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Continua la saga di Stieg Larsson. Ma a scriverla è David Lagercrantz

Dopo Quello che non uccide (pubblicato in 40 Paesi) ecco L’uomo che inseguiva la sua ombra, quinto episodio della Millenium Trilogy


22/01/2018

di Catone Assori


Non c’era da dubitarne: dopo il successo ottenuto (per interposta scrittura) dal quarto episodio della Millennium Trilogy - Quello che non uccide (un lavoro venduto in 40 Paesi e interpretato dai due storici personaggi: la geniale vendicatrice Lisbeth Salander in coppia con lo scaltro e fascinoso giornalista investigativo Mikael Blomkvist) - non poteva mancare il quinto atto della saga che si era interrotta a causa della morte prematura di Stieg Larsson, stroncato nel 2004 da un infarto mentre partecipava a una riunione di redazione del suo giornale. Prima quindi di poter assaporare l’exploit planetario ottenuto dai tre libri della serie, un caso editoriale da ottanta milioni di copie. 
E a firmare L’uomo che inseguiva la sua ombra (Marsilio, pagg. 494, euro 21,00, traduzione di Laura Cangemi e Katia De Marco), anche in questo caso con la benedizione del padre di Stieg, Joachim, e di suo fratello Erland, è stato il giornalista, a sua volta svedese e di stanza a Stoccolma, David Lagercrantz, nato a Solna il 4 settembre 1962, già autore di diversi romanzi e di tre biografie, in primis quelle del matematico Alan Turing e del calciatore Zlatan Ibrahimović, che in Italia ha giocato nel Milan. 
Premesso che Lagercrantz (figlio del noto scrittore Olof, evidentemente buon sangue non mente) non ha mai conosciuto di persona Larsson, tuttavia è riuscito, grazie a un attento lavoro di ricerca e di approfondimento, a dare voce al quarto e quinto romanzo della serie - rifacendosi alle atmosfere cupe e misteriose dei precedenti lavori - in termini di ottima trama e di piacevole leggibilità. Anche se, pur non tradendo le aspettative, ha logicamente utilizzato uno stile diverso. 
Fermo restando che pure il nuovo thriller che stiamo proponendo si rifà alla spinta propulsiva di Larsson, il quale era riuscito a rivoluzionare il genere dando voce a forti tematiche di attualità sociale. E al resto ci aveva pensato il passaparola dei lettori, come spesso succede quando un numero uno lascia improvvisamente questo mondo. 
Ma veniamo alla sinossi de L’uomo che inseguiva la sua ombra, dove incontriamo Lisbeth Salander dietro le sbarre, nel carcere di massima sicurezza di Flodberga. Dove è finita per una breve condanna nonostante abbia contribuito a portare alla luce un intrigo criminale internazionale, mettendo in mano al giornalista investigativo più famoso di Svezia, il direttore della celebre rivista d’inchiesta Millennium, Mikael Blomkvist, lo scoop del decennio. Una boccata d’ossigeno per la testata che stava navigando in cattive acque (era infatti sull’orlo del fallimento) mentre lui stesso stava rischiando il posto. Con un interrogativo a frullargli per la testa: poteva ancora funzionare la sua visione del giornalismo, per quanto bella e giusta potesse essere? 
Un scoop che aveva rappresentato più di una boccata d’ossigeno per questo amico di Lisbeth, mentre lei si è ritrovata in gabbia insieme alla peggiore feccia del Paese. Anche se, dal suo punto di vista, la cosa non sembra preoccuparla più di tanto. Non a caso, segnata e temprata dalla vita, si ritiene “in grado di tener testa alle detenute più spietate, in particolare a una certa Benito, che pare avere l’intero penitenziario ai suoi piedi, guardie comprese”. 
D’altra parte Lisbeth ha ben altro per la testa cui pensare. È infatti venuta in possesso di informazioni che potrebbero aggiungere un fondamentale tassello al quadro della sua tormentata infanzia, sulla quale intende vederci chiaro. Sta di fatto che, con l’aiuto di Mikael, la celebre hacker comincerà a indagare su una serie di nominativi di un misterioso elenco che risveglia in lei velati ricordi. Soprattutto quello di una donna con una voglia rosso fiammante sul collo”, come se qualcuno gliela avesse stampigliata a fuoco. 
Ma c’è ovviamente un risvolto della medaglia. Nella sua inestinguibile sete di giustizia, “Lisbeth rischia di riaccendere le forze oscure del suo passato che ora, in nome di un folle e illusorio bene più grande, quasi sembrano aver stretto un’alleanza per darle di nuovo la caccia. Come un drago, quello stesso che ha voluto tatuarsi sul corpo per annientare i suoi avversari, Lisbeth è pronta a sputare fiamme e a distruggere il male con il fuoco che brucia dentro tutti quelli che vengono calpestati”. 
In buona sostanza i supporter di questa coppia strana e coinvolgente, enigmatica e stuzzicante, non rimarranno delusi, in quanto - come ha tenuto a sottolineare il New York Times - “i due sono sopravvissuti intatti, più intriganti che mai, al passaggio autoriale”. Con spruzzate vincenti di stile hard boiled che, a dire di Lagercrantz, gli sono state ispirate dai noir a stelle e strisce di Raymond Chandler.

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