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Crolla la produzione di olio ed è allarme sulle contraffazioni

Gli attuali livelli stanno mettendo in ginocchio una delle eccellenze della nostra agroindustria


26/11/2018

di Artemisia


Mai come quest’anno ci sarà poco olio sulle tavole degli italiani. I livelli di produzione stanno mettendo in ginocchio un settore che rappresenta una delle eccellenze dell’agroindustria italiana. Frantoi chiusi, oleifici cooperativi completamente inoperosi, prodotto che scarseggia ed oltre un milione di giornate lavorative andate in fumo. È il quadro drammatico dell’olivicoltura italiana, alla prese con una delle peggiori campagne olivicole di sempre. La raccolta, infatti, che ha solitamente a dicembre il suo culmine, può infatti già considerarsi conclusa in gran parte d’Italia con almeno due mesi di anticipo. La responsabilità è delle gelate di fine febbraio e del maltempo che ha investito l’Italia in queste settimane. La situazione più critica è in Puglia, polmone olivicolo nazionale. In provincia di Bari, c’è stato un crollo del 90% rispetto allo scorso anno. 
A Corato, Andria, Ruvo di Puglia, Bitonto, città vocate all’olivicoltura, molte attività hanno già chiuso i battenti, mentre alcune non hanno nemmeno iniziato a lavorare. Lo scenario non è migliore in Calabria e Sicilia a causa delle recenti abbondanti precipitazioni mentre in Salento continua la strage degli ulivi per la xylella. 
Il crollo della produzione ha avuto un impatto sull’occupazione con la drastica riduzione delle ore di lavoro per gli operai agricoli addetti alla fase di raccolta. L'ufficio studi di Italia Olivicola, la maggiore organizzazione dell’ovicoltura italiana, ha stimato la perdita di 1 milione di giornate di lavoro solo per la manodopera a tempo determinato. «È tutto fermo da settimane – ha affermato Gennaro Sicolo, Presidente di Italia Olivicola – Negli oliveti, nei frantoi, nelle cooperative non c'è lavoro, perché manca la materia prima. È un danno enorme per il settore». Le tre regioni maggiormente colpite dalla crisi produttiva assorbono il 47% della manodopera a tempo determinato dell'intera agricoltura nazionale, essendo aree agricole ad alta vocazione ortofrutticola ed olivicola. 
Sicolo ha chiesto al Governo “misure straordinarie per arginare l'impatto devastante che la mancata produzione determina a carico di tutti gli operatori della filiera”. Sarebbe necessario “un tavolo anticrisi un tavolo anti crisi interministeriale per mettere in campo iniziative volte a ridare ossigeno ai frantoi oleari, agli oleifici cooperativi, e avviare un nuovo piano olivicolo nazionale per rilanciare il settore”. 
La scarsa produzione apre le porte alla diffusione della contraffazione. Il Presidente di Italia Olivicola ha sollecitato “un aumento dei controlli sugli oli provenienti da altri Paesi affinché non siano spacciati per italiani attraverso carteggi e magheggi vari”.

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