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Corsa a ostacoli per reddito di cittadinanza e quota 100

Una marea di paletti che pesano sulle due misure cardine del Governo: analizziamoli


21/01/2019

di Artemisia


Ci sono talmente tanti paletti che le due misure pilastro del governo Conte interesseranno alfine una ristretta percentuale di persone. Stiamo parlando del reddito di cittadinanza e di quota 100. Per il primo bisogna avere quattro requisiti: essere cittadini italiani, europei o lungo soggiornanti e risiedere in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2 in via continuativa; avere un ISEE inferiore a 9.360 euro annui; in caso di seconda casa deve avere una rendita inferiore a 30mila euro; un patrimonio finanziario non superiore a 6.000 euro che può arrivare fino a 20.000 per le famiglie con persone disabili. Per quanto riguarda l’importo un single riceverà fino a 500 euro come integrazione al reddito più 280 euro per l’affitto (oppure 150 euro di contributo per il mutuo). 
Una famiglia composta da 2 adulti, 1 figlio maggiorenne e 1 figlio minorenne avrà fino a 1.280 euro al mese: fino a 1.000 euro mensili come integrazione al reddito più 280 euro al mese di contributo per l’affitto (oppure 150 euro di contributo per il mutuo). Una famiglia composta da 2 adulti, 1 figlio maggiorenne e 2 figli minorenni avrà fino a 1.330 euro al mese: fino a 1.050 euro come integrazione al reddito più 280 euro di contributo per l’affitto (oppure 150 euro di contributo per il mutuo. Possono accedere all’assegno anche i pensionati con gli stessi requisiti reddituali e di patrimonio immobiliare e finanziario. Poi ci sono le sanzioni, le cosiddette “norme anti divano” per impedire che il reddito si trasformi in una misura meramente assistenziale. Chi non partecipa ai costi di formazione o rifiuta tre proposte di lavoro, verrà privato del reddito. I soldi vanno spesi entro il mese che si ricevono. 
Passiamo ai pensionamenti anticipati. 
Quota 100 non è uguale per i dipendenti pubblici e per quelli del settore privato. Gli impiegato dello Stato dovranno attendere sei mesi per poter andare in pensione in anticipo. Una disparità che potrebbe incidere sull’appeal della misura che non è poi così vantaggiosa come potrebbe sembrare e come era stata “venduta” dal governo in campagna elettorale. Tant’è che secondo la maggior parte delle stime solo il 30% degli aventi diritto deciderà di usufruire di questa finestra previdenziale. Il disincentivo maggiore è rappresentato dal minor assegno che il futuro pensionato riceverà. È vero, come ha ribadito il governo, che non ci sono penalizzazioni ma il sistema contributivo rende di per sé stesso non vantaggioso l’uscita anticipata. Ricordiamo che l’entità della pensione è legata ai versamenti contributivi, cioè agli anni lavorati. Quindi meno si lavora e più magro è l’importo dell’assegno. Il taglio, secondo alcune simulazioni, può arrivare fino al 34%. 
Detto questo vediamo quali sono le nuove regole con particolare attenzione al diverso trattamento tra pubblici e privati. 
Può usufruire di quota 100 dal primo aprile di quest’anno, chi nel settore privato ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2018; chi li matura dal primo gennaio 2019 avrà diritto alla pensione tre mesi dopo. I requisiti devono essere almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi. Lo stesso decreto prevede un abbassamento del requisito contributivo attualmente in vigore dal primo gennaio, ripristinandolo a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. La legge Fornero prevede invece il pensionamento dal primo gennaio a 67 anni di età per gli uomini e 66 anni e 7 mesi per le donne con 20 anni di contributi, oppure in base alla contribuzione con 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne indipendentemente dall'età. 
Vediamo invece cosa accade ai dipendenti pubblici con quota 100. Coloro che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2018 possono andare in pensione anticipata dal primo agosto, quindi non dal primo aprile come i colleghi del settore privato. Per gli altri la finestra si apre sei mesi dopo la maturazione dei requisiti con l'obbligo di preavviso di sei mesi. Se un lavoratore ad esempio raggiunge i requisiti dal primo maggio, potrebbe andare in pensione dal primo novembre. 
Tabella diversa per gli insegnanti e gli operatori della scuola che possono andare via solo a inizio anno scolastico, a settembre. 
Un altro disincentivo, oltre all’assegno più magro, è il divieto di cumulare la pensione con altri redditi fino al raggiungimento dei requisiti di legge per il pensionamento. Pertanto chi pensava di poter arrotondare con qualche lavoretto, deve mettersi l’anima in pace. 
Per tutti i pensionati pubblici (non solo quota 100) è prevista la possibilità di avere subito l'anticipo di fine rapporto fino a 30.000 euro. La liquidazione viene infatti erogata attualmente dopo uno-due anni e poi comunque versata a rate in base all’importo. Il ministro Bongiorno aveva detto che avrebbero state le banche ad anticipare le somme. 
È possibile cumulare periodi assicurativi presenti su più gestioni. 
Per i lavoratori precoci sono stati abrogati gli incrementi di età pensionabile per l'effetto dell'aumento della speranza di vita. Potranno andare in pensione a 41 anni trascorsi 3 mesi dalla maturazione dei requisiti.

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