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Dal grande e piccolo schermo agli scaffali: l'intensità emotiva di Michael Imperioli

Il noto attore e sceneggiatore statunitense debutta nella narrativa con un romanzo di formazione, convincente e di “rara maestria”


30/07/2018

di Valentina Zirpoli


Non succede spesso, ma succede, che un attore apprezzato per le sue interpretazioni sul piccolo e sul grande schermo si proponga come scrittore di razza. E di questo passaggio vincente si è fatto interprete l’americano Michael Imperioli, nato a Mount Vermont il 26 marzo 1966, vincitore di un Emmy e conosciuto soprattutto per la sua intensa interpretazione di Christopher Moltisanti nella serie televisiva I Soprano, serie che lo ha visto “sceneggiare” anche cinque episodi fra il 2000 e il 2004. 
Figlio di Dan Imperioli, autista di bus e attore dilettante di origini italiane, Michael è sposato dal 1995 con la produttrice Victoria Chlebowski, dalla quale ha avuto due figli, Vadim e David. E con lei ha dato vita a un teatro off-Broadway (battezzato Studio Dante). Non bastasse questo eclettico personaggio canta e suona la chitarra in un complesso rock chiamato La Dolce Vita, un evidente omaggio all’indimenticato capolavoro felliniano, oltre a proporsi attore di razza nel ruolo di caratterista in diversi film, con una specializzazione legata al ruolo dell’italo-americano sbruffone e rubacuori. Lui che, tanto per citare, ha lavorato con Martin Scorsese in Quei bravi ragazzi e con Pete Jackson in Amabili resti. Interessante anche il sodalizio con Spike Lee, che lo ha proposto in cinque pellicole: Jungle Fever, Malcolm X, Clockers, Girl 6 e Summer of Sam
Non contento di questo suo percorso, Imperioli ha debuttato quest’anno sugli scaffali delle librerie americane con un romanzo di formazione, The Perfume Burned His Eyes, che ha riscosso uno straordinario successo di critica e di pubblico. E i cui diritti per l’Italia se li è accaparrati Neri Pozza, che lo ha pubblicato con lo stesso titolo: Il profumo bruciò i suoi occhi (pagg. 202, euro 16,50, traduzione di Serena Prina). 
Un lavoro di “rara maestria”, che “convince con la forza della sua intensità emotiva”, che merita di essere letto e che ruba il titolo a un verso di Romeo had Juliette di Lou Reed. Già, proprio il grande musicista, che è stato tirato in ballo nella storia a fronte del “magistrale viaggio” di un adolescente nei turbamenti della sua età, alle prese con gli angoli più bui e controcorrente della New York di quarant’anni fa. 
Detto questo, spazio alla sinossi: “È l’estate del 1976 a Jackson Heights, nel Queens. Un’estate funesta per il diciassettenne Matthew. All’inizio dell’anno suo padre si è messo in marcia con la Chrysler Newport marrone del ’72, il bagagliaio ingombro di sacchi della spazzatura pieni di vestiti, e ha pensato bene di tirare le cuoia in uno scontro sulla superstrada. Da allora Matthew trascorre le giornate nella mansarda del suo amico Willie, a guardarlo fumare erba e ad ascoltare Wish You Were Here dei Pink Floyd, mentre sua madre si intontisce di antidepressivi”. 
Sin quando, “in un torrido giorno di luglio, un infarto stronca il nonno Gus, e la vita di Matthew a Jackson Heights giunge al capolinea. A metà agosto sua madre inizia a imballare i loro averi in valigie e scatoloni e insieme si trasferiscono sulla East 52nd Street, a Manhattan. Benché la città disti solo una quindicina di minuti con il treno, l’East River potrebbe essere benissimo l’oceano Atlantico per il ragazzo. L’edificio in cui traslocano si trova in una parte lussuosa di Manhattan, una Rolls Royce se ne sta lí a oziare all’angolo con la First Avenue, mentre al volante siede l’autista con regolare berretto”. 
Per Matthew è tutto nuovo e strano, “come il misterioso inquilino dell’appartamento 8A, un tipo smilzo, tutto vestito di nero, con grandi occhiali da sole scuri e capelli cortissimi di un biondo sbiadito, da cui spunta il tatuaggio di una croce di ferro. All’apparenza uno di quei tossici che si vedono bighellonare nei pressi della stazione della metropolitana di Roosevelt Avenue. In realtà, si tratta di una leggenda della musica: Lou Reed. E nell’appartamento che Reed condivide con la sua musa trans Rachel, Matthew vive il suo apprendistato all’età adulta, trovando nella rock star un mentore inusitato, un artista-sciamano capace di indicare la via quando lui perde la testa per la misteriosa Veronica, la ragazza incontrata nella nuova scuola, così assennata e saggia per la sua età...”.

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