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Dal "mistero del vecchio granaio" alla "morte invisibile": due enigmatici quanto sorprendenti lavori

Casa Polillo arricchisce la sua Mistery Collector’s Edition I bassotti di un’altra coppia di inediti, firmati dagli americani Henry Ware Eliot Jr. (fratello del celebre poeta T. S. Eliot) e Will Levinrew


29/10/2018

di Valentina Zirpoli


Continua a sorprendere - l’editore, manager e scrittore Marco Polillo - nel riuscire a scavare nel passato remoto del giallo, in questo caso americano, per riportare “alla luce” romanzi ancora inediti in Italia al fine di proporli ai lettori (nonché affezionati collezionisti) della sua “Mystery Collector’s Edition”, più nota come I bassotti, ormai giunta a ridosso del duecentesimo appuntamento con gli scaffali. 
Già, I bassotti, una collana (caratterizzata dal logo di un bassottino nero sullo sfondo di una riconoscibilissima copertina rossa) che ha attraversato la storia del giallo da salvare, forte di un’offerta pressoché irreperibile. In altre parole “rivalutando un genere che ha tenuto banco per oltre un secolo e mezzo e nel quale si erano cimentati, fra gli altri, anche poeti, economisti, storici, scienziati e filosofi. Con una attenzione particolare riservata all’età d’oro del mistery, dando voce, oltre ad autori molto conosciuti, anche ad altri certamente meno noti ma a loro volta di grandi qualità”. Dei quali l’editore si fa carico anche di approfonditi profili. Almeno nei limiti del possibile, visto che il tempo le sue pecche se le porta al seguito. 
Una collana nata da un’idea - repetita iuvant - sbocciata in quel di Roma in un periodo non facile della vita di Marco Polillo quando, di ritorno in Mondadori dalla Rizzoli, si era trovato invischiato nella grande battaglia di Segrate. “Purtroppo, non facendo parte della fazione vincente, venni esiliato nella Capitale per occuparmi di cinema. In realtà, mi trovai alla periferia dell’Impero a non fare nulla…”. Così nel 1995 decise di andarsene con l’intento di dare vita a una nuova casa editrice: appunto la Polillo, che “si sarebbe dovuta occupare di narrativa straniera contemporanea nell’ambito dell’intrattenimento e dell’evasione, con un occhio comunque di riguardo per i gialli. Ma siccome i grandi autori erano già tutti accasati, oltre che economicamente al di fuori della mia portata, decisi di puntare sulle seconde migliori linee a disposizione. La qual cosa per un po’ funzionò. Almeno sino a quando entrarono sul mercato nomi come quelli di Einaudi, Garzanti, Piemme e altri, che fino ad allora non si erano occupati di questo genere di narrativa. E a me rimasero in tasca soltanto le briciole”. 
A quel punto, a fronte di un mercato ancora promettente per i gialli, Polillo decise - era il giugno 2002 - di pubblicare i primi quattro titoli di una piccola biblioteca di classici da salvare. Una scelta, aggiungiamo noi, decisamente felice, come peraltro sottolineata dai risultati. Salvo un passaggio a vuoto, datato 2014, quando saltò il passaggio di mano dell’editrice a causa di alcune impreviste clausole contrattuali. 
Risultato? “Mi trovai per tre mesi fuori dal mercato, con una attività in stallo, senza una rete di vendita e senza distribuzione. Così mi dovetti rimboccare le maniche, concentrandomi sui titoli in catalogo e dedicandomi alla ristrutturazione aziendale. Abbandonando cioè la collana I Mastini che era in perdita e puntando solo sui Bassotti nonché sulla collana umoristica I Jeeves, della quale avevo l’esclusiva e le cui opere risultavano praticamente esaurite...”. 
Fortunatamente, sia pure con una certa fatica, la macchina operativa sarebbe tornata a marciare discretamente, facendo leva sui tanti collezionisti “bassottiani”, fedeli sostenitori di questa raccolta per certi versi unica. 
L’abbiamo presa alla larga, la presentazione degli ultimi romanzi di questa collana, in quanto meritava di fare partecipi i lettori della nuova generazione di briciole di notizie aziendali. Perché, come dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, dietro a una collana vincente c’è sempre un grande editore. Editore che questa volta ha dato voce, come accennato, a due sorprendenti quanto enigmatici inediti: uno firmato da un autore nel cui Dna familiare scorrevano… fiumi di inchiostro, Henry Ware Eliot Jr., e l’altro che si rifà a uno pseudonimo la cui notorietà si è persa per strada. Ovvero Will Levinrex, all’anagrafe William Levine, del quale - pensate un po’ - si sa la data di nascita (1881) ma non quella della morte. Sic transit gloria mundi
Ma andiamo con ordine. Partendo da Henry Ware Eliot Jr., figlio dell’industriale e filantropo a stelle e strisce Henry Ware Eliot Sr., nato il 7 dicembre 1879 a Saint Louis, nel Missouri, quinto di sette fratelli (quattro femmine e due maschi), l’ultimo dei quali si sarebbe proposto come poeta, saggista e critico letterario sotto  il nome Thomas Stearns Elliot: una stella di prima grandezza universalmente conosciuta come T.S. Eliot. 
