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Covid-19: “La prevenzione non ha funzionato e così siamo finiti nel mirino di altri Paesi”

Il virologo Giulio Tarro ritiene che il sistema dei controlli abbia accusato falle, in quanto qualcuno potrebbe aver dribblato il blocco dei voli diretti utilizzando scali esteri. E la cura? Per il vaccino ci vorrà tempo, ma è anche possibile che i sistemi immunitari producano anticorpi. Fermo restando che il numero dei decessi è dovuto in buona parte a patologie pregresse


02/03/2020

di Giambattista Pepi


Giulio Tarro

Il sistema dei controlli per prevenire la diffusione del Coronavirus, battezzato Covid-19, non ha funzionato perché si è dovuto confrontare con una falla. Quella rappresentata dall’arrivo negli aeroporti domestici di persone - non importa se cinesi o italiane - attraverso gli scali dei Paesi che non avevano sospeso, come avevamo fatto noi, i voli da e per la Cina. Da qui la possibilità che qualcuno già contagiato sia entrato in contatto con altri nelle zone oggi sottoposte al cordone sanitario.  
Giulio Tarro, virologo di fama mondiale, nell’intervista che ci ha concesso, non ha dubbi su quale possa essere stata la via attraverso la quale il virus è giunto tra noi. A fronte di un’epidemia che si è andata allargando e che non deve portare alla psicosi in quanto registra, fortunatamente, anche un buon numero di guarigioni. 
Nato a Messina, laureato in medicina e chirurgia all’Università Federico II di Napoli e docente di Virologia oncologica, Tarro è stato allievo di Albert Bruce Sabin (medico e virologo polacco naturalizzato statunitense, famoso per aver sviluppato il più diffuso vaccino contro la poliomielite, nonché antesignano della diagnosi e terapia immunologica dei tumori). Attualmente è presidente della Commissione sulle biotecnologie della virosfera dell’Unesco ed è stato candidato al premio Nobel per la Medicina.

Professore, allo stato attuale che cosa si sa con certezza scientifica del virus Covid-19? 
Si sa che fa parte della famiglia dei Coronavirus. Che a livello delle sue sequenze, che noi chiamiamo nucleotidiche, che sarebbe il suo Rna (cioè l’acido ribonucleico, una molecola polimerica implicata in vari ruoli biologici di codifica, decodifica, regolazione ed espressione dei geni) ci sono 5 nucleotidi su oltre 28mila diversi rispetto a quelli dei 50 Coronavirus.

È diverso dai precedenti virus? 
Il Covid-19 è diverso dalla Sars e ancora, fortunatamente aggiungo, dal coronavirus della Mers, che è la Sars del Medio Oriente.

I suoi progenitori sono i virus della Sars che generarono l’epidemia del 2003? Come si sarebbe sviluppato? 
Dal pipistrello. Sono presenti nell’intestino del pipistrello che, tra l’altro, li elimina attraverso le feci. Le feci, a loro volta, sono in grado di infettare gli allevamenti di ovini e caprini (pecore, capre), ma anche animali da cortile (galline, conigli, cavalli). E poi, attraverso questi o altri animali, quindi in via indiretta, può arrivare all’uomo. 

C’è stata una mutazione genetica transitando da animali (ad esempio pipistrelli o serpenti, le cui carni sappiamo sono consumate nei mercati cinesi) fino ad arrivare all’uomo? Com’è stato possibile questo “salto”? 
È il virus che si adatta. Siccome noi abbiamo i precedenti di altri coronavirus, la Sars del 2002-03 sembra che dal pipistrello sia transitato nello zibetto, ma anche in altri animali, roditori o animali domestici, per poi passare all’uomo. Per quello che sappiano il coronavirus sarebbe passato dal pipistrello al dromedario che poi ha infettato l’uomo nel Medio Oriente. Sappiamo che si adatta alla cellula ospite, la infetta e così riesce a rigenerarsi.

Nei giorni successivi alla notizia dei primi casi di contagio, alcuni giornali hanno asserito che questo virus sarebbe stato generato in un laboratorio chimico di Wuhan. Sono notizie fondate o è fantascienza? 
Nel 1915 circolava un romanzo pubblicato sulla rivista The Scientist in cui si sosteneva la possibilità di creare in laboratorio un virus ibrido molto aggressivo che avrebbe potuto generare un’epidemia per cui, rileggendolo oggi a distanza di oltre un secolo, potrebbe aver dato adito ad ipotesi, allo stato prive di alcun riscontro e fondamento, e dunque azzardate, che un virus che si studia in un laboratorio possa essere poi portato fuori, eludendo tutti i controlli severi che vengono effettuati, e possa avere contagiato delle persone. 
Dopo la dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che il virus provocava una polmonite acuta, si è accertato che si trattava di un coronavirus. Tre settimane dopo si scoprì che c’era stato un passaggio interumano, presumibilmente attraverso i serpenti (uno studio effettuato a Wuhan che non è stato però confermato), oppure mediante un altro animale intermedio, forse il pangolino, un piccolo formichiere. Sembra che i contadini della Cina meridionale abbiano sviluppato degli anticorpi contro la famiglia dei coronavirus verosimilmente vivendo a contatto con animali dove essi sono presenti.

