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Cosa faresti per cercare di salvare tua figlia dalla tossicodipendenza e da una relazione pericolosa?

Torna dopo diversi anni sui nostri scaffali il geniale Harlan Coben, firma di punta di Netflix. Da non perdere anche Conn Iggulden e un urban fantasy di Luca Farru


14/06/2021

di MAURO CASTELLI


Un autore che non delude mai secondo Lee Child; un maestro della suspense e dei colpi di scena per dirla alla Dan Brown; uno dei più grandi scrittori di thriller al mondo, per James Patterson, e addirittura di tutti i tempi se vogliamo stare a Jillian Flynn. Esagerazioni a parte, lo statunitense Harlan Coben - vincitore di premi importanti come l’Anthony Award, L’Edgar e il Shamus - si propone, con oltre 75 milioni di copie vendute in 45 Paesi, come il padre del domestic thriller
Lui autore di punta per Netflix, a fronte di un contratto esclusivo che lo lega a questa piattaforma per cinque anni, per la quale ha realizzato 14 fra serie e film, alcuni dei quali adattati dai suoi romanzi. Lui che è nato nel New Jersey, e più precisamente a Newark da una famiglia ebrea, il 4 gennaio 1962 dove si era laureato in Scienze politiche. Per poi darsi da fare diversi anni nell’industria del turismo, sin quando aveva imboccato la strada della narrativa, sfornando oltre 35 romanzi, molti dei quali diventati bestseller. Conditi di trame coinvolgenti, che richiamano peraltro una sua dichiarazione: “Rinunciare al mistero vuol dire rinunciare a una componente fondamentale del nostro essere uomini. E appunto la letteratura può aiutarci a recuperarla...”. 
Lui che dopo una prolungata latitanza dagli scaffali italiani - lo ricordiamo ad esempio come autore della serie di undici lavori, tre dei quali pubblicati dalla Mondadori, interpretati dal procuratore sportivo Myron Bolitar, che aveva fatto debuttare in Deal Breaker nel 1995 - torna in pista per i tipi della Longanesi con Fuga (pagg. 400, euro 18,60, traduzione di Stefania Cherchi). Un lavoro incentrato sul tentativo di una famiglia di salvare la loro figlia dalla tossicodipendenza a fronte di un pericoloso segreto. D’altra parte un genitore è disposto (quasi sempre) a tutto pur di proteggere i propri ragazzi. 
A tenere la scena in questa storia - capace di regalare al lettore la piacevolezza di una lettura fluida, amara, a tratti disincantata - è Simon Greene, consulente finanziario di Wall Street, nei guai per una figlia persa: ovvero Paige, una ragazza sbandata legata a un fidanzato che abusa di lei. Una figlia che gli ha oltre tutto spiegato chiaramente che non vuole essere salvata. Ma lui non si dà pace. 
Così quando un giorno, per puro caso, la vede a Central Park mentre suona una chitarra le emozioni si rincorrono. Ma quella che si trova davanti non è però la ragazza che ha cresciuto, quella che è sempre presente nei suoi ricordi. È una donna che cammina sul filo del rasoio, malconcia, spaventata, decisamente nei guai. 
Ma poco importa. Corre da lei e cerca di convincerla di tornare a casa. Per tutta risposta Paige fugge e Simon, da buon genitore, la insegue, finendo così per trascinare anche la sua famiglia nell’oscuro mondo che l’ha fatta prigioniera. Un mondo del quale non sospettava nemmeno l’esistenza, che vive all’ombra di una setta pseudo-cristiana che diffonde idee violente. Dove l’arma più comune è quella dell’omicidio e dove i segreti creano un muro impenetrabile, capace di fagocitare molti giovani che finiscono poi per sparire. E prima che Simon se ne renda conto la sua vita sarà in pericolo. Ma per proteggere sua figlia dal male dovrà mettersi in gioco e rischiare molto. 
Ce la farà? Forse sì o forse no. Leggere per sapere. Fermo restando che sarà una lettura piacevole, a tratti anche aspra, che non mancherà di indurre alla riflessione…


