Share |

Covid-19: Italia in picchiata, ma sarà l’intera Eurozona a pagarne le conseguenze

Il nostro Pil, secondo l’economista Keith Wade, potrebbe calare del 7,7% quest’anno per poi registrare un rimbalzo nel 2021 dell’8,7. È quindi necessario agire in fretta (ma questo vale per tutti) per evitare effetti devastanti. Anche perché - come ebbe a dire Warren Buffett - “solo quando la marea scende scopri chi stava nuotando nudo”


06/04/2020

di Giambattista Pepi


L’Eurozona, cresciuta meno di altre macro-aree ancor prima dell’esplosione della pandemia in atto, potrebbe subire un impatto maggiore dalla crisi se Bruxelles non agisse o tardasse a farlo, con determinazione e incisività per sostenere imprese e famiglie. Keith Wade - capo economista e stratega di Schroders Plc, multinazionale inglese di servizi finanziari (con un fatturato 2018 di mezzo miliardo di sterline, asset gestiti per un valore di 2,67 miliardi e 5mila dipendenti) fondata a Londra nel 1804 da Johann Heinrich Schröder - ipotizza, nell’intervista che ci ha concesso, cosa potrebbe attendere l’economia mondiale a seguito dei provvedimenti di quarantena adottati da tutti i Paesi per frenare la diffusione del Covid-19. 
E in tale ambito mostra pessimismo sul futuro della nostra economia. “L’Italia è il Paese che sta peggio, sia per la debolezza in atto, sia per la precarietà della sua stabilità finanziaria. Secondo le nostre previsioni, il Pil dovrebbe attestarsi a -7,7% quest’anno, per poi registrare un incremento dell’8,7% nel 2021. Ci saranno peraltro significative violazioni dei deficit e le misure di austerità imposte dall’Ue dopo l’ultima crisi saranno difficilmente accettate”.

La pandemia che sta sconvolgendo il mondo ha chiuso uno tra i più lunghi cicli economici espansivi della storia. Quali sono le sue previsioni?  
“Il Coronavirus sta avendo effetti significativi sull’attività economica a livello globale e, in un contesto di notevole incertezza, abbiamo cercato di valutarne l’impatto, aggiornando le nostre previsioni. Ci aspettiamo quest’anno di assistere a una contrazione del 3,1% dell’economia globale, per poi assistere a una ripresa intorno al 7,2% nel 2021.  Questa previsione tiene conto di una grave recessione nella prima metà di quest’anno che non sarà compensata anche in caso di una ripresa nel secondo semestre. Ciò implica che il 2020 è destinato a proporsi, in termini economici, come il peggiore dagli anni Trenta. Anche se Governi e Banche centrali hanno lanciato importanti iniziative di supporto, l’ampio rallentamento sarà dovuto al blocco delle attività produttive e all’inibizione dei consumi decise dalle autorità di tutti i Paesi nel tentativo di contenere la propagazione dell’epidemia, riducendo per quanto sia possibile il numero delle persone contagiate, quello dei decessi e il collasso dei sistemi sanitari. In altre parole sarà una tragedia.

L’Eurozona rischia una seconda crisi dopo quella dei debiti sovrani del 2011-13? E l’Italia sarà il Paese più colpito assieme alla Spagna? 
Sarebbe davvero preoccupante un ritorno di una simile crisi nell’Eurozona, nel cui ambito l’economia più colpita è quella italiana, un Paese alle prese anche con la stabilità finanziaria più precaria. Secondo le nostre previsioni, il Pil italiano dovrebbe attestarsi a -7,7% quest’anno, per poi registrare un incremento dell’8,7% nel 2021. Ci saranno significative violazioni dei deficit e le misure di austerità che sono state imposte dall’Unione Europea dopo l’ultima crisi (quella causata dall’esplosione della bolla immobiliare negli Stati Uniti del 2007-08 - ndr) saranno difficilmente accettate. Di sicuro la recessione rappresenterà una sfida importante per l’Eurozona, soprattutto se sarà prolungata. 

La Cina, da dove l’epidemia Covid-19 ha avuto inizio, in che condizioni si trova? 
Gli ultimi dati sulla Cina, con un calo del 20% nelle vendite al dettaglio e del 25% negli investimenti di capitale fisso nel periodo in cui gran parte dell’economia è stata ferma a causa del virus, offrono già un’indicazione dell’ampiezza di tale impatto, anche se l’indice Pmi manifatturiero reso noto nei giorni scorsi è tornato sopra i 50 punti, soglia che demarca la contrazione dalla ripresa. Questi numeri sono in linea con i dati ad alta frequenza, e i nostri indicatori sull’attività in Cina mostrano che anche l’economia ha subìto una brusca contrazione nel primo trimestre. I numeri ufficiali potrebbero raccontare una storia differente, ma questi dati offrono un’indicazione su ciò che ci potremmo aspettare anche nel resto del mondo. 

Sarà dunque grave la contrazione per l’attività economica globale? 
Fortunatamente i dati sui nuovi casi di Covid-19 in Cina si sono stabilizzati, ma siamo ancora in una fase iniziale della curva in Europa e negli Stati Uniti. Riteniamo che queste aree geografiche attraverseranno un processo simile di chiusura e restrizioni sui movimenti della popolazione per contenere la diffusione del virus. Ciò avrà un impatto notevole sull’attività economica nel secondo trimestre negli Stati Uniti e in Europa, con un calo del Pil compreso tra il 10 e il 20% (non annualizzato).  Risultati simili si sono visti di rado dopo la Seconda guerra mondiale, in economie in cui le fluttuazioni del Pil sono normalmente comprese tra l’1 e il 2%. 

