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Dai sindacati il colpo di grazia ad Alitalia, azienda che perde un milione al giorno ed è sull'orlo del fallimento?


25/11/2019

di Artemisia


Alitalia perde un milione al giorno, rischia il fallimento, eppure i sindacati non trovano niente di meglio che indire uno sciopero che aggraverà ancora di più la situazione. La data fissata dai sindacati di categoria, Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl, è per il 13 dicembre. Alla base della protesta, è il perdurare della crisi della compagnia che dopo il passo indietro di Atlantia sembra aver imboccato un vicolo cieco. Ma tra le rivendicazioni sindacali c’è anche la situazione del comparto del trasporto aereo, per il quale i sindacati chiedono a tutte le aziende l'applicazione del contratto di settore, e il rifinanziamento del Fondo di Solidarietà del trasporto aereo. 
Il sindacato sottolinea che “non sussistono al momento certezze, al di là delle dichiarazioni di intenti, circa il fatto che la crisi Alitalia si possa concludere senza impatti sul fronte del lavoro, in termini di esuberi di lavoratori e insostenibili tagli al costo del lavoro sia per i dipendenti diretti della compagnia che per quelli delle imprese dell’indotto". 
Il problema è proprio questo. Le due compagnie straniere, Delta e Lufthansa, che si sono fatte avanti, hanno posto come condizione di ridimensionare la capacità di voli della compagnia e un taglio drastico dell’organico. Lufthansa sarebbe pronta a investire tra i 150 milioni e i 200 milioni, ma si tratta di indiscrezioni, non c’è nulla di scritto. I tedeschi hanno comunque detto chiaramente che prima vogliono vedere un'Alitalia ristrutturata e poi si parla di soldi. Al momento propongono una partnership commerciale. Il piano iniziale del vettore tedesco era quello di 6.000 esuberi e un taglio degli aerei da 116 a 75. Il Governo punterebbe a ottenere dai tedeschi 100 aerei e 2.500 esuberi, circa lo stesso numero di Delta. Entrambi Gruppi del trasporto aereo non hanno fretta. Anzi il tempo gioca a loro vantaggio. Più ne passa e più diminuisce il potere contrattuale di Palazzo Chigi che arriverà ad un punto in cui sarà costretto ad accettare anche proposte capestro pur di risolvere la crisi. 
Per Atlantia, però, non ci sono "significative evoluzioni nelle problematiche rappresentate" il 15 ottobre, ovvero il termine precedente fissato dal Governo per la presentazione delle offerte. Per cui, rileva il gruppo, "allo stato non si sono ancora realizzate le condizioni necessarie per l'adesione di Atlantia al Consorzio finalizzato alla presentazione di un'eventuale offerta vincolante su Alitalia. Resta in ogni caso ferma la disponibilità di Atlantia a proseguire il confronto per l'individuazione del partner industriale e per la definizione di un business plan condiviso, solido e di lungo periodo per il rilancio di Alitalia”. Sul Gruppo pesano indubbiamente le questioni relative al ponte di Genova. C’è infatti un legame, come sostengono alcune voci, tra la revoca delle concessioni autostradali e la vicenda Alitalia. 
La compagnia statunitense Delta Airlines promette un investimento da 100 milioni di euro ma vuole anche tagli. Inoltre non intende farsi dettare la linea dal Governo o dalla stessa società sulla politica per le rotte del lungo raggio. Insomma se ci mette i soldi, vuole anche avere mani libere. 
Il Governo ha davanti tre opzioni: liquidare la società, nazionalizzare per un breve periodo o prendere ancora tempo cercando una cordata più affidabile di quelle finora prospettate. Intanto Alitalia è un’idrovora che continua a succhiare risorse. Il decreto fiscale le ha assegnato 400 milioni di euro, che si aggiungono ai 900 milioni del prestito ponte concesso dal governo Gentiloni a inizio del 2018. Negli ultimi dieci anni i suoi tentativi di salvataggio sono costati agli italiani 5 miliardi di euro.

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