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Covid-19: l’immunità di gregge potrebbe essere raggiunta in sole 13-14 settimane con le vaccinazioni in farmacia


25/01/2021

di FRANCO MOLINARI*


Dal 31 dicembre al 22 gennaio sono state consegnate al nostro Paese 1.853.475 dosi di vaccino anti-Covid, delle quali ne sono state somministrate 1.312.275, pari al 70,8 per cento. Di queste il 60,21% ha riguardato operatori sanitari, il 30,3 % il personale non sanitario, l’8,65 % gli ospiti delle Rsa e infine lo 0,83 % i cittadini con un’età superiore agli 80 anni. Altro dato: la popolazione residente in Italia è di 60.244.639. Se sottraiamo la fascia d’età sino a 16 anni, ritenuta non vaccinabile, il numero scenderebbe a 51.273.199. 
Per raggiungere la cosiddetta “immunità di gregge” si dovrebbe quindi vaccinare (prima somministrazione più richiamo) il 65% della popolazione in tempi peraltro relativamente brevi. Con l’attuale organizzazione (sono 293 i centri al momento attivi) e con gli attuali ritmi di vaccinazione, per raggiungere la citata immunità occorrerebbero invece 38-39 mesi. Tempi ovviamente inaccettabili. 
Inoltre, stando ai dati del ministero della Sanità, in Italia lavorano 1.400.000 operatori sanitari, 570.000 tra operatori e ospiti delle Rsa e infine 4.442.048 cittadini di età superiore agli 80 anni, per un totale di 6.412.048 persone. Utilizzando i punti di somministrazione in essere e con l’attuale ritmo (mediamente 57.055 vaccinazioni/die) occorrerebbero 225 giorni, ovvero queste fasce verrebbero vaccinate non prima del prossimo 13 agosto. 
Questa elaborazione non tiene peraltro conto della dislocazione sul territorio dei cittadini con un’anzianità superiore a 80 anni (sparsi in 7.903 Comuni) e dei centri operativi attuali: mediamente 15 mila cittadini per ogni centro di somministrazione. 
Nel piano nazionale di vaccinazione del MINISAN recentemente pubblicato, si specifica “che la fase iniziale della campagna prevede una gestione centralizzata della vaccinazione, con l’identificazione di siti ospedalieri o peri-ospedalieri e l’impiego di unità mobili (?) per vaccinare coloro che non possono raggiungere autonomamente i centri predisposti per la vaccinazione. Si stima un fabbisogno di quasi 20 mila tra medici, infermieri, assistenti sanitari, operatori socio sanitari (OSS) e personale amministrativo di supporto (?). Con l’aumento della disponibilità dei vaccini (anche quelli di più facile conservazione e utilizzo), potranno poi essere realizzate campagne su larga scala in centri vaccinali organizzati ad hoc. Oltre alle unità mobili (?), è previsto il coinvolgimento di ambulatori territoriali (?), Medici di medicina generale (?), Pediatri di libera scelta (?), sanità militare e medici delle aziende (?). 
A oggi di quanto previsto dal piano e della sua organizzazione non si ha alcuna notizia. 
Si è ad esempio ipotizzato di avvalersi dei medici di base e pediatri di libera scelta. Ma è un’ipotesi poco percorribile per una serie di fattori che vado a descrivere sinteticamente: difficoltà di approvvigionamento (vedasi l’esperienza recente delle vaccinazioni antiinfluenzali, quando i medici dovevano andare personalmente a ritirare i vaccini dalle Asl); difficoltà di conservazione (gli ambulatori medici non sono attrezzati per conservare dosi elevate di vaccini); tempi ristretti per effettuare le vaccinazioni (i medici di base, dovendo assistere i propri pazienti per tutte le loro altre patologie e dovendo anche effettuare visite a domicilio, avrebbero a disposizione un tempo limitato); infine difficoltà di trasmettere i dati dei vaccinati in tempo reale. 
Inoltre sono state previste (ma quando?) unità mobili per vaccinare coloro che non possono raggiungere autonomamente i centri predisposti. E gli altri? Dovranno percorrere distanze fra i 25 e i 30 chilometri. 
Detto questo, e viste le notevoli difficoltà a realizzare quanto previsto dal piano nazionale, quali altri presìdi sanitari potrebbero essere utilizzati in tempi brevi? Semplice: le farmacie. Quelle aperte al pubblico sono 19.331 (17.656 private e 1.675 pubbliche), forti di 60.000 addetti distribuiti capillarmente sul territorio nazionale. Mediamente c’è una farmacia, forte di tre farmacisti, ogni 3.129 abitanti. 
La catena di distribuzione dei farmaci è peraltro ben organizzata: ditta produttrice - grossista - farmacia. La farmacia effettua l’ordine di medicinali al grossista che, mediamente, due volte al giorno li consegna con mezzi idonei anche al trasporto di prodotti a temperature controllate. 
Ricordiamo che il sistema informatico in farmacia è attivo ormai da anni. Basta aggiungere una semplice applicazione e i dati di somministrazione sono reperibili in tempo reale. In altre parole basta inserire il codice fiscale del paziente utilizzando lo strumento “lettura ottica”. 
Le farmacie, inoltre, posseggono i farmaci indispensabili per un eventuale primo impiego nel caso di una reazione avversa (da semplice a grave): cortisone in pastiglie, cortisone iniettabile e auto-iniettore di adrenalina nel caso di shock anafilattico. 
Se venissero utilizzate le farmacie si potrebbe procedere in questo modo: il cittadino, adeguatamente informato dai mezzi di comunicazione (giornali, televisione etc.), si dovrebbe recare in quella a lui più comoda per prenotare la vaccinazione, dando il recapito, per poi venire avvisato del giorno, dell’ora e del luogo di somministrazione. 
Così facendo si avrebbe nel giro di una/due settimane la mappatura dei cittadini che desiderano vaccinarsi divisi per fasce d’età (nel codice fiscale, come è noto, figura infatti l’anno di nascita). Se la quantità di essi sarà sufficiente a raggiungere “l’immunità di gregge” ok, altrimenti sarà necessario assumere delle iniziative più stringenti (ad esempio obbligatorietà per alcune categorie). 
Ma ci sono anche altre domande che bisognerebbe porsi:

