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Da Pablo Escobar a El Chapo, tutta la verità sul narcotraffico

Sotto la lente di ingrandimento della giornalista messicana Cecilia González la Storia segreta dei narcos, affrontata da un punto di vista inedito


22/01/2018

di Valentina Zirpoli


Per i tipi della Newton Compton è arrivato sugli scaffali delle nostre librerie Storia segreta dei narcos. Da Pablo Escobar a El Chapo tutta la verità sul narcotraffico (pagg. 306, euro 10,00, traduzione di Marta Lanfranco), scritto dalla giornalista messicana Cecilia González. Ancora narcotraffico, verrebbe da dire, vista la vasta produzione dedicata a questo dirompente tema, al quale la stessa Newton Compton ha dedicato negli ultimi tempi la bellezza di altri cinque lavori: I narcos di Edward Follis e Douglas Cenrury, Pablo Escobar scritto dal figlio Juan Pablo, La guerra dei narcos di Ron Chepesiuk, El Chapo di Malcolm Beith e L’impero dei narcos di William C. Rempel. 
Attenzione, però. La rivisitazione della tematica da parte della González si rapporta a una narrazione che parte da un punto di vista inedito, volto a soddisfare domande e curiosità sinora rimaste inappagate da parte della gente comune. 
In effetti l’autrice - laureata nel suo Paese in Scienze della Comunicazione, cui è seguito un master in Spagna in Informazione Internazionale, oltre a corsi di specializzazione in Francia, Cuba e Colombia - sa di cosa sta parlando avendo trattato la materia in diverse altre occasioni. Lei che dal 2002 si propone come corrispondente in Argentina per l’agenzia di informazioni messicana Notimex; lei che scrive sul quotidiano Tiempo Argentino e collabora con diversi media dell’America Latina; lei che è autrice di Escenas del periodismo mexicano, Narcosur e Narcofugas, premiato dal Foro del Giornalismo Argentino come il miglior libro d’inchiesta del 2016; lei che ha collaborato ai libri 72 migrantes, Tú y yo coincidimos en la noche terrible e Periodistas con Ayotzinapa, progetti collettivi che riguardano storie di vittime della violenza in Messico. 
E ancora: lei che ha prodotto documentari su Roque Dalton, John Reed, Rodolfo Walsh ed Ernesto “Che” Guevara andati in onda sull’emittente Telesur e su Netflix; lei che nel 2014 ha vinto il concorso dedicato alle cronache indetto dallo Spazio argentino Memoria e Diritti Umani. 
Insomma, un curriculum di tutto rispetto, la qual cosa induce alla curiosità sulla lettura di questo libro, pronto a rapportarsi a una serie di interrogativi ai quali non sempre è stata data risposta. Ad esempio: cosa sono le droghe? Da quando, perché e dove vengono prodotte e consumate? Chi ne gestisce il mercato? Chi si arricchisce davvero con la droga? Come sono diventati una leggenda i grandi capi narcos? Cos’è la cosiddetta narcocultura? Chi stabilisce il prezzo della merce? Che impatto ha il business degli stupefacenti sull’economia mondiale? Quando e come politica e traffico di droga hanno iniziato a essere strettamente connessi? Qual è la situazione attuale e che futuro ci aspetta? Chi sono le vittime? 
Tante domande alle quali l’autrice riesce a dare risposte grazie a un approfondito lavoro di documentazione. Consultando siti web di istituzioni e organizzazioni non governative, oltre ad attingere a una corposa serie di lavori attinenti tali problematiche. Ma anche, cronologicamente parlando, partendo da lontano, ovvero dai tempi dei greci e dei romani che promuovevano il consumo di bevande alcoliche per poi allargarsi in Asia, dove venivano prodotti e consumati oppio e cannabis; annotando come nel decimo secolo in Germania la guaritrice e santa Ildegarda da Bingen incoraggiasse l’uso della canapa per curare problemi di stomaco e ferite, sino ad arrivare alle prime proibizioni legate a papa Innocenzo VIII nel quindicesimo secolo. Per poi raccontarci di come, nel secolo successivo, l’alchinista e medico svizzero Paracelso avesse diffuso l’uso del laudano, ben presto diventato uno degli antidolorifici più usati. 
Una carrellata di passaggi che riguardano anche il medico italiano Paolo Mantegazza che nel 1859 incoraggiò l’uso della coca, sponsorizzandolo come “nuovo alimento nervoso”, mentre il tedesco Albert Niemann nello stesso periodo era riuscito a isolare la cocaina dalla relativa pianta. Scoperta seguita quindici anni dopo da un’altra da parte del chimico inglese Charles Adler Wright, ovvero quella di un nuovo oppiaceo derivato dalla morfina e diventato famoso con il nome di eroina. E via via, sino ad arrivare ai giorni nostri, quando ad esempio l’Uruguay nel 2013 ha legalizzato la produzione, il consumo e la vendita di cannabis; oppure quando il Colorado, l’anno successivo, è risultato il primo Stato americano a consentire il commercio della marijuana a scopi ricreativi. 
Insomma, una lunga strada che si riallaccia a un fenomeno, quello del narcotraffico, diffuso ovunque nel mondo. Con gli Stati Uniti a proporsi come “il più grande Paese consumatore di droghe, ma anche il principale fornitore di armi ai cartelli messicani. Un Paese, quest’ultimo, che si rifiuta di cambiare le proprie politiche, nonostante l’evidente fallimento di una guerra che non ha distrutto né la domanda né la produzione di sostanze”. 
Che altro?  In questo libro Cecilia González, “con professionalità e tatto, offre un’ampia panoramica sul complesso mondo del mercato della droga, analizzandone la geopolitica senza censure o sensazionalismi. Semmai con una particolare attenzione alle nuove proposte, che si stanno sempre più diffondendo a livello globale, contro questo traffico illegale. Una lente d’ingrandimento su una delle più grandi piaghe del mondo contemporaneo”. Che peraltro si dipana dai rapporti del narcotraffico con la politica, dalla globalizzazione criminale ai processi di depenalizzazione in corso, dalla geografia del settore ai signori della droga.

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