Altra penna da copertina quella dell’inglese Conn Iggulden, uno dei massimi autori di romanzi storici a livello mondiale, che dopo aver dato alle stampe nel 2019 Il falco di Sparta torna nell’antica Grecia per riportare alla luce un passato glorioso, narrando le gesta di eroi disposti a tutto, persino a morire, pur di difendere il loro popolo. Mettendo in scena la sanguinosa lotta fra due grandi imperi, una guerra epica capace di cambiare i destini del mondo di allora e dei suoi protagonisti divenuti immortali. 
Un autore, Iggulden, capace di raccontare il passato come pochi altri, in altre parole facendolo rivivere in maniera affascinante e arricchendolo di passaggi inediti, frutto di un approfondito lavoro di ricerca e di documentazione. Il quale, ne Le porte di Atene (Piemme, pagg. 460, euro 20,00, traduzione di Elena Cantoni), si rifà a un ben definito periodo storico: quello legato al 490 avanti Cristo, un momento non facile per il mondo greco. 
Quando (forse) le città della Ionia (l’attuale Turchia occidentale), cadute sotto il controllo della Persia, chiesero aiuto e le truppe greche invasero la regione; quando (forse) alle delegazioni diplomatiche greche venne chiesto di offrire terra e acqua, ovvero la sottomissione; quando (forse) lontani da casa e isolati i delegati si sottomisero. Tanti forse, quindi, per un periodo storico in ogni caso drammaticamente stimolante. 
D’altra parte, come ammette lo stesso autore nelle note finali (particolarmente utili al lettore per farsi un’idea di quel che successe), anche la documentazione sulla battaglia di Maratona - l’episodio con il quale si apre questo libro - è pieno di lacune. Non sappiamo ad esempio se Dario (la cui successiva morte gli impedì di infliggere ai greci la tremenda vendetta che sognava) fosse presente; nessuno sa se i soldati a cavallo parteciparono realmente a questa battaglia, o se più probabilmente scesero in campo nella campagna successiva guidata da Serse. 
D’altra parte anche a un profano non ci vuole molto per rendersi conto delle difficoltà nel fare luce sui resoconti storici di quel periodo con una buona dose di attendibilità.  
Di fatto un ulteriore spaccato storico dedicato al mondo dell’antica Grecia - cui seguirà, sempre per i tipi della Piemme, anche il terzo volume intitolato Protector - condito di azione, avventure e intrighi; un canovaccio peraltro ben orchestrato e, come al solito, di piacevole lettura. Com’è nelle corde di Conn Iggulden, osannato da numeri del settore come Wilbur Smith e Bernard Cornwell nonché vincitore di importanti premi. 
Ma veniamo al dunque de Le porte di Atene, un lavoro che si rifà, in termini di richiamo di copertina, a una antica quanto graffiante asserzione: Se vuoi la libertà, preparati alla guerra. State a sentire: “Mentre indossa l’armatura e si prepara a scendere in campo contro il nemico persiano, Santippo non sa che sta per prendere parte a uno scontro destinato a tenere banco nella storia: la leggendaria battaglia di Maratona. L’impresa è disperata. Re Dario, il Re-Dio, è sbarcato sulle coste greche con il suo esercito di cinquantamila soldati. Gli uomini di bronzo dell’esercito ateniese sono a malapena diecimila, un sasso d’oro gettato nel mezzo di un’alluvione. Ma Santippo, Temistocle e gli altri lottano per qualcosa di più importante di un re e, guidati da Milziade, dimostreranno ciò che può fare un popolo disposto a tutto per proteggere ciò che ama”. 
Sta di fatto che “tra l'odore del sangue e del finocchio selvatico che ricopre il campo di battaglia, i greci respingeranno il nemico verso il mare, mettendo in fuga il temuto esercito persiano e il suo re. La grande battaglia è vinta, ma la guerra è appena iniziata. Dieci anni dopo sarà Serse a guidare i persiani verso la vendetta, costringendo Atene a chiedere aiuto agli uomini di Sparta, guidati da Leonida, nel disperato tentativo di bloccare il nemico alle Termopili…”. 
Per la cronaca Iggulden è nato a Londra il primo gennaio 1971 da padre inglese e madre irlandese, ha studiato letteratura alla London University e ha insegnato per sette anni alla Haydon School prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, con puntate anche nel settore dei libri per ragazzi complice il fratello Hal. 
Di fatto un personaggio fuori dalle righe, che attualmente vive con la famiglia (una moglie e quattro figli) a Hertfordshire. Un prolifico autore al cui attivo figura il filone legato allaGuerra delle due Rose”, ovvero Stormbird, Trinity, Bloodline e La battaglia di Ravenspur, per non parlare dei lavori dedicati alle imprese di Giulio Cesare (Le porte di Roma, Il soldato di Roma, Cesare padrone di Roma, La caduta dell'aquila e Il sangue degli dei) oppure di quelli incentrati sulla stirpe di Gengis Khan (Il figlio della steppa, Il volo dell'aquila, Il popolo d'argento, La città bianca, Il signore delle pianure). 


