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Coronavirus: una “terapia d’urto” per l’emergenza, ma è necessario evitare la psicosi

Blindati i Comuni interessati dall’infezione. In cinque Regioni del Nord scuole, chiese e teatri chiusi, avvenimenti sportivi cancellati. Angelo Borrelli, capo della Protezione civile: stiamo adottando misure adeguate per contenere l’epidemia. E mentre si affaccia l’odiosa speculazione sulla paura, a chi è in quarantena o sotto osservazione verrà garantito automaticamente il periodo di malattia


24/02/2020

di Sandro Vacchi


Se hanno mandato a processo Matteo Salvini come sequestratore di persona perché, da ministro della Repubblica, obbligò per tre giorni al largo alcune decine di Chissacchì che pretendevano di entrare in Italia con la stessa facilità con cui si entra al ristorante, mentre l'Unione Europea si girava dall'altra parte, e poco prima che fraulein Carola venisse scagionata con tante scuse dall'accusa di avere speronato una vedetta della Finanza, allora il premier Giuseppe Conte de Pochette e il ministro della Salute Roberto Speranza andrebbero accompagnati a Rebibbia con l'accusa di delitto colposo contro la salute pubblica. Giuristi col pelo sullo stomaco riuscirebbero con probabilità ad affibbiargli perfino il tentato omicidio plurimo. 
La faciloneria, la dabbenaggine, la superficialità, l'improvvisazione, il dilettantismo, l'irresponsabilità con i quali il governo giallorosso ha gestito l'emergenza Coronavirus è una tragicommedia all'italiana che fa sbellicare dalle risate mezzo mondo mentre fa montare una rabbia inverosimile ai sudditi trattati come bambini dell'asilo, ai quali si dà un buffetto e la raccomandazione di fare i bravi. 
Siamo, per loro, dei poveretti che non devono permettersi di disturbare il manovratore che lavora per il nostro bene, per il nostro lavoro, la nostra pensione e ora anche per la nostra salute. Fateci caso: il benessere, il lavoro e le pensioni sono da tempo nel mondo delle favole, nel “C'era una volta...”, mentre la salute sta entrandoci in questi giorni, in una delle più grandi figure di palta che la storia italiana ricordi. 
L'avvocato degli italiani Giuseppe Conte, se all'eleganza dell'aspetto accompagnasse quella della coscienza dovrebbe fare alla svelta una sola cosa: consegnare la chiave di Palazzo Chigi al presidente della Repubblica e salutare a capo chino gli italiani, chiedendo loro scusa. Un'autocritica? Certo, in Cina decine di funzionari del Partito comunista sono costretti a farla, dopo aver taciuto per un paio di mesi la portata di un morbo che rischia di mandare per aria l'economia del Paese, la sua credibilità, la stessa sopravvivenza politica dello Stato. 
Da noi? Sono stati lasciati sbarcare a Pozzallo 274 emeriti sconosciuti dal punto di vista politico, eventualmente terroristico, ma soprattutto della salute, nel momento in cui l'Italia è il terzo Paese al mondo per numero di infetti, prima in Europa. 
Di chi è la colpa? Indovinato: dell'Orco leghista, di Salvinik il Terribile, dell'Attila di Porta Ticinese, del Benito della Curva Sud, che fa dello sciacallaggio, ergo diffonde terrore immotivato, perciò mette i bastoni fra le ruote alla Guida Illuminata, al Piccolo Padre, da fascioleghista qual è, anziché ascoltare le fresche lezioni dell'Anpi, Associazione Nazionale Periti Italiani, nel senso di defunti che ci propinano inconfutabili verità sulle foibe, il Triangolo rosso, la strage di Codevigo, l'eccidio dei sette fratelli Govoni, la macelleria messicana di Piazzale Loreto. 
“Scrivo da un paese che non c'è più” esordiva Giampaolo Pansa in un memorabile articolo dal Vajont. Nel mio piccolissimo, anch'io scrivo da un Paese inesistente, l'Italia, travolta non dall'acqua di una diga, bensì dal fiume di incompetenza colpevole che scorre inarrestabile fra le sponde del Tirreno e quelle dell'Adriatico. Colpevole, dico, perché usata solo per colpevolizzare e delegittimare l'avversario, anziché fare quello che un tempo i cattolici chiamavano atto di contrizione. 
Scrivo in un Paese che ha chiuso il Duomo di Milano, Piazza San Marco a Venezia, centinaia di piscine. E che ha sospeso mezzo campionato di calcio: perché accada, da noi, dev'esserci la guerra. Qui ci sono i morti. E il cosiddetto Paziente Zero sparito nel nulla, accusato troppo facilmente di essere lui l'untore. Degli sbarcati senza controlli dall'Africa, invece, nessuno dice niente? E dell'autoincensamento del Governo che avrebbe fatto più di tutti in Europa? Semmai per prendersi in casa questa rogna senza eguali – se ne accorgeranno, poverini, quando decine di connazionali saranno emigrati all'altro mondo, ma più probabilmente quando, a fine anno, l'Istat gli farà leggere i dati del PIL; allora sbiancheranno, sempre che gli italiani non li abbiano cacciati a calci nel sedere come sollecita Flavio Briatore. 
