Share |

Cosa succede fra le mura dell’abbazia benedettina di Fulda, nel cuore dell’Assia, nell’anno del Signore 832?

Fra fantasia e accurata ricostruzione storica torna sugli scaffali Marcello Simoni, autore da milioni di copie vendute in una ventina di Paesi, con una vicenda infarcita di mistero. Ricordando che… 


28/10/2019

di Catone Assori


Una macchina da guerra nello sfornare libri di successo, Marcello Simoni. La qual cosa non sorprende, visto che basta rivolgergli una domanda e la risposta arriva lunga, dettagliata e diversificata. Insomma, un piacevole fiume in piena capace di catturare e imbrigliare il lettore grazie alle sue avventure infarcite di passato. Storie mai banali, sempre ben documentate (“La ricerca per me risulta fondamentale”), sempre raccontate in punta di penna. A fronte di una capacità per certi versi unica nel regalare respiro a determinati periodi storici. Infarcendoli di fantasia, certo, ma sempre restando con i piedi per terra. 
Simoni, si diceva, una delle voci più interessanti della nostra narrativa di settore, che ha firmato - oltre a otto saggi storici - diciassette romanzi e una lunga serie di racconti tradotti in una ventina di Paesi a fronte di una vendita quantificata in diversi milioni di copie. Lui che - ne abbiamo già parlato - è nato a Comacchio (in provincia di Ferrara) il 27 giugno 1975, una cittadina che lo vede tuttora vivere in una frazione a due passi dal mare (dove si diverte a coltivare un orticello e un giardino) con la moglie Giorgia (colei che, sposata dopo una lunghissima convivenza, ha seguìto i passi più importanti della sua vita). Ed è qui che, in compagnia di tre cani chiamati Stinco, D’Artagnan e Aramis, trova le atmosfere giuste - di ritorno dalle tante trasferte per la presentazione dei suoi romanzi - per dare sfogo alla sua creatività. 
Lui che si definisce “un artigiano della penna” capace di lavorare su uno specifico tema cesellandolo, per renderlo cioè più bello e gradevole: “Un’attitudine peraltro ereditata da mio nonno paterno, falegname, e da quello materno, elettricista”. Lui che - repetita iuvant - si definisce estroverso sul lavoro e poco intimo dei salotti; lui che si dedica alla scrittura su base oraria impiegatizia, con qualche puntata anche al sabato e alla domenica; lui che confessa un debole per scrittori come Valerio Evangelisti, Jean-Christophe Grangé e Fred Vargas, ma con input importanti legati anche ai nomi di Giulio Verne, Arthur Conan Doyle, Emilio Salgari e Edgar Allan Poe. 
Lui che è tornato sugli scaffali delle librerie, a pochi mesi dall’uscita de L’enigma dell’abate nero (edito da Newton Compton), con Il lupo nell’abbazia (Il Giallo Mondadori, pagg. 190, euro 15,00), un lavoro di piacevole lettura che si propone alla stregua di “un enigma della camera chiusa impeccabile e serrato. Una specie di rompicapo che sapientemente mescola verità e finzione nella cornice di una delle epoche più affascinanti della nostra storia”, quella incentrata sull’anno Domini 832. Quando, in una abbazia benedettina isolata da una tormenta di neve un giovane monaco tenta di fermare una serie di sanguinosi omicidi. 
L’abbazia è quella di Fulda, nel cuore dell’Assia, che “all’epoca non era ancora cinta da mura di pietre, che sarebbero state edificate soltanto dopo l’anno Mille. Un luogo di culto che, fondato nel 744 su un luogo di residenza ducale franca distrutta da un incendio, aveva ottenuto da Carlo Magno un privilegio d’immunità che trasformò i suoi abati in autentici signori terrieri”. 
Insomma, una storia accattivante popolata di personaggi inventati (Eigil, Udalrico, Sturmio, Ratgar, Thioto, Formosus e il protagonista Adamantius) con altri realmente vissuti. Come l’abate Rabano Mauro, Lupo di Ferrièrs (conosciuto anche come Lupo Servato), Walfridfo Strabone e Gotescalco (Gottschalk) il Sassone. “Si tratta - tiene a precisare l’autore in una nota - di monaci e intellettuali che lasciarono il segno di quell’epoca affascinante, trovandosi non di rado coinvolti in eventi storici d’immensa portata”. 
Fermi restando i sanguinosi quanto poco noti eventi incentrati sulla citata abbazia di Fulda ai tempi dell’abate Rabano. E ciò che accadde “viene descritto in una cronaca anonima di cui sopravvive un’unica copia, il cosiddetto Codex lupinus, un documento di cui è stata più volte messa in discussione l’autenticità e dal quale, nondimeno, trae ispirazione questo romanzo”. 
Succede, e qui siamo alla trama, che una delegazione dell’imperatore Ludovico il Pio trovi riparo da una bufera di neve appunto nell’abbazia di Fulda, e lì è costretta a sostare per due settimane, approfittando dell’ospitalità, appunto, dell’abate Rabano. Tutt’intorno le vie che collegano Magonza a Erfurt sono impraticabili, mentre le selve sono infestate dai lupi. Ma è proprio tra le mura del cenobio che iniziano a trovarsi le prime vittime, straziate dai morsi di una grossa fiera. 
Tra i benedettini di Fulda si diffonde immediatamente il panico. Così come inizia a circolare voce che dentro l’abbazia si nasconda un lupo assassino o addirittura un licantropo. Toccherà al giovane monaco Adamantius, fra i maggiori miniaturisti della cristianità, indagare sulla vicenda. Prima per soddisfare la propria curiosità, poi per salvarsi la vita... 
Detto del libro torniamo a Marcello Simoni, per il quale “scrivere è il mestiere più bello del mondo”. Una penna che detesta i personaggi positivi, quelli che fanno sempre la cosa giusta; che non manca di elogiare i suoi genitori (Rosaura, al cui occhio clinico - da brava maestra qual è stata - sfugge poco o nulla, e Luigi, impiegato all’anagrafe); che si addentra con ironia nei suoi trascorsi da malpagato archeologo, nonché come bibliotecario presso il Seminario arcivescovile di Ferrara. 
Sin quando, nel 2011 con il suo libro d’esordio, Il mercante dei libri maledetti edito dalla Newton Compton, aveva vinto il Bancarella ed era rimasto per oltre un anno protagonista delle classifiche dei libri più venduti. Un lavoro che, curiosamente, era stato in precedenza pubblicato a pagamento per i tipi dell’editrice Il Filo, come L’enigma dei quattro angeli, senza che nessuno lo degnasse di un cenno. E questo la dice lunga sulle strane vie da percorrere prima di arrivare al successo…

(riproduzione riservata)