filosofia della casa: quella di dare voce “a una piccola biblioteca del giallo da salvare, rifacendosi a una produzione letteraria pressoché irreperibile, rivalutando un genere che resiste con successo da oltre 150 anni e in cui si sono cimentati, fra gli altri, poeti, economisti, storici, scienziati e filosofi”. 
Ma veniamo ai tre protagonisti e ai contenuti delle loro opere. Per i molti che ancora non lo conoscono, il londinese Christopher St. John Spriegg ha rappresentato una meteora nel panorama della narrativa inglese (è infatti morto a trent’anni). Lui che appena quindicenne già scriveva per lo Yorkshire Observer, quindi - diventato adulto - avrebbe diretto un giornale dedicato all’aviazione, l’Aircraft Engineering, per poi convertirsi, quando aveva 27 anni, alle teorie marxiste e comuniste. La qual cosa lo avrebbe portato a partecipare alla Guerra civile spagnola, dove rimase ucciso in combattimento il 12 febbraio 1937. Come autore, oltre a essersi dedicato alla stesura di saggi politici e raccolte di poesie sotto pseudonimo, avrebbe scritto con il suo vero nome sette gialli, il primo dei quali, Omicidio a Kensington, viene ora proposto dalla Polillo (che con il numero 115 della collana I bassotti aveva già dato alle stampe il terzo della serie, ovvero L’alibi perfetto). 
Un romanzo, quello che suggeriamo, nel quale l’autore aveva introdotto i suoi personaggi principali, ovvero l’ispettore Bernard Bray e il giornalista Charles Venable. Il quale Venable lo incontriamo - dopo essersi trasferito dalla campagna a Londra - in un albergo che gli è stato consigliato da una cara amica. E qui si trova a confrontarsi con la sparizione di due persone da una stanza nella quale nessuno può entrare o uscire senza essere visto. Una scomparsa che si tinge di ulteriore giallo con il ritrovamento, nello stesso hotel, di parti di un cadavere. Una bella gatta da pelare. Fortuna vuole che in suo soccorso arrivi l’amico Bray a dipanare l’intricata matassa. 
Per contro si propone a stelle e strisce la penna di Clifford Orr, nato a Portland, nel Maine, nel 1899 e scomparso - non ancora cinquantaduenne - ad Hanover, nel New Hampshire. Omosessuale e alcolista, dalla vita inquieta, strada facendo avrebbe firmato come librettista alcuni musical messi in scena dai suoi compagni di università, oltre a scrivere testi per canzoni, una delle quali venne portata al successo dall’attrice-cantante Doris Day. Dopo averci provato con il giornalismo, Orr avrebbe diretto la libreria di Wall Street della casa editrice Doubleday. Risale invece a quando aveva trent’anni l’esordio nella narrativa di settore con The Dartmouth Murders, che gli aveva regalato una robusta popolarità.  Questo poliziesco sarebbe stato seguito nel 1932 da La casa sulla scogliera, pubblicato ora da Polillo: ovvero il suo canto del cigno, nel senso che da allora in poi avrebbe abbandonato la carriera letteraria per dedicarsi all’attività di editorialista per il New Yorker.   
A tenere la scena in The Wailing Rock Murderts (questo il titolo originale del romanzo) sono due case gemelle appollaiate su una scogliera a picco sul mare, il delitto di una giovane donna commesso in una stanza chiusa a chiave dall’interno, un paio di piantine per consentire al lettore di seguire le indagini e un’atmosfera, ci mancherebbe, carica di tensione e di mistero. A indagare è un famoso quanto anziano detective che spesso ha aiutato la polizia a risolvere casi difficili. Ma per lui, che guarda caso si era preso cura proprio della vittima, non sarà facile trovare il bandolo della matassa. Alle prese com’è con un brutto presentimento (chi sarà la prossima vittima?) e il buio pesto su chi possa essere l’assassino. 
