Share |

Covid-19: una svolta nel quotidiano degli italiani con qualche dubbio al seguito

Il sofferto “rompete le righe” di questi giorni ha una doppia valenza: far ripartire l’economia, ma con il rischio di ulteriori nuovi contagi. E allora sarebbero guai ancora più seri visti gli sprovveduti politici che ci governano…


18/05/2020

di CATONE ASSORI


Comunque la si metta, le decisioni adottate dal Governo - magari incomplete, farraginose, confuse, disordinate, discutibili, opinabili - devono essere sostenute. E se possibile migliorate, ci mancherebbe. Sempre che ci siano figure politiche all’altezza di tale compito. Purtroppo - spiace sottolinearlo - nessuno dei parlamentari che alloggiano a Palazzo Chigi e a Palazzo Madama sembra avere la bacchetta magica (e soprattutto le capacità: qualcuno si è chiesto come mai i soldi già stanziati non arrivino ancora a destinazione?) per farci uscire dalla drammatica crisi generata dal Covid-19. Crisi che ha visto drammaticamente crollare, in abbinata alle nostre libertà personali, il nostro tenore di vita e le aspettative su un domani quanto meno accettabile. 
Fermo restando che quel “rompete le righe” diventato imperativo categorico per evitare un ulteriore salto nel baratro della crisi (pur con tutti i dubbi del caso) potrebbe tradursi - ma non ce lo auguriamo nemmeno lontanamente - nel riaccendersi di focolai infettivi. E allora sarebbero davvero guai ancora più seri di quelli che abbiamo sinora affrontato. Per questo i ripetuti appelli agli italiani di comportarsi di conseguenza devono essere rispettati alla lettera.   
Detto questo, vogliamo riassumere come siamo messi? Certamente in braghe di tela, come si diceva un tempo. Con il Pil in caduta libera, il debito pubblico in paurosa lievitazione, i posti di lavoro in crollo verticale per via dei negozi e delle ditte che non riapriranno più i battenti, il turismo (una delle nostre carte vincenti sino all’altro ieri) alla canna del gas e la povertà in costante lievitazione. La qual cosa ha fra l’altro lasciato intendere quanto lavoro nero si annidi fra le pieghe della nostra economia, peraltro affiorato attraverso le richieste di sussidi non appena è stato deciso il blocco delle attività a livello nazionale.    
E ora che è stato dato il via libera, sia pure in maniera graduale, alla riapertura delle attività, non si può certo essere ottimisti sui risultati. Anche perché molti di noi, soprattutto coloro che potrebbero spendere, risultano frenati dalla paura del contagio. E proprio il timore di nuovi contagi sta condizionando le mosse di Giuseppe Conte e dei suoi compagni di sventura. Conte che nemmeno in un contesto così allarmante come quello che stiamo attraversando riesce a trovare intese costruttive: vedi ad esempio le divergenze con le Regioni, per non parlare del caso del Mes, che il Pd vuole e i Cinque stelle fortemente osteggiano. E se non si arriva al patatrac in seno all’Esecutivo è soltanto perché la situazione è talmente grave che gli italiani certo non gliela perdonerebbero mai. 
Di sicuro, ad accomunare le due forze di Governo, è soprattutto una spocchiosa presunzione: quella che ha visto ad esempio i nostri due giannizzeri principe (lo sappiamo tutti chi sono) dare il loro peggio, in termini di presenzialismo, in occasione dell’arrivo in Italia della ragazzotta milanese liberata dalle mani dell’Isis. Ragazzotta che peraltro, con il suo ambiguo comportamento, non si è certo ingraziato l’affetto della gente. Semmai ha sperperato in men che non si dica quella bella fetta di simpatia che si era guadagnata nel corso della sua lunga prigionia. 
Detto questo veniamo al dunque, chiedendoci cosa pensano gli italiani del nostro premier. Il giudizio è quasi unanime: l’ego di Giuseppe Conte, giorno dopo giorno, si è andato dilatando a dismisura. Basta guardarlo, a ogni sua apparizione televisiva - così azzimato, pochettato e pieno di sé - mentre si autoincensa a tutto spiano (“Io ho fatto, io ho deciso, io…). Come se fosse, lui solo, il vero e unico salvatore della patria. 
E gli va bene che le opposizioni - salvo l’atto di intelligente moderazione del Cavaliere, intenzionato a recuperare punti nell’ambito della sua disperata condizione partitica - fanno di tutto per indispettire la gente. Con la Meloni ancora più presa dalla sua arrogante aggressività che ben si sposa con la sua saccente supponenza. “Qualità” che ovviamente risultano - non ce ne voglia l’interessata se ne sorridiamo - inversamente proporzionali alla sua altezza. 
E bacchettate merita anche Salvini. Tutto preso a battere il chiodo sul fatto che Lui è Lui mentre tutti gli altri sono nessuno. La qual cosa andava bene sino all’altro ieri, prima che la rovinosa crisi da Coronavirus ci precipitasse addosso come una valanga. Di fatto non ha avuto il buon senso di agire diversamente (leggi pure con maggiore e intelligente garbo) e pertanto - gli italiani non sono più gli sprovveduti di un tempo - è stato punito, secondo gli ultimi sondaggi, con una perdita (pur rimanendo il primo partito nelle aspettative di voto) di un sei-sette per cento di consensi: quelli che, per intenderci, attualmente vale in toto Berlusconi (Sic transit gloria mundi). 
Non parliamo poi dei Cinque Stelle che - nemmeno a ricordarlo - stanno rotolando verso il nulla. Con l’unica speranza di reggersi in sella ancora per un po’ in quanto, se si andasse alle urne, sparirebbero dalla scena. 
E il Pd? Gioca a rimpiattino con i malumori di casa, non bastasse la spina nel fianco rappresentata da Renzi, che un giorno sì e l’altro pure non manca di minacciare lo stop del suo appoggio al Governo. Un Pd peraltro contestato - in abbinata ai grillini - dallo steso sindaco di Milano, quel Sala che pure fa parte della loro parrocchia e che, a una precisa richiesta, ha detto chiaro e tondo che l’Esecutivo manca di personalità adeguate e che pertanto, per affrontare quello che ci attenderà nel prossimo autunno, dovrà darsi un gran da fare nei cambiamenti. 
Insomma, nel guardare come siamo messi, c’è più da piangere che da ridere. Fortuna vuole che la speranza sia l’ultima a morire. Ci sia consentita la battutaccia visti i tempi che corrono…          

(riproduzione riservata)