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Dalla rivoluzione di Duchamp alle follie di Jeff Koons: la supremazia dell'idea nell'arte contemporanea

Nel suo ultimo libro la giornalista e critica d’arte Alessandra Redaelli illustra le correnti, gli artisti e le opere che bisogna assolutamente conoscere


28/05/2018

di Tancredi Re


Alessandra Redaelli è giornalista, critico e curatore di eventi di arte contemporanea. Nata a Milano, collabora da diversi anni con i mensili Arte e Antiquariato. Inoltre cura mostre in gallerie private e in spazi pubblici in Italia e all’estero. Così come si è occupata di manifestazioni fieristiche dedicate all’arte ed è stata anche membro della giuria in diversi contest di arte contemporanea. Dopo Keep calm e impara a capire l’arte, I segreti dell’arte moderna e contemporanea e il romanzo in e-book Arte, amore e altri guai ha dato alle stampe 10 cose da sapere sull’arte contemporanea (Newton Compton Editori, pagg. 320, euro 10,00). E appunto sul suo ultimo lavoro le abbiamo alcune domande.

Com’è nato questo libro? 
È nato da un’idea di Raffaello Avanzini, AD della Newton Compton. Abbiamo cominciato a parlarne poco più di un anno fa. Stavamo chiacchierando amabilmente del romanzo Arte, amore e altri guai - che sarebbe uscito da lì a poco - e a lui venne in mente di completare la serie dei saggi con un lavoro che facesse il sunto dell’ultimo secolo d’arte. Quello in assoluto più complesso, cominciato nel 1917 con la scandalosa Fontana realizzata da Marcel Duchamp (uno fra i più importanti e influenti artisti del XX secolo - ndr) prendendo un orinatoio, rovesciandolo, rinominandolo (Fontana, appunto) e mettendogli una firma posticcia: R. Mutt. Da quel momento, l’arte ha subìto un terremoto: le coordinate attraverso le quali valutare un’opera non sarebbero più state la bellezza e l’abilità tecnica, ma, piuttosto, l’idea, il concetto. Da allora la personalità dell’artista sarebbe diventata centrale, fino talvolta all’idolatria.

Qual è l’obiettivo di questa pubblicazione e a chi si rivolge? 
L’obiettivo - ambizioso - di questo libro è mettere un po’ di ordine in un secolo aperto da un orinatoio, segnato da due guerre mondiali, portatore della più sbalorditiva evoluzione tecnologica mai vista prima. Un secolo in cui l’arte ha visto le più alte vette del concettuale (dagli Achrome di Piero Manzoni alla Land Art) e poi ha virato verso una creatività grandiosa, edonista, esibizionista, spendacciona. Basti pensare alle sculture luccicanti di Jeff Koons (al suo Balloon Dog battuto all’asta nel 2013 per 58,4 milioni di dollari) o alle imprese hollywoodiane di Damien Hirst (artista britannico capofila del gruppo conosciuto come YBAs – ndr) come la grandiosa mostra Treasures from the wreck of the Unbelievable, che l’anno scorso a Venezia ha riscosso molto successo. Si rivolge sia ad un pubblico di curiosi, magari poco abituati a masticare arte (e quindi più propensi a domandarsi come mai uno dei novanta barattoli di latta con scritto Merda d’artista realizzati da Piero Manzoni nel 1961 possa essere stato venduto per 275mila euro), che a un pubblico più avvezzo all’arte contemporanea. Penso a quelli che non perdono una Biennale d’arte a Venezia (una tra le più antiche e prestigiose rassegne internazionali d’arte contemporanea al mondo - ndr) e che si sono già precipitati a vedere la nuova torre della Fondazione Prada, a Milano, con i funghi rotanti di Carsten Höller e i tulipani giganti di Jeff Koons. Per loro il libro è una sfida a guardare le cose da un nuovo punto di vista.

