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Cosa accadrà ai nostri giovani quando diventeranno anziani?

La figura dello "Stato-mamma", così come stanno le cose, purtroppo appartiene già al passato


28/01/2019

di Artemisia


Altro che reddito di cittadinanza. Altro che quota 100. Il sussidio deciso dal Governo è solo un palliativo per alleviare la situazione drammatica di alcuni giovani. Il problema non è soltanto come tirare avanti in attesa di trovare un’occupazione. Il grande tema, che finora i governi, tutti, hanno ignorato, è cosa accadrà a questi stessi giovani quando saranno anziani. 
Il futuro pensionistico è sempre più buio. Chi vuole avere la certezza di avere una vecchiaia tranquilla dal punto di vista economico deve pensarci in tempo e mettere da parte i soldi per il proprio fondo previdenziale. La figura dello Stato-mamma, che pensa al cittadino dalla nascita alla morte, appartiene al passato. L’introduzione del sistema di calcolo contributivo ha già fatto calare una scure sui futuri assegni previdenziali. Le carriere professionali sempre più precarie e frammentate non consentono versamenti contributivi costanti. A questa realtà si aggiunge la previsione che il sistema previdenziale italiano non c'è la faccia più a erogare le pensioni. Lo scenario è stato delineato dal Fondo monetario internazionale in un report in cui disegna uno scenario per il 2050 per i Paesi sviluppati. L’Italia è il Paese in cui il sistema previdenziale è più a rischio di sostenibilità. Il report dal titolo “Il futuro del risparmio: il ruolo del sistema pensionistico in un mondo più anziano” parte dalla considerazione del ruolo determinante di due fattori: il calo della fertilità e l’aumento della longevità su scala mondiale. Ed esamina le conseguenze economiche. Afferma che nei prossimi anni le pensioni non potranno più essere erogate esclusivamente dal sistema pubblico. Il costo della previdenza aumenterà fino al 25% sul Pil. Senza interventi, mantenendo quindi la tassazione e le spese del welfare al livello attuale, si avrebbe un aumento del debito pubblico. 
Per i giovani quindi non c’è scelta: devono mettere da parte più soldi possibili nel proprio Fondo previdenziale e ritardare l’uscita dal lavoro. 
Il fondo monetario dà alcuni suggerimenti ai politici. Innanzitutto stimolare un maggiore risparmio dei singoli lavoratori. Quindi attenuare le differenze di genere e premere affinché le persone più anziane restino nel mercato del lavoro. Fondamentale, secondo gli economisti di Washington, è affiancare al sistema pensionistico pubblico, uno schema contributivo finanziato dai privati. L’Fmi consiglia anche di considerare le politiche del settore finanziario e del mercato del lavoro come parte di un pacchetto di riforme pensionistiche. La pensione dipenderà dalla capacità di risparmio delle famiglie e dall’abilità nella diversificazione di prodotti finanziari. Gli economisti scrivono che “I governi possono rendere più facile per gli anziani rimanere nel mondo del lavoro riconsiderando tasse e benefici che favoriscono il pensionamento anticipato”. In sostanza l’Fmi boccia Quota 100 che stando proprio a queste proiezioni, va nella direzione opposta. 
Ma il prestigioso istituto dimentica che gli stipendi per i primi anni di lavoro impediscono qualsiasi forma di risparmio. Non solo le retribuzioni sono basse ma spesso sono saltuarie. Il lavoro precario si è esteso. Come può un giovane pensare a mettere da parte qualcosa per il futuro pensionistico e al tempo stesso risparmiare per comprare una casa e creare una famiglia? È questo il grande interrogativo a cui finora nessuno ha dato una risposta.

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