L’ultimo suggerimento per gli acquisti risulta legato alla penna di Luca Farru, nato nel 1987 in provincia di Varese, che arriva sugli scaffali, dopo aver imperversato in Rete (forte di un milione e mezzo di visualizzazione su Wattpad), con il primo volume della trilogia “urban fantasy” Quattro, intitolato Il risveglio (Sperling & Kupfer, pagg. 374, euro 16,90), cui seguirà a breve il secondo, ovvero La ricerca
Di fatto una saga ben strutturata e di ampio respiro che vede in scena quattro ragazzi prescelti dal destino - uniti indissolubilmente da un marchio demoniaco - “per sconfiggere Serafyn ed evitare che spalanchi le porte degli Inferi”. Una saga che non solo racconta di soprannaturale, magia e poteri incredibili, ma anche di legami familiari, di amore e di amicizia. 
Contenuti che peraltro si rifanno a una premessa: Per cinquecento anni, il mondo sovrannaturale e quello degli esseri umani hanno vissuto in armonia. Il regno dei guardiani ha garantito stabilità e giustizia a tutte le sue fazioni, ma l’equilibrio sembra d’un tratto interrompersi e le paure legate al passato riemergono impetuose. Le forze oscure sono riuscite a scalfire il più potente incantesimo della storia del mondo magico, ed hanno come obiettivo ultimo quello di risvegliare il loro padrone, Serafyn, per riprendere il suo piano diabolico da dove è stato interrotto. 
A tenere la scena sono quattro ragazzi - Cody, Matt, Rose e Sybil - che non si conoscono e vivono in città lontanissime tra loro, rispettivamente a Vancouver, New York, Milano e Singapore, e che conducono esistenze diametralmente opposte. Sin quando un giorno si trovano accomunati da strani accadimenti: sulla loro pelle compare un marchio insolito e incominciano ad avere strane visioni, oltre a manifestare poteri inspiegabili. 
Secondo logica narrativa sarà a questo punto che il velo che separa naturale e soprannaturale si squarcerà e i quattro scopriranno di essere stati presi di mira dai seguaci di Serafyn, l’antico demone che dominava il reame oscuro di Inferium. Serafyn che era stato sconfitto in passato dalle forze del bene, di stanza a Nuramen e guidate dalla regina Melania. 
A questo punto si salvi chi può. Perché tra fughe rocambolesche, addestramenti serrati e scoperte sconvolgenti, i nostri giovani dovranno lasciare che il loro destino si compia. Con alcuni interrogativi al seguito: riusciranno a impedire il ritorno di Serafyn e a salvare coloro che amano? E soprattutto impareranno a convivere con il mondo soprannaturale al quale ignorano di appartenere? 
Come già velatamente accennato le tematiche di questo fantasy si intrecciano con quelle del romance. Ad esempio attraverso l’amore impossibile tra Sybil e il demone mezzosangue Kevin, in cui entra come “terzo incomodo” il guardiano Thor; la relazione tra lo scrittore Matt e la modella Rose, che ha problemi di alcolismo; oppure il legame che coinvolge Cody e David, il guardiano destinato a diventare… 
Che dire: per gli amanti del genere un libro da non perdere, sia pure a fronte di una fase iniziale un po’ macchinosa, volta a far partecipi i lettori dei personaggi e degli antefatti della storia. In seguito la scrittura e i relativi meccanismi di narrazione si faranno più sciolti, accattivanti, ritmati. Giocando a rimpiattino fra il bene e il male, il reale e l’irreale, il vero e il falso, il prima e il dopo. 
Insomma, un discreto lavoro da parte di un esordiente che anche nella vita ama dire la sua. Proponendosi molto attivo sui social, certo, ma anche capace di leggere “più di quanto sia umanamente possibile”. Con una predilezione - nemmeno a ricordarlo - per il fantasy e le storie d’amore tormentate. Attanagliato com’è da una dipendenza compulsiva legata - per la soddisfazione degli editori - all’acquisto di libri.

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