Per ora nascondono, cincischiano, promettono, rassicurano la plebe: niente di diverso da quando ci lasciano (malvolentieri) votare; niente di diverso da quello che in Cina hanno fatto per settimane. Un esempio? Domenica 23 febbraio, con tutti i telegiornali e i quotidiani gonfi di Coronavirus, “Rinascita”, pardon, “L'Espresso”, settimanale ufficiale della sinistra ben-pensante, raffinata, “à la page” e odiatrice del popolo puzzone, aveva una copertina dedicata alle schermaglie fra Renzi e Conte, adorati dalle ferramente data la quantità di bulloni che acquistano (coi nostri soldi) per tenersi inchiavardati alle poltrone. Gli articoli all'interno trattavano di Libia, donne dell'Isis, “Le chiavi emotive del neopopulismo” (sic), il bluff Trump (e ti pareva!), il premier Conte che piacerebbe al 52 per cento degli italiani. Verificheremo fra qualche mese. Il Coronavirus? Zero! 
I compagni dei Parioli mica se lo prendono, è roba da leghisti magnapolenta. Gente come Attilio Fontana, governatore di una Lombardia che ormai sembra Wunan, la tana del contagio. E con lui Zaia e Fedriga, che non avrebbero voluto riammettere a scuola senza quarantena i ragazzini cinesi rientrati dalla madre patria. Ah sì? E come mai una quarantina di italiani rimpatriati dalla Cina sono stati isolati allo Spallanzani di Roma? Razzisti, gli gridavano all'inizio di febbraio i fenomeni di ignoranza, gli stessi che oggi amerebbero un governo di solidarietà nazionale con un'opposizione che non rompa più le scatole. 
Giorgia Meloni ha giustamente rilevato che la sveglia al collo ce l'avrà qualcun altro, semmai il signor Rossi governatore della Toscana, oppure la ministra piacentina Micheli, i quali si riempiono la bocca di accuse di fascioleghismo e di sciacallaggio. 
«La situazione è fuori controllo», avverte intanto l'assessore al welfare della Lombardia, mentre le telecamere inquadrano piazze deserte, gente con la mascherina sul naso, negozi con le serrande abbassate. E Angelo Borrelli, capo della Protezione civile, parla apertamente di pandemia mentre l'Organizzazione mondiale della sanità giudica “preoccupante” la situazione in Italia. Ma a Roma si fanno “li cazzi loro”. Sua Nullità Nicola Zingaretti all'assemblea del PD ha appena sfiorato la nuova peste, dilungandosi invece sui decreti sicurezza di Salvini da buttare all'aria al più presto, ovviamente per accogliere un altro po' di clandestini da sfamare e inserire nel mondo parallelo del precariato o del “fancazzismo”, autentica risorsa italiana. 
Qualcuno che chieda scusa al virologo Roberto Burioni, il quale sostiene da settimane la necessità inderogabile della quarantena? Neppure per sogno. Il medico parla di “congiura dei somari”, di troppa gente che sdottoreggia senza sapere nulla. «Anche Salvini, quando parlava dell'inutilità di dieci vaccini obbligatori. Poi si è ricreduto e gliene va dato atto, ma Rossi?». Replica la viceministra Dem dell'Istruzione, Anna Ascani: «Basta con l'allarmismo!». Controreplica: «E' immensamente meglio sbagliare per sopravvalutazione del pericolo, non per sottovalutazione, come è stato fatto». 
Allarmismo, fascioleghismo... Burioni non è mica santa Greta Vergine Verde, stia al suo posto, la svedesina sì che ha diritto di parlare. Come le Sardine, che però sono una specie in via di estinzione. Tranquillizzino, con la loro camomilla, i familiari dei tre morti accertati finora, i cinesi autoreclusi a Prato, chi deve partire in treno o in aereo. Lo dicano agli Stati Uniti, che hanno imposto la quarantena obbligatoria, o alla Cina, dove cinquanta milioni di persone nella provincia dello Hubei sono in isolamento completo, dopo mesi di silenzio colpevole e di sottovalutazione, e di tentativi di occultare una verità che, ad oggi, è fatta di ottantamila vittime ufficiali. 
Ma, soprattutto, qualcuno dovrebbe spiegare una cosa. Germania, Francia e Spagna, nostre cugine in Europa, contano una trentina di casi in tutto di Coronavirus, meno della metà della sola Italia, ma non prevedono nessuna quarantena per chi rientra dalla Cina. Salvini (sempre lui, il Cattivo, lo Sbudellatore) ha chiesto di rivedere il trattato di Schengen sulla circolazione delle persone. Non l'avesse mai fatto! Sanno però, Lor Signori, che gran parte dei voli dalla Cina fanno scalo a Parigi e a Francoforte? Il signor Speranza, un nome a caso, rientra bel bello da Wunan e atterra a Francoforte, dove si presenta liberamente all'imbarco per Roma e, in quanto cittadino dell'Unione, sale in aereo e atterra a Fiumicino. Poi va in consiglio dei ministri... e infetta tutti. Scusate, purtroppo il lieto fine non c'è.

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