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Crimi su Radio Radicale: sono giuste le sovvenzioni per un servizio che dovrebbe essere a carico della Rai?


08/04/2019

Vito Claudio Crimi

Continuano a tenere banco le polemiche sulle sovvenzioni a Radio Radicale, senza le quali la storica emettente voluta da Marco Pannella sarebbe destinata a chiudere. Così come hanno scosso l’ambiente giornalistico le recenti dichiarazioni di Vito Claudio Crimi, sottosegretario con delega all’Editoria, il quale, alcuni giorni fa, aveva preso posizione in maniera alquanto dura affermando: “Basta ipocrisie sui privilegi a questa emittente. Nessuno vuole chiuderla, ma è un’anomalia tutta italiana”. 
Al riguardo Crimi ha ricordato che “l’articolo 25 comma 1 lettera i del Contratto di Servizio 2018-2022 prevede che la Rai deve per l’appunto fornire un canale tematico dedicato alla comunicazione concernente le istituzioni. Quindi che senso ha che si provveda ancora a mantenere in piedi una convenzione onerosa con una radio privata?". 
Come si sa Radio Radicale è una emittente che “trasmette e pubblica online ogni giorno i lavori del Parlamento e i principali eventi di attualità politica e istituzionale”. Un servizio prezioso che, secondo Crimi (autore di un lungo post su Facebook), “sarebbe potuto essere svolto in modo analogamente prezioso da qualunque altra radio se si fosse trovata nelle stesse condizioni privilegiate di ricevere un contributo pubblico, ininterrottamente dal 1994, prima di 5 milioni e poi di 10 milioni di euro l’anno, cui si aggiungono i 4 milioni di contributo dalla Presidenza del Consiglio, a fronte di una gara e relativa convenzione stipulata il 18 novembre 1994 e poi prorogata per legge senza soluzione di continuità”. 
“Noi - ha sottolineato Crimi - vogliamo un’altra cosa, ovvero rimuovere il velo di ipocrisia sotto il quale si nasconde l’anomalia di una radio privata che si sostiene esclusivamente grazie ai soldi pubblici e che svolge un servizio affidatole a fronte di una proroga per legge senza alcuna valutazione dell'effettivo valore del servizio offerto”. 
“Diversamente dalle altre radio private - ha affermato Crimi - Radio Radicale beneficia di una convenzione esclusiva con il ministero dello Sviluppo Economico. In sostanza, la radio fornisce un servizio (trasmettere attraverso i suoi canali i contenuti relativi all’attività parlamentare di Camera e Senato, e altri eventi istituzionali) e il Mise paga il servizio fornito circa 10 milioni di euro l'anno”. 
Quel che è certo, ha concluso Crimi, “è che questa radio non godrà più della posizione di privilegio che oggi le consente di esistere in virtù di un contributo pubblico diretto, che per legge le è stato ricamato addosso, camuffandolo da corrispettivo a fronte di un servizio erogato”. 
Parole pesanti che, peraltro in un ambito di crisi editoriale come quello che stiamo attraversando, lasciano perplessi. Rimane solo da chiedersi: si riuscirà a trovare una adeguata soluzione al problema? 
Intanto, mentre Maurizio Bolognetti sta per guadare il mese e mezzo di sciopero della fame, altri membri della presidenza del Partito radicale si aggiungono alla sua iniziativa nonviolenta nella speranza che il Governo intervenga in tempo utile per consentire al servizio pubblico svolto da 43 anni da Radio Radicale di poter proseguire. Si tratta di Rita Bernardini, Maria Antonietta Farina Coscioni e Irene Testa, tutte e tre facenti parte della presidenza del Partito, e di Paola di Folco, militante delle lotte nonviolente radicali da tantissimi anni.

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