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Contrazione senza precedenti per l’economia emiliana

Coinvolte quasi la totalità delle attività produttive con un calo che si attesta intorno al 12 per cento


16/11/2020

di Damiano Pignalosa


Uno dei tre pilastri dell’economia italiana, l’Emilia-Romagna, mostra seri segni di cedimento dopo l’estrema contrazione avuta a causa del covid-19. L’analisi sviluppata da Bankitalia ha mostrato come nei primi sei mesi del 2020 la regione abbia fatto registrare un calo del 12%. Terra di quasi 400mila imprese che non vedono più alcun segno positivo davanti al trend delle loro performance, l’Emilia Romagna si appresta ad affrontare una crisi senza precedenti, c’è da sottolineare comunque come questo calo non sia individuale, tanto da essere accompagnato a braccetto dalle altre due protagoniste dell’economia italiana, stiamo parlando in questo caso di Lombardia e Veneto.
L’indicatore trimestrale dell’economia regionale (Iter) elaborato dall’analisi di BankItalia (riflette la dinamica del Pil) dopo il -5,6% del primo trimestre è crollato del 18,6% nel secondo. E se la produzione industriale registra un calo del 14,9% nel semestre (fonte Unioncamere), nulla di buono traspare neppure dalla curva degli ordini (-13,1%) e degli investimenti: oltre un terzo del campione di imprese regionali sopra i 20 addetti analizzato da Bankitalia ha rivisto al ribasso le spese in investimento e il 60% conferma i budget al ribasso formulati a inizio anno.
A questo bisogna aggiungere che l'85% delle imprese esprime inoltre un calo significativo del fatturato da gennaio a settembre 2020 e circa il 60% di esse prevede di chiudere anche i prossimi sei mesi con una flessione del business. La crisi ha colpito la quasi totalità dei settori produttivi che ha innescato un importante aumento del risparmio proprio per cercare di affrontare al meglio questa fase di grossa incertezza infatti, famiglie e imprese, fanno le formiche e incrementano i propri depositi bancari con il quale affrontare un futuro che ad oggi non dà certezze.
«Il rapporto tra risparmio e reddito disponibile ha raggiunto un livello elevatissimo prossimo al 20% su scala nazionale, il doppio rispetto al 2019 – commenta il direttore della Banca d'Italia di Bologna, Maurizio Rocca -. I depositi in Emilia-Romagna sono aumentati nei primi nove mesi di 11 miliardi. Questo, soprattutto è per una contrazione consistente dei consumi, che è stata più forte del calo del reddito. Un segnale certamente non positivo a lungo termine, con ricadute sull'economia. Il prodotto interno lordo nazionale è stimato calare del 10,5% nel 2020 e anche per l'Emilia-Romagna si va in quella direzione. In queste settimane si segnala anche una situazione di rinnovata difficoltà e un rallentamento delle movimentazioni di merci, dopo il -14,2% di export del primo semestre 2020, e dei consumi energetici».
Questa contrazione si riflette senza fare sconti anche sul mercato del lavoro che, nonostante l’ampio ricorso alla cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti, segna un calo dell’occupazione dell’1,7%. Analizzando i dati, i dubbi e le paure che si insinuano nella mente di molti è che una volta conclusi questi interventi ci possa essere un taglio importante dei lavoratori che farebbe schizzare verso l’alto il tasso di disoccupazione mettendo in seria difficoltà gran parte della popolazione.
Che la situazione non fosse delle più rosee lo sapevamo tutti, ma leggere i dati ufficiali danno un quadro più completo che ci fa capire quanto il peggio non sia passato. Le ripercussioni economiche si protrarranno anche quando la pandemia sarà conclusa e il mondo del lavoro sarà quello che ne pagherà più lo scotto. Le politiche da intraprendere devono per forza di cose anticipare un salto nel vuoto pianificando già da ora gli interventi da dover apportare per uscire da questa maledetta crisi restando in piedi. In questo caso non si accettano improvvisazioni o un rimbalzo di responsabilità e questo sia chiaro a chi dovrà gestire la ripartenza cercando di commettere meno errori possibili…  

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