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Dall'Ilva alle grandi opere, tra Cinque Stelle e Pd è un matrimonio ad alta tensione

Alcune divergenze sono sostanziali e pongono un interrogativo: quale strada verrà intrapresa?


02/09/2019

di Artemisia


Le distanze tra Pd e 5 Stelle sono già emerse durante le consultazioni con il Capo dello Stato, Mattarella, e sono destinate a esplodere nel momento in cui il nuovo governo dovrà preparare la legge di Bilancio. 
Si tratta di divergenze talvolta sostanziali. È il caso di Ilva e Alitalia, che sono i temi che richiedono soluzioni più urgenti, ma anche della Tav (o, più in generale, del capitolo Grandi opere). Il premier incaricato dovrà ancora una volta ricorre alla mediazione per accorciare le distanze e trovare una sintesi. In tempi strettissimi si dovrà trovare una sintesi sul problema dell’ex Ilva. Il 6 settembre ArcelorMittal potrebbe fermare l’attività in assenza di tutele legali. Il decreto crescita entrato in vigore il 1° maggio, infatti, prevede che l’immunità penale e amministrativa per la società e i dirigenti dei gestori dell’ex Ilva sia valida solo fino a quella data. 
Il 6 agosto un decreto per le crisi aziendali che avrebbe previsto la tutela ha ottenuto il via libera del Consiglio dei ministri con la formula “salvo intese”. Due giorni dopo, pero si è aperta la crisi di governo. Siccome c’è la formula “salvo intese” il decreto non è stato ancora pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. 
Per salvare l’acciaieria di Taranto e tutelare 10mila dipendenti, più l’indotto, occorre un governo che dia il via libera definitivo al provvedimento entro il 6. Ma sul caso dell’Ilva pentastellati e Dem hanno visioni nettamente opposte. Quando D Maio si recò a Taranto con cinque ministri grillini (Lezzi, Grillo, Costa, Bonisoli e Trenta) disse chiaramente che la città pugliese può fare a meno dell’Ilva. 
La decisione di prevedere nel decreto crescita la cancellazione dell’immunità penale per i vertici di ArcelorMittal per eventuali reati ambientali legati alla riconversione rivela la linea pentastellata. Sul fronte opposto il Pd. L’immunità è stata introdotta con il governo Renzi e i Dem in Parlamento si sono adoperati per reintrodurla in forma piena, con emendamenti al decreto crescita che alla fine non sono passati. Il Pd ha accusato Di Maio di essere irresponsabile. Ora che i due partiti stanno per insediarsi a Palazzo Chigi avranno questa patata bollente da affrontare. E l’intesa va raggiunta in tempi brevi. 
Un altro dossier è il salvataggio di Alitalia e anche qui le divergenze non mancano.  
Un altro dossier industriale altrettanto complicato e urgente, sul quale le due future forze di maggioranza hanno posizioni divergenti, a cominciare dalla posizione nei confronti dei Benetton. 
Dopo la tragedia del Ponte di Genova, i 5 Stelle hanno chiesto la revoca della concessione ad Autostrade. Il Pd difficilmente potrebbe sposare questa linea. Non solo: per Di Maio Fs e Mef, dovrebbero avere la maggioranza nel capitale della nuova compagnia. Ma i Dem non sono convinti perché si profilerebbe una sorta di nazionalizzazione della compagnia.  
Distanze siderali anche sulle Grandi opere e il futuro della Tav e della Gronda. Sull’Alta Velocità Torino - Lione, il premier Conte è riuscito ad aprire una breccia nel Movimento dando il sì all’operazione. Ma ora bisognerà capire se una mediazione potrà essere trovata sul tema delle infrastrutture che sono necessarie al Paese. Il ministro grillino Danilo Toninelli si è espresso contro la Gronda di Genova, un’opera da 4,75 miliardi, mentre il Dem Roberto Morassut, ha ribadito che «il Pd vuole un Paese che cresca e in cui le opere necessarie alla crescita si facciano. La Gronda è una di queste opere e secondo noi va fatta». Tutto questo accadeva nel governo Conte1. Bisogna vedere fino a che punto i due gruppi politici sono disposti a fare un passo indietro e a rinnegare le precedenti posizioni. È una pagina tutta da scrivere e che riserva molti risvolti incandescenti.

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