I policy-maker si stanno muovendo in soccorso dell’economia?  
Abbiamo incluso nelle nostre previsioni le recenti mosse monetarie e fiscali in tutto il mondo e le aspettative nei confronti di ulteriori decisioni nel prossimo futuro. Riteniamo che tali politiche fungeranno da rete di salvezza per sostenere l’economia e limitare i danni della caduta. È fondamentale che il sistema finanziario continui a fornire liquidità ad aziende e famiglie, in modo che queste possano resistere all’impatto del crollo dell’attività sui loro flussi di cassa.

E se questo non accadesse? 
Se così non fosse, gli effetti temporanei potrebbero causare danni permanenti sul lato dell’offerta. Se assisteremo a un collasso diffuso delle imprese, rimarrà ben poco per sostenere la ripresa. In tal senso, i minori tassi di interesse sono meno importanti delle misure volte a garantire che le banche concedano prestiti anziché precluderli, e che la liquidità continui ad essere presente sui mercati commerciali e del credito. 
Le azioni della Banca d’Inghilterra insieme con le garanzie da parte del Governo su prestiti e misure per aiutare i flussi di cassa, come la sospensione dei rating sulle aziende, saranno d’aiuto nel Regno Unito. Un uso più diffuso della politica fiscale, come il piano del presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump approvato dal Congresso da 2.000 miliardi di dollari per fornire a ogni famiglia con basso e medio reddito 1.000 dollari, dovrebbe essere d’ausilio nel supportare i consumi, in risposta a un inevitabile aumento della disoccupazione. Disoccupazione che proprio nei giorni scorsi ha conosciuto un’impennata senza precedenti nelle richieste dei sussidi.

Siamo realisti, ma proviamo a non essere catastrofisti… 
È possibile. Speriamo quindi che le conseguenze risultino più attenuate. Ci aspettiamo che le misure adottate per contenere la diffusione del virus possano essere efficaci negli Stati Uniti e in Europa (2.770 miliardi di fondi resi disponibili dagli Stati e dall’Ue) e che, grazie anche ad una regressione stagionale del virus durante l’estate nelle zone settentrionali, l’economia possa registrare una solida ripresa con il rientro delle persone sul posto di lavoro nel terzo trimestre. A quel punto gli effetti del bazooka di Banche centrali e Governi si dovrebbero far sentire nella loro totalità, con il perdurare dei bassi tassi di interesse, dei tagli alle tasse e dell’aumento della spesa pubblica. Fermo restando che nel 2021 ci si dovrà aspettare una lieve stretta della politica monetaria in tutto il mondo a fronte di una ripresa economica importante. 

Rimangono rischi all’orizzonte: vedremo un ritorno del Coronavirus? 
Fare previsioni in questo contesto è particolarmente complesso, trattandosi dell’evoluzione di un virus. Come chiarito nel recente studio di Warwick McKibbin e Roshen Fernando del National Bureau of EconomicResearch, ci sono diversi scenari che potrebbero divenire realtà e il numero delle vittime potrebbe raggiungere i 68 milioni. Ciò dipenderà da quanto si diffonderà il virus. L’analisi della nostra Data Insights Unit mostra anche come diversi tassi di reinfezione possano portare a risultati molto diversi. Più nell’immediato, il rischio è che il virus torni all’attacco dopo la fine delle restrizioni.

E per il Regno Unito, dopo la Brexit, cosa prevede? 
In origine la strategia del Governo britannico di Boris Johnson era di evitare uno scenario del genere permettendo al virus di diffondersi e di creare una “immunità di gregge” nella popolazione. Alla luce dei rischi legati a tale politica si è deciso di abbandonarla e il Regno Unito sta ora seguendo l’esempio del resto dell’Europa, con la chiusura delle scuole e l’imposizione di restrizioni sugli spostamenti. 
Tuttavia, il rischio di un ritorno del virus è sempre maggiore e di conseguenza l’economia mondiale si trova ad affrontare la possibilità di dover tornare alla quarantena più avanti nel corso dell’anno. Ne conseguirebbe un’altra recessione, con un doppio crollo dell’attività. Potrebbe realizzarsi uno scenario del genere anche se non vi sarà un calo stagionale dei tassi di infezione. Intanto nel Regno diverse tra le aziende più deboli sono già uscite dal mercato.

La crisi dall’epidemia può mettere a nudo le criticità dell’economia mondiale? 
Sì. Come disse Warren Buffett “solo quando la marea scende scopri chi stava nuotando nudo”, tutto ciò potrebbe sembrare pessimistico, viste le promesse sulla falsariga del “whateverittakes” (“Faremo tutto ciò che sarà necessario” è la frase pronunciata dall’ex presidente della Bce, Mario Draghi, quando imperversava la crisi del debito sovrano in Europa a difesa dell’euro. ndr) ma gli ampi cali dell’attività globale effettivamente portano alla luce le debolezze, come abbiamo visto fin troppo chiaramente dopo la crisi finanziaria globale. 

(riproduzione riservata)