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Cosa si nasconde dietro “la consuetudine del buio”?

Firmato dalla statunitense Amy Engel una storia di vendetta e al tempo stesso di coraggio. E di come, a volte, anche il più oscuro dei luoghi possa…


06/04/2021

di LUCIO MALRESTA


Per tutti c’è sempre un lato oscuro nella vita. A volte sottotraccia, altre volte decisamente subdolo e inquietante. Come quello che riguarda Eve Taggert, la protagonista de La consuetudine del buio (HarperCollins, pagg. 282, euro 17,50, traduzione di Alba Bariffi), un lavoro feroce e destabilizzante che già dalla copertina inquieta e allo stesso tempo affascina. Un affresco senza compromessi di un difficile rapporto madre-figlia, che si nutre di personaggi tratteggiati ad arte, indimenticabili e preoccupanti al tempo stesso. 
Perché l’autrice - la statunitense Amy Engel - con la penna ci sa davvero fare. Complice una professione, quella di avvocato penalista, portata avanti per dieci anni prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Lei che è nata in Kansas, ma che a soli tre anni si era trasferita con la famiglia in Iran (“Nonostante fossi giovanissima, ho ricordi belli di quel periodo”) per poi emigrare a Taiwan e, quindi, in diversi luoghi degli Stati Uniti. Sino ad accasarsi a Kansas City, nel Missouri, dove a scuola avrebbe dimostrato una spiccata attitudine per la scrittura, consegnando appunti alla sua insegnante elementare che però le correggeva, “con suo grande disappunto”, gli errori di ortografia. 
E a Kansas City tuttora vive con il marito e i due figli (alias Brian, Graham e Quinn, “fonte di sostegno e incoraggiamento”), oltre al gatto Larry che le “tiene ù le gambe al caldo mentre scrive”. 
Un passo indietro. Dopo il liceo, Amy avrebbe frequentato l’Università del Kansas. “E furono - a suo dire - quattro anni felici all’insegna della lettura e delle serate trascorse con gli amici”. Quindi, subito dopo la laurea in Inglese, si sarebbe trasferita a Washington Dc per frequentare la facoltà di Legge alla Georgetown University. 
A seguire il lavoro, il matrimonio con un collega, i figli, la decisione di dedicarsi alla scrittura con l’obiettivo di arrivare sugli scaffali nel giro di una decina di anni. Obiettivo centrato in anticipo nel 2014 - dopo un primo passo falso legato a una storia così-così - con un premiato romanzo per giovani adulti, seguito da un secondo pubblicato l’anno successivo. Quindi nel 2017 il debutto nel campo degli adulti, con un radicale cambio di passo nel 2020 quando, giocando a rimpiattino con il lato oscuro delle esperienze umane, ha dato alle stampe The Familiar Dark, ovvero La consuetudine del buio nella versione italiana. 
Di fatto una storia “ben architettata e senza compromessi” che si nutre dello stretto rapporto fra una madre e una figlia, peraltro condito di vendetta e di coraggio. E di come, a volte, “anche il più oscuro e terrificante dei luoghi possa darci il senso di protezione in una casa”. 
Come accennato la protagonista si chiama Eve Taggert, sopravvissuta a una famiglia disastrata e a una madre dura e spietata che non le ha certo insegnato la tenerezza. Lei che adesso vive in una piccola cittadina sperduta nei Monti Ozark, un Altopiano che abbraccia l’Arkansas, l’Oklahoma, l’estremo angolo sud-orientale del Kansas e la parte più povera del Missouri, dove è ambientata la storia. 
Nonostante i suoi difficili trascorsi Eve non ha mai fatto mancare nulla alla figlia dodicenne Junie. “L’ha infatti cresciuta da sola, a dispetto di tutto e di tutti, lottando ogni giorno per darle la vita che lei e il fratello non erano mai riusciti ad avere. Vale a dire comprensione, sostegno, amore”. 
Sfortunatamente a un certo punto succede quel che non doveva succedere: Junie viene trovata con la gola tagliata, assieme alla sua migliore amica Izzy, nel parco giochi vicino a casa. Ed è questo il traumatizzante incipit del romanzo: Morirono durante un’anomala tormenta di neve in aprile, con il sangue che colava su un manto bianco e irregolare… 
Un caso anomalo, brutale quanto inaspettato, in quello che sino ad allora sembrava un posto tranquillo (ma che tuttavia sotto-sotto si rapportava con grandi segreti), sul quale indaga la polizia, peraltro poco avvezza a fronteggiare simili casi. Non stupisce quindi che le ricerche finiscano ben presto per impantanarsi nel nulla. Ma Eve non ci sta, non ha intenzione di arrendersi. Perché vuole scoprire, costi quel che costi, chi ha ucciso la figlia.   
Sta di fatto che la sua sete di giustizia la trascinerà dai bassifondi della città sino alla solitudine dei boschi che la circondano. Riportandola, soprattutto, a far di conto con le brutali lezioni di vita della madre. Perché avrà bisogno di tutta la crudeltà che le è stata insegnata per scoprire una scomoda verità. 
Il giudizio: una storia dark, già venduta in una quindicina di Paesi, che cattura e intriga per la sua sconvolgente trama e che trascina il lettore fra le maglie, spesso drammatiche, di un poco edificante vissuto familiare. Un lavoro per certi versi controcorrente, ricco di “capriole” narrative, che parte dalla fine per poi concludersi con l’inizio.  In altre parole un romanzo che merita di essere letto.

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