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Corsa a ostacoli per l’App IO: i problemi non finiscono mai

D'altra parte lo si poteva immaginare visto che l'informatizzazione della Pa è ancora all'anno zero


14/12/2020

di Artemisia


L’informatizzazione della pubblica amministrazione è ancora all’anno zero. Basta vedere quello che sta accadendo all’App IO, l’applicazione utile ad avere accesso ali servizio di cashback. Solo un ingenuo o un superficiale non poteva prevedere il grande afflusso sul web per scaricarla. Come è stato per il Bonus vacanze, per quello delle biciclette e monopattini e per l’Inps, il sistema è andato in tilt. 
Anche adesso, a distanza di qualche giorno (l’operazione è partita l’8 dicembre), continuano ad esserci problemi. Il passaggio principale su cui si concentrano gli errori dell’app IO è la sezione “Portafoglio”, dove devono essere registrate carte e metodi di pagamento, necessari ad abilitare il cashback. Proprio quando bisogna cliccare su “Attiva il Cashback” il sistema si blocca o procede in modo intermittente. 
I tecnici dicono che i problemi sono in fase di risoluzione ma la gran quantità di richieste allunga i tempi. L’unica soluzione potrebbe essere di attendere un calo del flusso e la soluzione delle criticità. E’ possibile aderire al cashback anche attraverso l’app di online banking. 
La corsa ad accedere al meccanismo di rimborso, ha fatto superare agli italiani le diffidenze sulla condivisione dei propri dati, considerata invece un disincentivo per Immuni. Davanti al miraggio della restituzione di 150 euro persino la privacy, è passata in secondo piano. In sette giorni il meccanismo di rimborso per le spese digitali è stata scaricata quasi dallo stesso numero di persone (3,5 milioni) che ha aderito a Immuni, l’applicazione nata per rafforzare il tracciamento e limitare il contagio da Covid, nelle prime tre settimane. 
IO ha superato la soglia degli 8 milioni di download mentre Immuni resta sotto i 10 milioni. 
Come funziona il cashback? Dall’8 al 31 dicembre, i cittadini italiani che effettueranno almeno 10 acquisti con carte di credito, carte di debito, bancomat o piattaforme di altri issuer convenzionati, potranno ottenere il 10% di rimborso sulle spese effettuate nei negozi, fino a un massimo di 150 euro. I rimborsi saranno accreditati nei primi mesi del 2021 sul conto corrente. 
Secondo i commercianti, il successo del cashback potrebbe ancora essere migliorato se lato venditore ci fosse l’opportunità di abbassare il costo delle commissioni per i pagamenti con il Pos. 
In Italia i pagamenti digitali rappresentano solo il 26% del totale. La quota media a carico degli esercenti sulle transazioni è pari all’1,1%, a fronte dell'1,3% del Regno Unito e di oltre l'1,5% in Olanda. Quindi ulteriori riduzioni sono abbastanza difficili da ipotizzare. 
Già da mesi i commercianti usufruiscono del credito di imposta del 30% sulle commissioni pagate per i pagamenti digitali ricevuti. Il tax credit può essere usato in compensazione con il modello F24 a partire dal mese successivo a quello della transazione. 
Per il cashback sono stati stanziati 227,9 milioni di euro fino al 31 dicembre. I cittadini iscritti al programma di rimborso sono 3,6 milioni e sono destinati ad aumentare, come i download dell’app. Se tutti questi utenti spendessero 1.500 euro, avrebbero diritto a 150 euro di rimborso: spesa totale 540 milioni di euro. 
Qualora la predetta risorsa finanziaria non consenta il pagamento integrale del rimborso spettante, questo è proporzionalmente ridotto. 
Tradotto in parole più semplici: se dovessero mancare i soldi per tutti, invece del 10%, la quota del cashback scenderà in maniera “proporzionale”. Una beffa. Il governo sta pensando di prorogare il periodo di validità fino al 6 gennaio perché nei primi giorni, a causa dei problemi tecnici, è stato impossibile registrare le operazioni.

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