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Covid: respinti dalle banche i nuovi poveri costretti a impegnare i loro beni

La situazione fotografata dal rapporto Cortocircuito


08/03/2021

di Artemisia


Riccardo De Facci

Le vittime del Covid non sono solo quelle che hanno perso la vita, quelle che sono in terapia intensiva e continueranno a portare i segni del virus per molto tempo ancora. Le vittime della pandemia sono anche coloro che stanno subendo la crisi economica. L’Italia è un Paese più povero: la perdita esponenziale di lavoro ha generato disuguaglianze e nuove povertà. Il crescente impoverimento e indebitamento delle famiglie italiane ha generato il ricorso sempre più frequente ai “Banchi dei pegni” e ai “Compro oro”, canali di indebitamento (alcuni dei quali controllati dagli stessi istituti di credito), pronti ad approfittare della vulnerabilità di soggetti fragili. Questa situazione è stata fotografata dal Rapporto “Cortocircuito” del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza. Secondo il documento, una delle principali cause della crisi economica e dell’impoverimento del Paese è nella difficoltà per le imprese, messe in ginocchio dal Covid, di accedere al credito bancario. Trattamento e capacità finanziarie diverse, invece, per il “mercato bellico” a cui sono stati concessi lauti finanziamenti: gli ultimi due governi hanno accordato, nel 2018 e nel 2019, un totale di 41 miliardi di euro di esportazioni di sistemi militari. 
Riccardo De Facci, presidente del Coordinamento sottolinea “il ruolo essenziale delle banche per quel quarto di aziende italiane che rischia situazioni urgenti di finanza. Se non si interviene concedendo un micro-credito alle piccole e medie imprese, si rischia di alimentare le infiltrazioni mafiose, lo strozzinaggio e l’usura”. 
Mentre chiedere un prestito bancario è diventato sempre più complesso, dall’altro ottenere un credito in cambio di un “pegno” (ovvero di un bene di nostra proprietà) è alla portata di tutti. La fondazione dei “Banchi dei pegni” conta oggi un volume d’affari complessivo di circa 800 milioni di euro e i suoi esercizi, sparsi in tutto il Paese, sono controllati da circa 40 noti istituto di credito. A rivolgersi a loro sono circa 270.000 cittadini con una quantità media del prestito erogato di circa 1.000 euro. Una volta entrati in questa spirale è difficile uscirne e spesso si è anche cooptati dalla malavita. 
I motivi per cui si ricorre al pegno sono svariati, dalle spese impreviste all’avvio di attività imprenditoriali o alle difficoltà a mandarle avanti, fino al pagamento di rette universitarie. 
Di certo chi si rivolge al Banco dei pegni, lasciando i propri beni, è perché non ha trovato altre strade. 
Un altro canale che ha visto aumentare l’affluenza durante la pandemia è quello dei “Compro oro”, circa 6.000 sportelli in Italia con una ripartizione geografica che vede al primo posto della classifica la Lombardia (con oltre 1.000 negozi) seguita dal Lazio e dal Piemonte (con oltre 500 esercizi attivi). 
Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, in una intervista a Repubblica, ha invece ribadito che “le banche sono pronte a sostenere le imprese, saremo al loro fianco quando ripartiranno gli investimenti europei e italiani che implicheranno lavoro e quindi necessità di finanziamenti”. 
Ma per il sistema bancario è necessario un allungamento delle moratorie e della durata dei prestiti garantiti. Stesso discorso per i prestiti. Patuelli ha sottolineato che la pandemia si sta aggravando “tanto che le istituzioni europee hanno previsto che gli Stati possano prolungare le garanzie fino a fine anno. L’Italia dovrebbe utilizzare questa possibilità”.

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