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Cosa si nasconde dietro un'apparente quanto invidiabile normalità?

Non sempre è un’isola di colore e di allegria quella che si affaccia nel grigiore dei sobborghi parigini. Come racconta, ne Gli scellerati, il rimpianto Frédéric Dard


03/12/2018

di Valentina Zirpoli


Irriverente, dissacrante e divertente, nel caso anche profondo. Gli aggettivi si possono sprecare per la genialità che faceva parte del bagaglio narrativo di Frédéric Dard, all’anagrafe anche Charles Antoine, nato il 29 giugno 1921 a Jallieu, in Francia, e morto il 6 giugno 2000 a Bonnefontaine, in Svizzera. Un autore fra i più prolifici della narrativa d’Oltralpe, con circa quattrocento titoli all’attivo, 184 dei quali dediti alle avventure del commissario Sanantonio, detto Sanà. 
Uno straordinario personaggio, alla James Bond per intenderci (è infatti membro dei servizi segreti francesi), che riesce immancabilmente a risolvere anche i casi più complessi grazie all’aiuto di due colleghi altrettanto ben caratterizzati: il vecchio, saggio quanto stucchevole, ispettore César Pinaud e l’ispettore Alexandre-Benoît Bérurier. 
Per la cronaca San Antonio (questo il nome nell’originale francese) era stato scelto da Dard in modo casuale, ovvero puntando il dito su una mappa degli Stati Uniti in cerca di un… adeguato suono inglese da dare al suo sfrontato quanto beffardo sovrintendente, che strada facendo gli avrebbe fatto vendere, in giro per il mondo, la bellezza di 290 milioni di copie (soltanto in Italia di avventure di questo straordinario poliziotto ne sono state tradotte un centinaio). 
Risultato? Una serie infinita di lavori caustici, graffianti e al limite dell’inverosimile, che talvolta sconfinano nella spy story e nel romanzo d’azione. Romanzi che si nutrono di uno humour inarrivabile, sempre accreditati di un linguaggio, ricco quanto innovativo, dalle tinte forti. 
Ma Frédéric Dard non va ricordato solo come lo scrittore del sorriso e dell'ironia dissacratoria, ma anche come un autore completo, che ha spaziato (a fronte di numerosi pseudonimi) nel campo del romanzo psicologico e delle novelle, oltre che della sceneggiatura e della drammaturgia. 
Detto questo, veniamo al dunque. Ricordando che strada facendo Dard era stato molto amico di Georges Simenon (non a caso gli aveva scritto la prefazione di Au massacre mondain), con il quale aveva condiviso “il gusto per le atmosfere nere, attraverso le quali ritroviamo il profumo della Francia notturna, dei café e di una società che nel dramma scopriva se stessa”. E appunto in tale ambito trova la sua collocazione ideale il canovaccio, amaro e per certi versi brutale, de Gli scellerati (Rizzoli, pagg. 204, euro 17,00, traduzione di Elena Cappellini), un lavoro scritto quasi sei decenni fa (ma gli anni non li sente) caratterizzato da una scrittura intrigante quanto intelligente. 
La storia si dipana, nei primi anni Cinquanta, in quel di Léopoldville, un infelice sobborgo di Parigi dall’aria irrespirabile, presidiato da uno stabilimento chimico e circondato da campi di cavolo. Una località rurale e agricola che) si sta trasformando - con non pochi problemi al seguito - in una zona industriale pronta a generare desideri e modelli di consumo. 
In tale contesto “Louise, diciassette anni e un cuore avido, è già stufa della pochezza di questo posto, della madre che la opprime, del patrigno disoccupato, alcolizzato e comunista. Ecco perché rimane tanto affascinata dai Rooland, una coppia di stravaganti americani trasferitisi da poco nel quartiere. Casa Rooland, ai suoi occhi, è un’isola di colore e allegria che sorge come un sogno in quel grigiore, con quella favolosa Dodge parcheggiata nel vialetto di ghiaia rossa, i suoi sedili di pelle bianca, le cromature”. 
I Rooland la ragazza “li vede in giardino quando torna a casa dalla fabbrica, seduti insieme su un dondolo con i cuscini blu, un bicchiere in mano, a passare il tempo come nessun francese farebbe mai. In un giorno più sbagliato degli altri Louise prende coraggio, va da loro, si propone come domestica, pur di entrare in quelle stanze”. E comincia per lei una nuova vita, in un mondo fuori dal mondo”. 
Ma sarà proprio la convivenza con la coppia “a rivelare le crepe di quell’apparente perfezione, a rendere palesi segreti e ossessioni, e la ragazza si troverà in un groviglio di non detti, di tensioni, di comportamenti incomprensibili e desideri fatali. E il suo sogno sarà offuscato da ombre sempre più lunghe”. 
Che dire: anche se non è un noir, Gli scellerati è un romanzo non manca di riservare sorprese. Una dietro l’altra. Sino alle ultime pagine, quelle che regaleranno al lettore un imprevedibile finale. Il tutto supportato da una piacevolezza narrativa che lascia il segno.

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