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Cosa può succedere quando il passato irrompe con violenza nel presente?

Marco Vichi, lasciata a riposo la penna da giallista, si addentra in una tematica calda: il rapporto di un uomo con una figlia che non sapeva di avere


25/03/2019

di Valentina Zirpoli


Saper spaziare nelle più diverse tematiche non è da tutti. Una prerogativa che invece rientra nelle corde di Marco Vichi, sempre pronto a regalare rotte alternative al suo modo di raccontare, giocando abilmente con le parole e con gli argomenti. Addentrandosi da par suo anche nel campo dei sentimenti, come succede nel suo ultimo romanzo, Per nessun motivo (Guanda, pagg. 238, euro 17,00), un lavoro segnato da una citazione di Curzio Malaparte che la dice lunga: Non so quale sia più difficile, se il mestiere del vinto o quello del vincitore. Ma una cosa so certamente, che il valore umano dei vinti è superiore a quello dei vincitori. Una citazione che, sia pure fra le righe, si rapporta con la storia raccontata in questo lavoro di piacevole lettura, che non mancherà di indurre il lettore a profonde riflessioni. 
Vichi, si diceva. Uno degli scrittori più apprezzati su piazza, collezionista di premi (come il Fedeli, il Scerbanenco e quello delle Arti “Fiorentini nel Mondo”). Una penna che della piacevolezza narrativa ha fatto bandiera; un autore che sa incantare graffiando e scuotendo le coscienze, senza quasi darlo a vedere; una firma che strada facendo ha giocato su più campi, imbastendo piacevoli testi teatrali, sceneggiature, una lunga sfilza di racconti e una ventina di romanzi, nove dei quali dedicati alle indagini del commissario Bordelli, un poliziotto come si deve che indaga nella Firenze degli anni Sessanta. Città dove lui è peraltro nato il 20 novembre 1957, anche se oggi vive (beatamente) nel Chianti, luogo di ispirazione per molte delle sue storie. 
Che altro? La realizzazione, per Radio Rai Tre, di alcune puntate del programma Le cento lire dedicate all’arte in carcere; numerose collaborazioni con riviste e quotidiani nazionali; la curatela di diverse antologie, oltre a inaspettate virate nell’ambito della graphic novel, o romanzo a fumetti che dir si voglia. Per non parlare del ruolo avuto nei laboratori di scrittura, che lo hanno visto protagonista in diverse città italiane, oltre che presso l’Università di Firenze. 
Ma veniamo al dunque. Ovvero a Per nessun motivo, un lavoro che lo ha visto confrontarsi sull’importanza dei rapporti umani, oltre che sulla loro imprevedibilità. Come appunto succede in questa nuova storia, dove Vichi mette in scena Antonio Bastogi, un ricco industriale che ha deciso, dopo essersi fatto assorbire per troppi anni dal lavoro, di lasciare l’azienda in mano ai figli e di ritirarsi sulle colline del Chianti per dedicarsi a vecchie quanto inappagate passioni. 
Ben presto, però, la sua monotona esistenza verrà sconvolta dalla scoperta di una lettera che gli era stata spedita venticinque anni prima da una sua vecchia fidanzata e che la moglie Loredana aveva aperto per sbaglio: lettere nella quale Christine, appunto la sua ex fidanzata francese, gli comunicava di essere il padre di una “bellissima” bambina nata da poco. Ovviamente questo scritto gli era stato gelosamente tenuto nascosto, scritto che si chiudeva con una drastica affermazione, “Se non mi risponderai non ti disturberò più”, ma anche con un conciliante post scriptum: “Se un giorno vorrai vedere tua figlia, non te lo impedirò”. 
Ovviamente il contenuto di questa missiva lo porta a una inaspettata virata di rotta: quella legata al confronto con un passato che si trasforma in materia del presente sconvolgendogli la vita. Un passato che non è uno scenario immobile, ma invece sin troppo dinamico, capace di trasformarsi in un secondo, mettendo in discussione la memoria di un’intera esistenza. La qual cosa porterà Antonio a lasciare l’apparente quiete delle colline toscane per recarsi a Parigi, a fronte di un doloroso viaggio introspettivo che lo costringerà a fare i conti con il proprio vissuto e con se stesso. Con lo scopo, ovviamente, di rintracciare la figlia. 
E a Parigi scoprirà che Christine è morta e che la ragazza, la bella e bionda Corinne, vive in un appartamento ereditato da una zia. E succede che, dopo appostamenti e indecisioni, Antonio riuscirà ad avvicinarla con l’intenzione di raccontarle la verità. Inizierà così a frequentarla, rendendosi ben presto conto che la giovane donna si sta innamorando di lui. Purtroppo anche Antonio capisce di non essere insensibile al suo fascino e che il suo rapporto sta andando oltre quello filiale. In tale ottica perderà così la fiducia in se stesso, si lascerà andare a qualche bicchiere di troppo e alla fine… 
In sintesi: una tematica, quella imbastita da Vichi, non facile da trattare, in ogni caso interpretata con garbo e delicatezza: vale a dire inframmezzando ricordi, giocando a rimpiattino con false certezze, alternando dialoghi e contesti all’insegna dei sentimenti. Con un bruciante interrogativo finale: ma Corinne è veramente sua figlia?

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