Eccetto gli storici di settore, i mercati e gli esperti, non conosciamo bene l’arte, pur essendo l’Italia il Paese che ha in assoluto il patrimonio artistico e culturale più vasto e ricco del mondo. Cosa dobbiamo assolutamente sapere sull’arte contemporanea? 
In realtà il pubblico non è del tutto digiuno di arte; ma, proprio come dice lei, in Italia l’arte è ovunque: basta entrare a ripararsi dalla pioggia in una chiesa di campagna per scoprire (magari abbandonato, con un’illuminazione carente) un affresco di un allievo di Caravaggio o qualche chicca del nostro grandissimo Rinascimento. Noi siamo imbevuti di arte da quando nasciamo, ma ci mancano le coordinate per leggere questa nuova arte complessa, imperscrutabile, nata con le avanguardie, che a volte consiste in un girotondo di pietre (Richard Long) o in un palo conficcato nel terreno che nemmeno possiamo vedere (Walter De Maria). Quello che dobbiamo sapere è che l’arte ha vissuto, come tutto il resto, una gigantesca trasformazione, e dobbiamo cominciare a guardarla con occhi nuovi. Perché l’arte contemporanea (anche se per me ha compiuto cento anni) è una cosa nuova. Questo libro si propone come uno strumento in questo senso, offrendo un percorso emotivo, per temi, per affinità elettive. Ho voluto dunque dividere gli artisti più importanti di questi cento anni in dieci contenitori che ne enfatizzassero la filosofia, il modo di approcciarsi alla realtà e di rileggerla per noi. Per questo ho parlato di artisti Sovversivi e di Radical chic, di Cannibali e di Luxury brand, di Nuovi classici e di artiste che corrono coi lupi.

Ci sono luoghi comuni nel mondo dell’arte che dobbiamo sfatare? 
Sì. Prima di tutto bisogna sfatare il luogo comune che vede il mercato dell’arte come il diavolo. E’ fuori di dubbio che nell’attuale sistema dell’arte ci siano diverse zone d’ombra. Ma se un artista è valutato milioni di dollari non è necessariamente un bidone. Anzi, spesso non lo è per niente. Sono altri i criteri. Poi bisogna sfatare il luogo comune secondo il quale l’arte contemporanea sia incomprensibile. Anche per leggere tutte le stratificazioni simboliche del Giudizio Universale di Michelangelo è necessario possedere una cultura o comunque avere qualcuno che ci dia tutte le dritte necessarie. Ma il Giudizio Universale ci rassicura perché ci sono delle figure, delle persone, una narrazione. Ecco, passiamo oltre e avviciniamoci anche agli alberi di Giuseppe Penone (è un artista e scultore italiano, esponente della corrente dell’arte povera, vive e lavora a Torino – ndr) e al letto sfatto di Tracey Emin (è un’artista contemporanea inglese nota per le sue opere autobiografiche e confessionali: lavora con diversi medium tra cui il disegno, la pittura, la scultura, la video-arte, l’installazione e la fotografia – ndr) con lo spirito aperto, lasciamoci emozionare, sentiamo se ci toccano dentro. Poi, con calma, ascolteremo la spiegazione. Io sono riuscita a commuovermi davanti alle mosche morte di Damien Hirst: mi è sembrato il memento mori più crudo ed efficace per raccontare la nostra epoca. Lasciamoci commuovere. Lasciamoci prendere per mano. Questo ho cercato di comunicare nei miei due saggi precedenti e, ancora di più, in questo.

Che cosa ci dà di nuovo questo tuo manuale rispetto ai due che lo hanno preceduto? 
10 cose da sapere sull’arte contemporanea ha un respiro più ampio, è più discorsivo, qui il testo si fa narrazione, spazia con una libertà che gli altri due volumi non potevano avere per la loro struttura. Sia Keep Calm e impara a capire l’arte (dedicato a tutte le opere più strane e apparentemente incomprensibili del contemporaneo) che I segreti dell’arte moderna e contemporanea (dedicato invece ai capolavori e con un punto di partenza più arretrato, e cioè il 1963, data dell’Olympia di Eduard Manet (artista francese considerato il maggiore interprete della pittura pre-impressionista - ndr) erano stati concepiti per brevi capitoletti, ognuno dedicato a una precisa opera. Questo rendeva possibile anche una lettura disinvolta, partendo da metà o dalla fine, ma per certi versi bloccava la narrazione. Qui, invece, all’interno dei dieci capitoli la storia si sviluppa in un percorso concatenato. Inoltre la ricerca delle affinità elettive mi ha dato la possibilità di trattare anche gli artisti dell’oggi, quelli che stanno adesso sulle barricate dell’arte. Che sono poi, alla fine, quelli con cui ho la gioia di lavorare come curatrice.

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