Il terzo suggerimento per gli acquisti, come anticipato, porta la firma di un altro statunitense, Alfred (Louis) Meyers, nato da padre canadese nel 1906 a La Grande, nell’Oregon. Appassionato melomane e cantante egli stesso in quel di San Francisco dove era andato ad abitare, avrebbe dato alle stampe nel 1941 Murder Ends the Song, appunto Aria Mortale, che avrebbe rappresentato il suo unico lavoro, eccezion fatta per una sua partecipazione all’antologia di racconti San Francisco Murders. Un vero peccato, in quanto l’apprezzamento per la sua abilità narrativa gli sarebbe valsa la nomina a tesoriere della sezione nord-californiana dell’associazione Mystery Writers of America, complice l’amicizia con il famoso critico, nonché suo amico, Anthony Boucher, che di questa associazione era vicepresidente. Del seguito della sua vita non si sarebbe più saputo nulla, salvo che nel 1958 risiedeva ancora a San Francisco, dove sarebbe peraltro morto cinque anni dopo. 
E per quanto riguarda la trama di Aria mortale? Risulta ovviamente ambientata nel mondo della lirica e incentrata sulla soprano Marina Grazie, una donna capricciosa che inaspettatamente decide di tornare sulle scene. Una scelta che fa parlare molto i giornali, ma anche indispettire il giovane tenore Anthony Graine, che non l’apprezza né come persona né come artista. In questo ricambiato di egual moneta da parte dell’entourage della cantante (un medico, un pianista, un’assistente, una nipote e un autista). Ed è appunto in tale ambito che si svilupperà il fattaccio. Succede che poco prima della partenza per la prevista tournée, Marina insista per fermarsi - con la sua compagnia - nel castello isolato di un suo spasimante. Sta di fatto che fra quelle mura riaffioreranno vecchi rancori e “la morte entrerà in scena con la perversità degna dell’opera preferita dalla diva”, il Rigoletto di Giuseppe Verdi. 
Proposti i libri rinverdiamo l’arrivo sugli scaffali di questa significativa collana, riportando quanto ci ha avuto già modo di raccontare l’editore e scrittore Marco Polillo. “Successe che nel 1995, anno in cui ero tornato in Mondadori dalla Rizzoli, mi trovassi a vivere la grande battaglia di Segrate. Ma avendo vinto la fazione della quale non facevo parte, venni esiliato nella Capitale dove avrei dovuto occuparmi di cinema. In realtà, mi trovai alla periferia dell’Impero a non fare nulla”. Fu così che questo manager di livello - che ha fra l’altro ricoperto la carica di presidente dell’Associazione Italiana Editori - decise di andarsene, con l’intento di dare vita a una nuova casa editrice: appunto la Polillo, che si sarebbe dovuta occupare di narrativa straniera contemporanea nell’ambito dell’intrattenimento e dell’evasione, con un occhio comunque puntato sui gialli. 
“Ma siccome i grandi autori di bestseller erano già tutti accasati al top, ed erano comunque economicamente al di fuori della mia portata, decisi di puntare sulle seconde migliori linee a disposizione. La qual cosa per un po’ funzionò. Almeno sino a quando entrarono sul mercato nomi come quelli di Einaudi, Garzanti, Piemme e altri, che fino ad allora non si erano occupati di questo genere di narrativa, e a me rimasero in tasca soltanto le briciole”. 
A quel punto, a fronte di un mercato ancora promettente per i gialli, Polillo decise - nel mese di giugno 2002 - di pubblicare “i primi quattro titoli” di una piccola biblioteca di classici, battezzata appunto I bassotti. In effetti “si trattò di una scelta felice, che attingeva soprattutto dalla grande tradizione anglo-americana. Con una attenzione particolare all’età d’oro del mistery, dando voce, oltre ad autori molto conosciuti, anche ad altri poco noti ma di grandi qualità: quegli stessi che avevano contribuito ad aprire la strada al thriller moderno”. 

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