L’embargo sanitario esteso alla città di Wuhan con una serie di restrizione alla libertà delle persone è stata una misura molto severa. Si poteva agire diversamente? 
No, visto quello che è seguito, con oltre 80mila soggetti contagiati, e senza tener conto degli oltre 2.700 morti, che rappresentano una mortalità pari al 2%. Dobbiamo anche ricordare, tuttavia, che sono oltre 25mila le persone guarite. Nella curva epidemica ci sono situazioni che hanno giustificato l’adozione di misure draconiane per quel che riguarda i 60 milioni di abitanti della provincia focolaio dell’epidemia che sono stati nei fatti congelati, all’interno di un cordone sanitario inedito ed impressionante. 
Dal 2 febbraio gli Stati Uniti hanno adottato di nuovo la quarantena federale che risaliva nientemeno che agli anni Sessanta quando c’era il vaiolo. E la quarantena federale, che nel caso specifico è stata ridotta a due settimane, serve perché alla frontiera c’è un filtro che impedisce a chiunque venga dalla Cina - direttamente o indirettamente per qualsiasi ragione: lavoro, studio o vacanza - di entrare nel territorio degli Stati Uniti. 
Mentre in Italia vietiamo i voli da e per la Cina, ma poi non prevediamo che dalla Cina possano venire persone magari già contagiate attraverso un volo indiretto, proveniente cioè da paesi che i voli da e per la Cina non li hanno sospesi: ad esempio possono venire da Francoforte, Berlino, Londra, Dubai, Mosca e così via. Il sistema dei controlli cautelativi ha una falla e, attraverso di essa, possono transitare e sono transitate persone già ammalate, oppure asintomatiche, ma che hanno contratto il Coronavirus sicuramente per essere stati in Cina e, soprattutto nella provincia di Hubei, focolaio originario dell’epidemia.

Condivide la scelta effettuata dalle autorità sanitarie cinesi di inserire tra i casi segnalati nella provincia di Hubei anche pazienti non sottoposti al test ma con sola diagnosi clinica di sospetta Covid-19? 
Penso che abbiano fatto bene. Perché c’è un’associazione, come dice il dottor Anthony Fauci (è un immunologo statunitense di origini italiane che ha fornito contributi fondamentali nel campo della ricerca sull’Aids e altre immunodeficienze, sia come scienziato che come capo dell’Istituto statunitense National Institute of Allergy and Infectious Diseases - ndr) tra, da una parte, i malati che presentano un quadro evidente di sintomatologia, e dall’altra, quelli che sono asintomatici, ma che sono in grado di trasmettere il virus ad altre persone con le quali entrano in contatto.

Fino a una decina di giorni fa il capo del Governo Giuseppe Conte, il ministro della Salute Roberto Speranza e l’Istituto Superiore della Sanità dicevano che il virus non era presente in Italia. E dichiaravano che le misure adottate, unico Paese in Europa, erano le più severe. Poi in 48 ore, è cambiato lo scenario. Due focolai (10 comuni lombardi del Lodigiano e a Vo' Euganeo in Veneto) e alcune centinaia di contagiati. Cos’è successo? 
Qualcosa deve essere successo. Dall’elevato numero di tamponi che vengono effettuati nel caso specifico nell’ospedale di Codogno nel Lodigiano o a Vo’ Euganeo in cui c’è stata questa associazione di febbre e di sintomi respiratori, vuol dire che un ammalato è entrato in contatto con più persone. Fino a qualche giorno prima c’era solo la coppia cinese ricoverata allo Spallanzani, oggi entrambi guariti, e il passeggero di ritorno da Wuhan che aveva avuto un po’ di febbre ed era stato ricoverato proprio perché risultato positivo al test. Prima non c’era alcun problema, è vero, ma bisogna considerare un’altra situazione: quella dei cinesi di Taiwan che tornando al loro Paese sono stati trovati positivi dal giro turistico in Italia. Ovviamente non si pensa che il contagio sia avvenuto in Italia, però presumibilmente erano partiti già positivi. 
Cosa vuol dire questo? Che certamente noi abbiamo una grande comunità di cinesi e quindi c’è la possibilità di diversi scambi. Il contagio pertanto può essere veicolato da chiunque si sia spostato tra l’Italia e la Cina prima ancora che il Governo decidesse la sospensione dei voli. Il virus è stato in incubazione e poi le persone ammalate ne hanno infettate altre.