Henry Ware Elliot Jr., si diceva. Un uomo affetto da sordità, elegante e colto (si era laureato ad Harvard), che avrebbe lasciato questo mondo a Cambridge, nel Massachusetts, il 5 maggio 1947. Lui che inizialmente si era dato da fare in campo editoriale prima di accasarsi a Chicago dove, per dodici anni, avrebbe diretto un’agenzia pubblicitaria. Attività abbandonata per “divertirsi” in ambito archeologico, visto che i quattrini non gli facevano difetto: a quelli familiari si erano infatti aggiunti quelli della moglie, Theresa Anne Garrett, discendente di una delle più importanti famiglie di Louisville, con la quale diede voce a un importante volume di archeologia, uscito postumo nel 1950 a cura del Peabody Museum. 
E per quanto riguarda la narrativa gialla? Una sola incursione, ma di peso: quella rappresentata da The Rumble Murders, edita nel 1932 sotto lo pseudonimo di Mason Deal e ora proposta da Polillo come Il mistero del vecchio granaio (pagg. 268, euro 16,90, traduzione di Bruno Amato). In realtà, come aveva avuto modo di scrivere l’autore a suo fratello, di polizieschi ne stava scrivendo un secondo spinto dai positivi riscontri registrati dal primo. Poliziesco, che tuttavia - chissà per quali motivi - non sarebbe mai arrivato in libreria. 
Detto questo spazio al canovaccio di questo romanzo dalla trama garbata, piacevole quanto accattivante, che da un lato si rifà a una scrittura di facilissima lettura e, dall’altro, ad alcuni interrogativi che non sembrano nemmeno lontanamente collegati: cos’hanno infatti in comune delle orme su un muro, un granaio adibito ad abitazione che sembra impenetrabile, una rivoltella Colt 45 scomparsa, un barile pieno di trucioli per imballaggio e di pallottole, nonché un crittogramma in apparenza indecifrabile? E che c’entrano i due cadaveri seminudi - siamo in pieno autunno - infilati nel bagagliaio di due auto, una delle quali ripescata in un lago? 
Nulla, almeno a prima vista. Al contrario sono invece tutte tessere di un puzzle che cinque amici si trovano a dover risolvere mentre trascorrono una vacanza sulle colline del Massachusetts. Il gruppo è composto da Ed e Jeanie, i proprietari del vecchio granaio, e dai loro ospiti: George, uno scrittore di gialli alle prese con il suo nuovo romanzo; Gil, un famoso detective, e Mike, il direttore del giornale locale. E saranno proprio loro a formare un'improvvisata Squadra Omicidi allo scopo di risolvere quello che si propone come un vero e proprio rompicapo. D’altronde, cosa c’è di meglio per… ingannare il tempo se non tentare di smascherare un assassino? 
La seconda proposta di casa Polillo risulta invece legata a La morte invisibile (pagg. 272, euro 16,90, traduzione di Dario Pratesi), un lavoro che cattura e intriga firmato nel 1930 da Will Levinrew, alias - lo abbiamo accennato - William Levine (come si potrà notare, lo pseudonimo è stato mutuato da quello vero togliendo tre lettere al nome e aggiungendone altre al cognome). A quel che si sa questa penna, a cavallo fra gli anni Venti e gli anni Trenta, aveva dato voce a cinque romanzi incentrati “per lo più sulla figura del professor Herman Brierly”, chimico per mestiere e criminologo per passione, alle prese con situazioni spesso al limite della fantascienza. 
Per la cronaca, Levinrew aveva esordito con The Poison Plague (che, prima di arrivare sugli scaffali, era stato pubblicato a puntate, a partire dal 5 agosto 1922, sulla rivista pulp Argosy All-Story Weekly), un giallo imbastito su un misterioso avvelenamento di massa in quel di New York. E i veleni, con tanto di omicidi al seguito, sarebbero stati al centro anche dei suoi successivi lavori, il terzo dei quali - Murder from the Grave - è appunto quello oggetto delle nostre chiacchiere. 
Spazio, allora, alla sinossi. “Dopo una cena di famiglia organizzata dal milionario Rodney Borger, sette dei nove commensali vengono ricoverati con sintomi di avvelenamento. Tutti si ristabiliscono in breve tempo, ma anche a distanza di anni il vecchio Borger, ormai malato terminale, non riesce a togliersi dalla testa quello spiacevole episodio. Sta di fatto che, prima di stilare il proprio testamento, vuole trovare la risposta a una domanda che lo tormenta: era stato forse uno dei suoi familiari a cercare di ucciderlo?”. Con questo dubbio in testa l’uomo si rivolge al vecchio professor Herman Brierly, un celebre scienziato appassionato di criminologia, il quale, avendo pochi elementi su cui indagare, preferisce non sbilanciarsi, anche se si sente di “escludere che si sia trattato di un’intossicazione alimentare”. 
Di lì a poco Sorger lascia questo mondo e, solo quarantott’ore dopo la lettura del suo testamento, “il radiogiornale riporta che quel giorno sette dei suoi eredi sono stati avvelenati, tra gli stati di New York e del New Jersey, e quattro di loro sono morti. L’aspetto a dir poco curioso è che le vittime sembrano essere state avvelenate quasi simultaneamente, pur vivendo a centinaia di miglia di distanza l’una dall'altra. A questo punto sembra farsi strada una folle ipotesi: è possibile che dietro l'accaduto ci sia proprio la mano del defunto milionario?”. Leggere per sapere.

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