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Crisi aeroporti, solo dal 2026 si tornerà alla situazione pre-pandemia


01/02/2021

di Artemisia


Chissà quando si potrà riprendere a viaggiare. E’ una scommessa che le compagnie aeree non vogliono più fare. Il traffico passeggeri è tornato ai livelli degli anni Novanta. Più di sette viaggiatori su dieci sono rimasti a terra a causa delle restrizioni dei movimenti e della paura del contagio. Il 2019 era stato l’anno dei record per il turismo con quasi 200 milioni di persone che si sono spostate, piombate improvvisamente, a partire da marzo, a solo 53 milioni di persone. Un calo di 140 milioni di passeggeri, tra turisti e uomini d’affari. 
Il Covid ha bloccato il turismo ma ha congelato anche il settore business. La perdita è stata del 72,6%. Il modo di lavorare è stato stravolto in tutto il mondo con l’estensione dello smart working. Un cambiamento che è destinato a cambiare interi settori e a confinare le relazioni d’affari sul web. La situazione ci riporta indietro addirittura al traffico del 1993, ben 28 anni fa. 
Secondo la fotografia scattata da Assaeroporti, la pandemia e le conseguenti restrizioni alla libera circolazione tra Stati, hanno penalizzato in particolare le destinazioni extra-UE che segnano un pesante meno 81,2%. Altrettanto netto il calo del traffico intra-Ue, a meno 77,5%, mentre meno rilevante, ma comunque preoccupante, quello dei voli domestici in calo del 61,3%. Inoltre, le rotte nazionali che nel 2019 rappresentavano il 33% del traffico complessivo, salgono nel 2020 e raggiungono un peso di circa il 50%. 
Un andamento di cui la nuova Alitalia dovrà tener conto: se la newco riuscirà a decollare, i manager della compagnia di bandiera dovranno tener conto di quanto i voli di medio e breve raggio siano cresciuti di importanza. Andranno rivisti i piani che puntano sul lungo raggio, oggi al palo: infatti, per tornare alla situazione del 2019 occorrerà attendere almeno due o tre anni. 
Anche il traffico merci ha avuto un brusco calo pari al 23,7% come indicato da Assaeroporti. Un ridimensionamento che risulta meno mercato rispetto a quello dei passeggeri perché i cargo sono meno sottoposti alle restrizioni imposte dal Covid. Inoltre sono diventati strategici per la distribuzione in tutte le aree geografiche del Paese di dispositivi e apparecchiature mediche e in secondo luogo per l’incremento dell’e-commerce. Le 20 linee aeree riunite in A4E (Airlines for Europe) coinvolte nella distribuzione del vaccino anti-Covid, hanno trasportato oltre 107.000 tonnellate di dispositivi medici e protezioni personali nel 2020 equivalenti a più di mille Boeing 777 cargo pieni di mascherine e farmaci specifici. 
Inoltre la necessità di trasportare le attrezzature mediche necessarie per la pandemia, ha costretto almeno una dozzina di aerei a riconvertirsi da passeggeri in merci e questo in parte ha riequilibrato le perdite. 
Il Covid ha costretto le compagnie anche a tagliare molte destinazioni. In particolare, in Italia, in soli sei mesi, da aprile a settembre 2020, la connettività aerea si è ridotta di quasi il 90% rispetto al 2019, a conferma del fatto che gli spostamenti registrati nei mesi estivi non hanno rappresentato una inversione di tendenza. 
Eurocontrol ha stimato che solo nel 2026 si tornerà alla situazione quale era prima della pandemia, e il pieno recupero dei volumi di traffico. 
Il presidente di Assaeroporti Fabrizio Palenzona, parla di “situazione pesantissima” anche se i gestori hanno realizzato "importanti investimenti, soprattutto a favore della sicurezza dei viaggiatori”. E chiede di “accelerare l’erogazione delle risorse già stanziate a favore degli aeroporti oltre alla proroga della cassa integrazione per tutelare i livelli occupazionali. Non vanno perse – conclude – le opportunità offerte dal Recovery Fund, tenuto conto che gli aeroporti sono strategici per la ripresa dell’economia, del turismo e per la connettività del Paese”.

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