  1. quanto tempo occorre per una vaccinazione?
  2. utilizzando le farmacie come centri di somministrazione in quanto tempo si raggiungerebbe l’immunità di gregge”?
  3. per la “gestione e ricostituzione” del farmaco è titolato il farmacista in farmacia?

Innanzitutto, si sottolinea che il farmacista è in grado, professionalmente, di gestire tutti i farmaci, tra i quali i vaccini e, nel caso specifico di quelli BioNTech e Pfizer, “ricostituirli” usando tutti gli accorgimenti professionali del caso. 
Ipotizzando che per vaccinare una persona occorrano dieci minuti e che la farmacia rimane aperta per 8 ore al giorno e per 44 ore alla settimana (senza contare le farmacie di turno diurno, festivo e notturno), in una giornata potrebbero essere vaccinate poco meno di 50 persone. Siccome le farmacie sul territorio nazionale sono 19.331, potrebbero essere vaccinati in una giornata 966.550 cittadini, pari a 5.103.384 in una settimana. 
Poiché l’immunità di gregge si ottiene vaccinando 35.569.739 persone (per due volte), attraverso questo sistema si potrebbe vaccinare un numero di cittadini sufficiente in sole 13-14 settimane. 
Faccio due esempi concreti: uno in Piemonte (Villadossola, provincia di Verbania-Cusio-Ossola) e l’altro in Emilia-Romagna (Zocca, provincia di Modena). 
Villadossola: abitanti 6.371; numero di farmacie tre; abitanti per farmacia 2.124; distanza dall’attuale sito di somministrazione (Ospedale di Domodossola) 5,5 chilometri. Con i tempi precisati (sei vaccinazioni in un’ora) nelle tre farmacie, in una giornata, se ne potrebbero vaccinare 144 al giorno. Tempo di vaccinazione per tutta la popolazione 44 giorni lavorativi per la prima e altri 44 per il richiamo. 
Se la vaccinazione con questa modalità fosse iniziata quando sono state somministrate le prime dosi, ovvero lo scorso primo gennaio, tutti gli abitanti di Villadossola risulterebbero vaccinati entro il due marzo con la prima ed entro il prossimo primo maggio con il richiamo. 
Zocca: abitanti 4.585; numero di farmacie due; abitanti per farmacia 2.293; distanza dall’attuale sito di somministrazione 25 chilometri se il centro è a Vignola, addirittura 48 se a Modena. Considerato anche in questo caso un tempo di vaccinazione di dieci minuti, in 48-50 giorni lavorativi si vaccinerebbe tutta la popolazione. 
Se la vaccinazione con questa modalità fosse iniziata quando sono state somministrate le prime dosi, tutti gli abitanti di questo paese si sarebbero potuti vaccinare (in prima e seconda battuta) entro l’11 aprile. 
Utilizzando questo percorso vaccinale, sottolineo omogeneo su tutto il territorio nazionale, il problema rimarrebbe solamente l’acquisizione da parte dello Stato delle dosi necessarie e la distribuzione in tempo reale alle strutture di base (leggi grossisti). Il resto verrebbe da sé, con conseguente ricaduta positiva sulla libertà delle persone e la ripresa dell’economia.

*Già direttore del servizio farmaceutico Asl città di Milano

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