Il programma Le Iene ha svelato che benché i voli dalla Cina verso l’Italia e viceversa fossero stati sospesi ancora prima che ci fosse il primo caso positivo al coronavirus, è possibile che persone contagiate siano arrivate in Italia attraverso voli indiretti e quindi vanificando il divieto adottato come misura precauzionale? 
Sicuramente. Come ho già detto, il blocco è stato aggirato attraverso la triangolazione. Persone infette possono essere giunte in Italia con voli non direttamente da aeroporti cinesi, ma da scali di Paesi che hanno mantenuto i collegamenti aerei con il Paese asiatico e che poi sono stati utilizzati dagli italiani che si trovavano in Cina, soprattutto a Wuhan e sono così potuti rientrare da noi nonostante il divieto. Noi alla frontiera avremmo dovuto istituire un filtro, per verificare se le persone sbarcate negli aeroporti italiani erano stati in Cina, e metterli in quarantena come si fa negli Stati Uniti.

Le vittime sono tutte persone anziane ottantenni. È corretto ritenere che la loro morte non sia stata provocata dal virus? O che, al più, la malattia provocata dal Covid-19 è una concausa della morte? 
Questi decessi non sono la diretta conseguenza dell’infezione da Coronavirus. Le persone morte infatti erano già colpite da gravi patologie: dall’infarto al diabete, dal tumore ad altre malattie. I loro sistemi immunitari erano già compromessi. In ogni caso, non lo possiamo sapere con certezza. Per farlo dovremmo ricorrere ai criteri di medicina legale che è fondamentale per ascrivere la causa di morte non al virus ma ad altre cause.

L’Oms dice che il mondo non è preparato a fronteggiare questa sfida. Siamo disarmati? 
Effettivamente sì. Ma tenga conto che questa malattia può essere accentuata anche dalla stagione. Siamo ancora in inverno. È possibile proteggersi dalla normale influenza stagionale, perché si dispone di un vaccino. In questo caso siamo per così dire “scoperti”, e quindi dobbiamo attendere che la ricerca faccia il suo corso, trovi un rimedio.

Si può ipotizzare quando e come finirà questa epidemia? Manca una terapia e tutti sperano che al più presto possibile possa esserci un vaccino. 
I più ottimisti tra i ricercatori dicono che occorreranno almeno due anni, molti altri scienziati ipotizzano tempi molto più lunghi. Sembra che ci sia già un brevetto depositato negli Stati Uniti per un vaccino che riguarda proprio il coronavirus. Deve ancora essere testato su dei volontari. Ma l’iter è lungo. Infatti, dopo il primo test, occorre sperimentarlo su un campione di soggetti più vasto. Verificarne l’efficacia, la sicurezza. Quindi occorre che sia autorizzato dalle autorità sanitarie. Poi andrebbe prodotto e successivamente distribuito per poter essere somministrato, sotto il controllo dei medici, ai pazienti colpiti da questa influenza da Covid-19. Un processo lungo, che può richiedere se non anni, certamente mesi.

Oltre 25mila persone sono guarite in Cina e si registrano decine di guarigioni anche in Italia. È possibile che i sistemi immunitari producano degli anticorpi che siano da soli sufficienti a far guarire le persone ammalate? 
Sì. È proprio questa la risposta più sicura e immediata alla malattia. Tant’è vero che adesso si utilizza il plasma, cioè la parte liquida del sangue in cui ci sono gli anticorpi umorali, che sono quelli che possono sicuramente aiutare i casi più critici. Le persone possono guarire anche senza l’ausilio di un farmaco o di un vaccino, com’è avvenuto con le persone guarite in Cina e adesso anche in Italia e, segnatamente, proprio in Lombardia, la regione che ha il più alto numero di persone contagiate.

Dove sono finite le persone che erano contrarie alla vaccinazione obbligatoria? Adesso nessuno dei no vax fiata, oppure pensa che finita questa emergenza torneranno alla carica e continueranno a sostenere l’inutilità e la pericolosità dei vaccini? 
Gli anglosassoni e gli scandinavi hanno la possibilità di fare le loro scelte in libertà. La vaccinazione in Italia è obbligatoria e non c’è possibilità di scelta. Ma altre vaccinazioni non sono obbligatorie e, quindi, si può liberamente scegliere se vaccinarsi o meno.

Lei in un manuale pubblicato qualche anno fa, Dieci cosa da sapere sui vaccini, ha fornito una sorta di vademecum per i genitori consapevoli. Ritiene che i vaccini vadano fatti? Ci si deve vaccinare non soltanto contro le malattie esantematiche, ma anche contro l’influenza? 
Le vaccinazioni, eccetto quelle obbligatorie, vanno fatte solo quando c’è necessità. Oppure devono farle determinate categorie di persone. Se parliamo del vaccino antiinfluenzale, è consigliabile vaccinare i bambini più piccoli o le persone d’età avanzata che sono colpite da altre patologie e quindi possono fronteggiare così l’attacco virale che nel loro caso potrebbe aggravarne le patologie di cui soffrono ed esporli al rischio di morte.

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